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martedì 7 aprile 2015

Intervista a Serena Fiandro

Un'intervista molto interessante quella di oggi. Oserei dire, per certi versi, illuminante.
 
Il blog ha il piacere di ospitare Serena Fiandro, scrittrice, poliedrica artista e curatrice della casa editrice I Doni delle Muse. Una realtà editoriale originale, eclettica con la quale ho avuto modo di pubblicare un racconto, contenuto nell'antologia "Fate. Storie di terra, acqua, fuoco e vento", osservando la serietà nel lavoro e la grande forza di volontà che accompagna l'amore per la creatività.
 
Buona lettura!

 
1) Parlaci un po’ di te. Da cosa ha avuto origine la passione per il canto, la musica, la scrittura e i miti? Cosa ti piace scrivere?
 
Innanzi tutto, grazie per l'ospitalità. La curiosità e l'interesse nei confronti di tutto ciò che riguarda il mondo dell'arte e della scrittura sono nati durante l'infanzia. Posso dirti che ho voluto imparare a cantare e suonare non appena ho scoperto l'esistenza della musica e negli stessi anni ho fatto i miei primi spettacoli teatrali, anche se poi il mio percorso artistico è stato piuttosto travagliato prima di scegliere in via definitiva lo studio e la pratica delle arti performative antiche. Per quello che riguarda la scrittura, ho iniziato a inventare storie prima ancora di imparare a leggere, anche se la decisione di fare della scrittura un lavoro è venuta intorno ai trent'anni, con il presentarsi di condizioni adeguate, costruite in molti anni di lavoro. Per quello che riguarda la narrativa, amo soprattutto il genere fantastico e la mia scrittura presenta influenze derivanti dalle mitologie indoeuropee, dalla storia antica, dalla letteratura medievale e dalla filosofia. Ho anche curato numerosi adattamenti di classici della letteratura, della mitologia e dell'epica, con la finalità di rendere tali testi più accessibili al pubblico.
 
 
2) Come è nata l’associazione culturale “I Doni delle Muse”? Qual è la vostra linea editoriale e come nasce?
 
L'associazione culturale è nata, in via informale, circa dieci anni fa per volontà di alcuni artisti e appassionati di filologia musicale e teatrale. Nel corso del tempo, il campo di interessi si è espanso anche nella direzione della letteratura, con particolare interesse nei confronti del periodo tra l'Antichità e il Rinascimento. Nel 2013 abbiamo deciso di costituirci in via ufficiale, affiancando all'attività divulgativa e alla produzione di spettacoli la pubblicazione di alcuni libri. Gli argomenti dei nostri libri sono strettamente connessi alle attività dell'associazione. Pubblichiamo romanzi storici, con particolare cura nei confronti dell'aspetto filologico, adattamenti divulgativi di classici della letteratura, libri di enogastronomia antica e romanzi fantasy in cui l'aspetto mitologico, storico e tradizionale rappresenta l'elemento predominante.
 
 
3) Cosa vuol dire essere curatrice di una casa editrice e pubblicare dei libri oggi, in questo particolare momento storico?
 
Sono due discorsi molto diversi. Mentirei se ti dicessi che essere curatrice è un lavoro
semplice: ormai si è fatto sempre più difficile e delicato in relazione al fatto che negli ultimi anni pubblicare è diventato, all'improvviso qualcosa alla portata di tutti. Il lavoro di cura del testo è stato messo in secondo piano rispetto alla velocità e all'approccio usa e getta nei confronti della pubblicazione. Il proliferare della cosiddetta vanity press e del selfpublishing, intesi come soddisfazione immediata della volontà di divulgare il proprio lavoro senza la minima preoccupazione nei confronti del fruitore finale, ha portato a una notevole confusione dei reciproci ruoli tra editore, curatore e autore nonché a un'idea consumistica e non artistica di cosa voglia dire pubblicare. Da questo, il rifiuto dell'editing, la mancata consapevolezza del ruolo pubblico dell'autore, l'idea dell'editore come mero erogatore di servizi da sfruttare e poi liquidare una volta che il testo è stato messo in commercio. Per quello che riguarda pubblicare libri in questo periodo, una difficoltà è sicuramente rappresentata dalla crisi economica. Lungi dal significare soltanto diminuzione del potere d'acquisto, questa ha portato con sé un devastante impoverimento culturale. Tutto ciò che ruota intorno all'arricchimento spirituale dell'individuo è stato relegato all'ultimo posto, attraverso un azzeramento dell'offerta culturale da parte degli enti istituzionali. Beni desiderabili e necessari sono divenuti solo beni di altra natura, di fruizione meramente materiale. La crisi non ha portato a una valorizzazione diversa del denaro: la gente spende ugualmente, troppo, ma solo per ciò che ritiene desiderabile e questo non include i libri. Tuttavia, proprio perché le condizioni sono così difficili, ritengo che ci sia ancora maggiore bisogno di libri e di proposte culturalmente valide. Da questo nasce la nostra incessante attività divulgativa, grazie alla quale stiamo ottenendo riscontri importanti.
 
 
4) Come selezionate i vostri autori?
 
Ci sono due modalità differenti: l'invio spontaneo (per i romanzi) e l'assegnazione di lavori editoriali previo invio di curriculum (per i classici e la saggistica enogastronomica). Per questa seconda attività la selezione si basa sulle competenze linguistiche, storiche e letterarie oltre che su eventuali altre pubblicazioni. Se parliamo degli invii spontanei, i manoscritti devono essere ottimi e tenerci incollati dall'inizio alla fine. Non pubblichiamo romanzi che ci soddisfano a metà. Le prime cose che guardiamo sono la nota biografica e la lettera di presentazione. Attraverso la lettera di presentazione, in particolare, comprendiamo la cura che è stata messa nella stesura dell'opera, la consapevolezza dell'autore circa il proprio lavoro e, soprattutto, la capacità dell'autore di raccontare il proprio lavoro a uno sconosciuto. Quest'ultimo punto è fondamentale perché gli eventi e le presentazioni rappresentano il cuore del nostro lavoro editoriale, ed è un requisito imprescindibile per noi che l'autore sappia parlare e presentarsi in pubblico. In generale preferiamo autori con una certa esperienza editoriale alle spalle: laddove questa non dovesse essere presente, l'autore deve comunque colpirci per qualche ragione. Imprescindibili sono inoltre l'accettazione di un serio lavoro di editing, la fiducia nei confronti del progetto editoriale e la condivisione dei nostri scopi divulgativi.
 
 
5) So che tu sei una ragazza molto attiva, curiosa e poliedrica. Quali sono le tue “fonti” principali, quelle con cui alimenti la tua creatività?
 

Credo che il principale vantaggio di sperimentare varie forme artistiche sia il fatto che queste tendono ad alimentarsi a vicenda, creando intersezioni e ispirazioni reciproche inaspettate. In realtà vedo che la differenza principale tra chi è creativo e chi non lo è consiste negli occhi con cui si osservano le cose. Per uno scrittore, ogni minima cosa può entrare a fare parte di una storia, così come per il musicista tutto confluisce nel suo lavoro. Basta guardare il mondo con attenzione.
 
 
6) Sei anche una scrittrice. Cos’è per te la scrittura e quando hai sentito, per la prima volta, l’istinto di esprimerti anche attraverso questa forma artistica?
 
Il passaggio dall'immaginazione alla scrittura è stato immediato. Dopo avere letto le fiabe e i testi mitologici, sono sempre rimasta insoddisfatta dalle storie narrate dagli altri, così ho pensato di inventarne di mie. Ho scritto la mia prima storia a sei anni, poi non ho più smesso.
 
 
7) Puoi fare un bilancio sulla tua attività di autrice e curatrice editoriale?
 
Sono due attività molto distanti l'una dall'altra, come possono esserlo il lavoro dell'attore e quello del regista. Diciamo che sono due punti di vista radicalmente differenti su attività simili. Devo però dire che lavorare a lungo e in modo minuzioso sui testi degli altri mi ha reso molto più facile essere obiettiva nel lavoro di riscrittura e revisione dei miei lavori. In generale, posso dirmi soddisfatta di entrambe le attività.
 
 
8) Cosa pensi delle “mode” letterarie? Credi che da queste possa nascere qualcosa di innovativo dal punto di vista letterario, oppure che siano solo “nuvole” destinate a passare?
 
No, non credo nell'innovazione fatta attraverso le mode. Alla fine, quello che resta ai lettori è
sempre ciò che trascende la tendenza del momento, valido ora come tra vent'anni.
 
 
9) Fino a che punto, secondo te, uno scrittore può osare nella narrazione di una storia e nell’elaborazione stilistica? Quanto conta, nella scrittura e nell’arte in generale la ribellione agli schemi e l’originalità? C’è un limite oltre il quale l’arte che nasce per distinguersi finisce per essere risucchiata, quasi paradossalmente, in una spirale di banalità?
 
Non credo troppo neppure nella sperimentazione narrativa e stilistica, perché spesso diviene esercizio fine a se stesso che perde di vista l'obiettivo finale: non dimostrare la propria bravura attraverso virtuosismi e innovazione, ma trovare un linguaggio comune con il lettore. Ritengo che il fallimento comunicativo sia una delle ragioni per cui la gente tende a leggere poco. È banale tutto ciò che risulta arido, erudizione ostentata e, in fondo, profonda povertà di contenuto. Perché il contenuto realmente importante non ha bisogno di eccessi, si nutre di parole semplici e precise.
 
 
10) Ci sono dei consigli che vorresti dare agli aspiranti scrittori?
 
Ai miei allievi dico sempre che scrivere bene è più facile e divertente di scrivere male. Ma la facilità e l'immediatezza sono conquiste che richiedono anni e anni di apprendistato. La fretta di finire, la fretta di pubblicare, l'ansia di compiacere gli altri sono pessime vie. Prendetevi tempo e non abbiate fretta di mandare il vostro libro in stampa.

 
Per saperne di più
 

sabato 29 marzo 2014

Anteprima: antologia “Sangue di Drago”

L’associazione culturale “I Doni delle Muse” ci invita a scoprire un universo magico, leggendario, di cui sono signori i draghi, da sempre simboli di distruzione o, al contrario, di prosperità a seconda della cultura che li rende protagonisti di storie senza tempo.

Il 31 marzo, infatti, verrà pubblicata l’antologia “Sangue di Drago”, che conterrà i racconti di diciannove tra autori e autrici affermati nel genere storico e fantastico. 

I draghi, creature affascinanti, amate e temute, stanno per rivivere nella nostra fantasia, grazie al genio di scrittori che hanno saputo ridestarli, viaggiando attraverso le nebbie di un passato lontano. 

 Il Libro 

Titolo: Sangue di Drago 

Autore: AA.VV. 

Editore: I Doni Delle Muse 

Pagine: 226 

Formato: cartaceo 

Prezzo: 12 euro 

Data di Pubblicazione: 31 marzo 2014 




Sinossi

Molte cose si narrano dei Draghi. I poeti cantano di come si siano formati tra le onde del mare infinito o nelle viscere roventi della terra, altri celebrano i loro occhi venefici, i loro cuori che recano potere e immortalità. Ma questo non è tutto. Tra l'oscurità dei tempi passati e la disillusione di mondi dove la magia non è altro che un lontano ricordo, si sviluppano le trame dei diciannove racconti di questa raccolta, selezionati tra le migliori voci del fantasy italiano, per restituirci nella sua complessità la figura di una delle creature fantastiche più amate di tutti i tempi.


I Racconti

"Il drago bianco" di Daniele Picciuti 

"Il canto delle balene-drago" di Alessandro Renna 

"Magia d'amore" di Fabiana Redivo 

"Calinen il cacciatore" di Guido Colombo 

"Rovesciato" di Marco Migliori 

"L'ultima luna dell'inverno" di Dario de Judicibus 

"Il drago della piana di Ares" di Lavinia Scolari 

"Ormserkr" di Marco Albé 

 "Drianna e il drago" di Alexia Bianchini 

"Senza macchia e senza paura" di Viviana Tenga 

"Io e il cavaliere" di Marco Bertoli 

"Un peccato antico" di Angelo Ficino 

"Tempo di guerra" di Alberto De Stefano 

"Il patto" di Elvio Ravasio 

"Scuola di cucina" di Marco Gavio de Rubeis 

"Come nasce una leggenda" di Alessandro Fusco

 "Codarda" di Anna Gili 

"Tutto così ebbe fine e tutto così ebbe inizio" di Angelo Berti 

 "L'ultimo dragoluce" di Demetrio Battaglia 


Per saperne di più

La pagina dedicata all'antologia sul sito dell’Associazione culturale e casa editrice “I Doni delle Muse”

domenica 30 giugno 2013

Novità

Buona domenica :-) 
Ho il piacere di condividere con voi le novità riguardanti la pubblicazione delle prime antologie e dei racconti che mi vedono in veste di autrice

Sono storie di "ambientazione arabo-islamica" e in una di queste c'è anche una figura femminile determinata, benché travolta da eventi più grandi di lei.  

Di seguito vi segnalo tutti i link che riguardano questi racconti (tutti sul mio blog "La Mano di Fatima") e la mia pagina fb nata da poco, che ha bisogno di tutti voi per crescere. 

Spero che le mie storie vi piacciano e grazie per il vostro fondamentale sostegno.









I racconti sono in formato ebook, disponibili su tutti gli store online, ma l'antologia "50 Sfumature di Sci-Fi" è disponibile anche in cartaceo per "Edizioni GDS".

venerdì 8 marzo 2013

Il giorno del mio matrimonio

8 marzo: un giorno di riflessione che, per me, passa attraverso questo racconto sui diritti negati alle donne.

Il giorno del mio matrimonio 

Le donne si affrettano intorno a me. Manca cosi poco, ormai. E’ il mio giorno, il più bello di tutta la vita, o almeno cosi mi hanno detto. Eppure, nonostante la musica assordante ed i balli che proseguono da ieri sera, non ho voglia di correre, né di danzare né di giocare. 
Aspetto da anni questo momento, in bilico tra il timore e la curiosità. 
Le donne della mia famiglia mi hanno raccontato per anni di una grande festa in mio onore, di un vestito da principessa e dolci tutti per me. 
“Il giorno del tuo matrimonio è già scritto” mi hanno ripetuto fino alla noia. 
“Sei promessa, il tuo sposo già ti attende” hanno sussurrato accarezzandomi. 
Non ho mai pensato a lui e, per dirla tutta, non saprei nemmeno a chi pensare, poiché non ho mai visto il suo volto. 
Fino a due mesi fa la sua vaga presenza mi camminava accanto, leggera ed impalpabile, quasi senza che me ne accorgessi. 
Poi, un giorno, mio padre è venuto a ricordarmi la promessa: “Hai l’età giusta”, mi ha detto, “l’attesa del tuo sposo è finita”. 
Da allora la mia adolescenza è volata via insieme ai giorni che mi separavano dall’inizio della mia nuova vita. Quando i tamburi hanno iniziato a suonare, nel silenzio della notte, solo in quell’istante ho compreso davvero che il passato non sarebbe tornato e che per me non ci sarebbe stata possibilità di scelta. 
Le donne sono entrate nella mia camera stamattina presto, radiose nelle loro vesti dai colori sgargianti, portando il mio abito nuziale ed il necessario per truccarmi ed acconciarmi i capelli. Le loro cavigliere tintinnanti sono l’unico suono familiare in questo caos di voci, rumori e musica. 
Mi guardo le mani tinte dall’henné, seguendo con lo sguardo le linee sinuose che ne compongono gli arabeschi. La mia vita non è poi tanto diversa da questi disegni astratti, inconsapevolmente intrecciati per sempre, senza averlo scelto, senza avere il potere di cambiare le cose. 
Una delle donne mi copre il capo con un velo di seta. Il cuore batte più forte nel mio petto. 
Le parenti fuori dalla casa trillano per richiamare la mia attenzione, gli uomini battono più velocemente sui tamburi. Il destino mi chiama. 
Mani si legano alle mie, spingendomi delicatamente fuori. L’ultimo sole dell’adolescenza mi abbaglia.
La sua attesa è finita, il mio tempo spensierato è scaduto. 

Francesca Rossi

domenica 27 gennaio 2013

Per non dimenticare

“…Considerate se questa è una donna Senza capelli e senza nome Senza più forza di ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d’inverno…” 
Se Questo è un Uomo – Primo Levi 

Immagine tratta dal sito Testimonianze dai lager.rai.it


Per non dimenticare gli uomini e le donne che morirono in nome della follia.

Per non dimenticare che dal 1939 al 1945 nel lager femminile di Ravensbruck vennero deportate circa centomila donne, non solo ebree.

Per non dimenticare le donne costrette a sopravvivere e a lavorare in condizioni disumane ad Auschwitz, Bergen Belsen, Ravensbruck ed in tutti i campi di concentramento e di sterminio. 

Per non dimenticare le madri, le figlie, le bambine e le ragazze costrette a sopportare ogni genere di tortura, di sevizia e di umiliazione, fisica e psicologica. 

Per non dimenticare quelle donne che non ce l’hanno fatta e non sono più tornate indietro.

Per ricordare coloro che si sono salvati nonostante l’orrore. 

Per ricordare le donne coraggiose, ma anche quelle che non lo furono, quelle che combatterono, ma anche quelle che non poterono farlo

Per ricordare la determinazione nella paura e la paura nella determinazione.

Per maledire e benedire l’umanità nei suoi infiniti errori e nel suo infinito eroismo.

Per ricordare e non dimenticare mai quel che è stato e non dovrà più essere

Francesca Rossi

venerdì 21 dicembre 2012

Piccole Avventure di una Pallina di Natale

Con questo post il blog Divine Ribelli vi augurà Buone Feste e vi annuncia che riprenderà l'attività, con novità ed interessanti post, subito dopo l'Epifania.
Per voi un tenero racconto che scrissi un anno fa. Spero vi piaccia :-) BUON NATALE E FELICE 2013!!!

Piccole avventure di una pallina di Natale

Forse oggi è il gran giorno: sento dei passi familiari che si avvicinano alla nostra scatola … Sarà davvero cosi? Siamo tutte in trepidante attesa … I passi si avvicinano … Si qualcuno ci solleva! Ma non cosi forte! Aiuto ROTOLO! Ecco, lo sapevo sono andata ad urtare quell’antipatica pallina rosa e presuntuosa. Solo perché è di vetro crede di essere più bella di noi, semplici palline di plastica. Ma chi è che ha sollevato questa scatola? Ci sta sballottando di qua e di là … Mi gira la testa!! E tu, odiosa pallina di vetro che hai da guardarmi furibonda attraverso le tue insipide decorazioni dorate applicate? Sei troppo appariscente e grande. Sei grassa. E comunque non ti ho urtato di proposito, non vedi che traballiamo tutte neanche fossimo in alto mare? Questo terremoto non finisce mai? Amiche mie aggrappiamoci con i gancetti ai festoni! Perfida pallina di vetro, vicino a me dovevi metterti? Un momento: forse ci stanno posando a terra. Prepariamoci a planare sul tappeto morbido … AHI! Che tonfo! Non era il tappeto, erano i mattoni! State tutte bene palline e decorazioni? Mi fa piacere sentire di nuovo il vostro allegro vociare. Quando apriranno la scatola? Pallina di vetro sei perfida! Mi hai urtato di proposito! Stai attenta, potresti romperti. Anzi, ci penso io a ridurti in mille pezzi! Mi sposto verso di te in tutta la mia rotondità, non hai scampo! … Ecco che aprono la scatola! Pallina stupida la mia vendetta è solo rimandata. 

Evviva ci tirano fuori! Natale è arrivato! Che bello essere di nuovo tutte qui insieme e vedere ancora i pezzi del presepe e la casa. Quanto tempo! Un anno è lungo, soprattutto quando bisogna stare zitte e buone dentro una scatola marrone anonima in fondo ad una grande cantina scura. Passiamo il nostro tempo in un magico letargo, sognando il prossimo Natale, ma talvolta ci risvegliamo per chiedere alla scatola in che momento dell’anno siamo. La scatola è il nostro tramite con il mondo esterno. E’ lei a girare la nostra domanda alla finestra della cantina, che puntualmente risponde, grazie ai suoi occhi sul mondo là fuori. Quando inizia l’autunno cominciamo ad entrare in agitazione e dormire diventa impossibile. Ora siamo di nuovo al nostro posto, sull’albero e guardiamo il grande salone della casa. Non è cambiato nulla. In realtà sono le persone che ci appendono ai rami ad essere leggermente cambiate: la mamma ha un nuovo taglio di capelli, il papà è un po’ più vecchio dello scorso anno, la figlia è ormai una giovane e bella ragazza. Devo chiedere ai soprammobili vicino a me; sicuramente loro potranno aggiornarmi su tutte le notizie e i fatti accaduti in questi lunghi mesi. Cosa mi dicono? Il figlio maschio ha avuto una bimba! Meraviglioso! Allora vedremo presto la nuova arrivata! 

Dove è stata messa quella prepotente pallina di vetro? Ah, eccola lì, al centro dell’albero, posizione privilegiata. Come al solito. E pensare che lei è tra noi da solo un anno, mentre qui ci sono palline che hanno anche dieci anni, se non di più. Ne hanno, loro, di storie da raccontare. Per fortuna ora ognuna di noi ha il suo posto. La casa è tutta decorata con presepi in miniatura e ghirlande. Chi vedo laggiù? Oh no! Il gatto bianco! Quest’anno, poi, è più grasso del solito! Via gattaccio stai lontano da qui! Amiche mie, tranquille e tenetevi ben salde ai rami. Ecco quel nasone umido che si avvicina! No, ti prego non metterlo sulla mia faccia! Ah che schifo! Meno male, si sta allontanando. Gatto? Che fai? Dove vai? No, sotto l’albero no, ti prego, non scuoterlo! AIUTO! Ma dove sono i padroni di casa? Fermo palla di pelo, ci farai cadere tutte! In un attimo vedo il puntale blu precipitare dall’estremità dell’albero e cadere rovinosamente sul presepe. Puntale sei ferito? Sembra di no, ma il gatto vuole giocare con lui. Oh povero puntale! Lo sta facendo rotolare per terra. Finalmente è arrivata la mamma! Rimprovera quel gattaccio e che non torni mai più!

La famiglia ora è riunita nel salone. Stanno apparecchiando la tavola per il cenone. Che bei momenti. Il papà, intanto, sta sistemando i regali sotto di noi. Le scatole colorate ci mostrano i loro sorrisi smaglianti. Sanno di contenere i regali desiderati. Suonano alla porta. E’ il figlio con sua moglie e la sua bambina. Tutta la famiglia è intorno alla piccola. La chiamano Eliana. Che nome dolce … Lei, però, non li guarda, perché ha già visto tutti noi. Forza presepe! Forza palline! Scintillate tutti! Lucette illuminateci come non avete mai fatto. Puntale stai un po’ più dritto. Capisco che dopo l’attentato del gatto tu sia un po’ disorientato, ma questo è il nostro momento! Eliana si avvicina. E’ in braccio a sua madre, tutta vestita di rosa, le braccine tese verso di noi. Che gioia! Vuole acchiapparci. La mamma le fa appena sfiorare la perfida pallina di vetro e mi pare di vedere anche sul volto solitamente senza espressione di quella brutta decorazione rosa, una espressione di tenerezza. Ma allora anche questa cattivona ha un cuore dentro a quella mostruosa rotondità dipinta! Eliana sfiora me ora! Che manine piccole e delicate! La piccola non vorrebbe venir via di qua, ma i nonni la chiamano. E’ ora di cena. Più tardi la vedrò scartare i suoi primi regali. Che emozione! Questa è la magia del Natale: lo sguardo innocente di un bambino e, perché no, la bellezza di noi decorazioni, anche quelle più appariscenti, che hanno ancora tanto da imparare da noi, sobrie decorazioni di plastica. E’ per questo che esistiamo: dar gioia agli occhi e colorare l’atmosfera della gioia del Natale. Francesca Rossi 

Racconto apparso per la prima volta nella raccolta Diario D'Inverno del blog Diario di Pensieri Persi.

domenica 25 novembre 2012

Una Nuova Vita

Un racconto che scrissi alcuni mesi fa, dopo aver ascoltato una delle innumerevoli e tristi storie di violenza. 

Tutto iniziò come un sogno. Troppo bello per essere vero. Avevo addirittura paura di viverlo, perché temevo potesse consumarsi e usurarsi attraverso i giorni e le notti. Per me era una rinascita, così intuii troppo tardi che poteva essere la mia fine. Quando lo vidi per la prima volta pensai di trovarmi di fronte ad un dio greco: bello, perfetto, colmo della vitalità che anche io avevo e di una dirompente sensualità che mai avevo conosciuto. Tra noi ci fu il classico “colpo di fulmine”. La mia vita, a quel punto, poteva dividersi in un prima e un dopo di lui. Non c’era altro intorno a noi, che riempivamo lo spazio ed il tempo che ci circondavano. Davvero ero certa che non sarebbe mai finita. Mi cullai per mesi in una dolce illusione, senza rendermi conto che mi stava trascinando sempre più in basso. Quella sottile gelosia che mi faceva sorridere e mi lusingava divenne angoscia e terrore. Non mi resi conto del fatto che la dolcezza era diventata ossessiva, le domande pressanti e la gentilezza un modo per evitare scontri. Non mi accorsi di avere una catena di finto amore stretta intorno ai polsi e alla gola. Alle volte avevo la sensazione di non riuscire più a respirare. Come se il corpo non ne fosse più capace, o si fosse arreso agli eventi. 

Dall’esterno la prigione dorata non era visibile: giorno dopo giorno sentivo su di me gli sguardi invidiosi della gente, i sorrisi maliziosi di chi credeva fossi una privilegiata. Che fortuna! Che affare! Un colpo del genere non capita a tutte. Come si poteva rifiutare? Dovevo essere grata a Dio, o a chi per lui, per tutta questa generosità. Ma una parte di colpa ce l’ho anche io: non dissi mai niente, non feci mai capire gli stati d’animo altalenanti del mio essere. Perché? Perché nessuno mi avrebbe creduto. L’Uomo Perfetto aveva anche la superba qualità di essere potente. E, si sa, quando il rispetto non può essere meritato può sempre essere preteso con la forza. Questo, almeno, è ciò che molti credono. Ma non io. Fu cosi che l’amore si trasformò in odio. In verità devo ammettere che non svelai mai il mio segreto ad anima viva, anche perché non riuscivo ad accettare che il mio sogno si fosse infranto e che mi fossi dovuta risvegliare bruscamente nella più tetra realtà. Non poteva essere vero, non poteva essere successo proprio a me e, per questo, cercai di tirare avanti. Far finta di niente, però, può fare davvero male. E’ tradire se stessi. La parte più razionale dell’anima può nascondersi dietro a cavilli o sottigliezze inutili, ma la nostra coscienza non si fa prendere in giro e ogni volta che proviamo a celarle un segreto lei lo scova e ce lo tira in faccia e a nulla serve tentare di schivarlo. Se non lo tiriamo fuori la nostra ombra inizia a colpire l’anima e i colpi si fanno sempre più violenti, come pugni nello stomaco che mozzano il fiato. 

Fu così che un giorno, verso la fine dell’inverno, decisi di lasciarlo e fuggire via. Avevo meditato quell’idea per settimane, poi, alla fine, scelsi di riprendermi la mia vita, perché nessuno lo avrebbe fatto al posto mio. Basta gelosie, ossessioni, urla, botte. Dovevo liberarmi da quelle catene o sarei morta. Al diavolo il potere, i soldi, la convenienza e la gente. La gente! Che ne sanno loro? Arroccati su squallide convenzioni, pronti a puntare il dito e a buttarsi su ogni nuovo pettegolezzo per distruggere e calpestare. La loro smania di intromettersi per poter dire la loro a qualunque costo, infischiandosene dei sentimenti su cui camminano sopra, ha dell’incredibile. Dov’è scritto che dobbiamo esporci sulla pubblica piazza di una moralità da copertina e sopportare di buon grado lezioni di vita da chi per primo le trasgredisce? La gente non poteva salvarmi. Io potevo e dovevo farlo. Il mio cervello funzionava ancora, anche se ci aveva messo del tempo a svegliarsi dall’intorpidimento d’amore o, meglio, di quello che ritenevo fosse amore. Se ci fosse stata la mia famiglia con me sarei stata più forte. Ma loro erano lontani e non ho mai voluto farli preoccupare. Se io stavo bene, loro erano felici. Meglio lasciarli vivere in questa illusione che, almeno nel loro caso, non poteva far male. Scappare non fu difficile: l’Uomo Perfetto si fidava di me, della mia inconsistenza dovuta all’apparente sottomissione. Non avrebbe mai pensato che potessi lasciarlo. Facevo parte del mobilio e i mobili da soli non vanno da nessuna parte. Cosi un mattino tiepido di primavera feci i bagagli e me andai, mentre lui era al suo prezioso e remunerativo lavoro. Prima di andarmene appoggiai la fede sul libro che stava leggendo, sopra al comodino. Ormai non mi serviva più. 

Quando chiusi la porta alle mie spalle iniziai a respirare: le catene si erano sciolte come neve al sole, la paura non esisteva più ed ero finalmente libera di vivere e di pensare a modo mio. Presi l’auto e costeggiai il lungomare con i finestrini aperti, perché mai come in quel momento avevo bisogno di aria. I fiori dei giardini erano sbocciati, gli alberi fioriti e tutt’intorno l’atmosfera era riempita dal canto vivace degli uccelli. Finalmente vedevo il mondo a colori: per me quello fu l’inizio della vita vera. I volti delle persone che incrociavo mi sembravano sereni, o forse era la mia anima che finalmente si era placata. Lui era alle mie spalle ormai e non lo avrei più lasciato entrare nella mia vita. E mentre io rinascevo, dentro di me si formava una nuova vita, che presto avrebbe visto la luce e che io avrei preservato dalle tenebre. Forse la vita è proprio questo: un eterno ciclo di nascita e rinascita in cui la morte non è che un semplice anello di congiunzione. 

Francesca Rossi

(Apparso per la prima volta nell'Antologia di Primavera di Diario di Pensieri Persi)