Sultana Sigrano è una donna stupenda e fortunata. Elegante, di nascita nobile, bella e fiera. Ha sposato un avvocato di successo e vive, a Torino, una vita tranquilla, fatta di agi e protezione.
È il ritratto della moglie e della madre perfetta. Onesta, pudica, di integerrima moralità.
Questo, almeno, è il riflesso che la giovane mostra a chiunque la guardi. Peccato, però, che alla grazia esteriore non corrisponda una eguale “limpidezza” interiore.
Sultana ha un cuore nero, un’anima malvagia e traditrice, senza scrupoli, disposta a tutto pur di ottenere ciò che vuole.
Neppure la sfiora il pensiero del marito e dei figli mentre intreccia relazioni extraconiugali in cui appare come una dominatrice, una “sultana” dedita al piacere e all’inganno.
Non ama nessuno oltre se stessa e tutto ciò che fa è fingere, recitare una parte che lei stessa si è costruita e che, dall’esterno, è invisibile, completamente fusa con la sua vera indole.
Non vi è uomo che possa resisterle, che sia in grado di dire no a quel volto angelico dietro cui si cela un demonio.
Sultana è inattaccabile, il suo regno di perfidia sembra indistruttibile finché uno dei suoi amanti, l’autista Alceste travolto dalla passione ma non del tutto accecato dall’amore, riesce a metterla con le spalle al muro, firmando, inconsapevolmente, la sua condanna a morte.
Questa è la trama del romanzo “Peccatrice moderna” (Yume Book), un “noir sentimentale” di una delle autrici più famose d’Italia, Carolina Invernizio (1851-1916).
In questo storia sapientemente intrecciata la passione, la voluttà, l’amore e la morte danzano insieme, creando una eccellente coreografia di parole, di scene, di emozioni in un crescendo di tensione e di curiosità per la sorte della protagonista, Sultana Sigrano.