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lunedì 22 settembre 2014

Anteprima. “Finalmente mio” di Angela D’Angelo

Il rientro dalle vacanze, per il blog “Divine Ribelli”, non poteva essere più originale e intrigante.

Oggi, infatti, voglio presentarvi il racconto passionale e avvincente di una giovanissima e talentuosa autrice e blogger, Angela D’Angelo.

“Finalmente mio”, questo è il titolo, sarà pubblicato il 23 settembre, edito dalla “Delos Digital”, interessante realtà editoriale specializzata nella pubblicazione di opere in ebook ed etichetta della Delos Books.

La novella parte da una situazione in cui molte donne si riconosceranno; la crescente attrazione provata nei confronti del capo, quindi sul posto di lavoro.

Da qui si dipana un racconto che mescola amore e passione, sentimento ed eros, ordine e caos, dovere e piacere. Vi consiglio di leggerlo, ne rimarrete sorpresi e scoprirete una nuova scrittrice del vasto (ma talvolta sottovalutato) panorama letterario italiano.
 
 
Il Libro
 
Titolo: Finalmente mio
 
Autore: Angela D’Angelo
 
Casa editrice: Delos Digital
 
Collana: Senza Sfumature
 
Pagine: 30
 
Prezzo: 1,99 euro

Data di pubblicazione: 23 settembre 2014
 
 




Trama
 
La gioventù merita di essere celebrata con l’ardore e la spensieratezza, non con l’amarezza dell’esperienza. Lui non poteva offrire nulla a una giovane donna oltre una notte movimentata. E Alessia era degna della più incondizionata devozione, non di un amante con un cratere al posto del cuore.
 
Lavorare dodici ore per Alessia non è un problema, non fino a quando riesce a tenere a bada l’attrazione per il suo capo. Giorgio Bruni, freddo e geniale ricercatore, sa bene cosa la donna prova per lui. Riuscirà Alessia a conquistare il suo cuore oltre a scatenare la sua passione?
 
 
L’autrice
 

Angela D'Angelo nasce a Napoli il 28 maggio 1992. Fin da bambina scopre la passione per la lettura grazie alla fiabe di Andersen. Studia Biotecnologie Mediche all’Università Federico II di Napoli e contemporaneamente continua a seguire il suo sogno: diventare una scrittrice. È una delle founder del blog Insaziabili Letture dove condivide le sue passioni per la lettura e la scrittura.
Ha vinto il concorso Senza Fiato, indetto dal blog La mia biblioteca romantica, con il racconto Romatic Suspense “Mai più senza di te”, poi pubblicato nell’antologia “Senza Fiato”. Sullo stesso blog ha pubblicato i racconti “Le conseguenze dell’amore” e “Il profumo del Natale”.
Suoi racconti sono usciti nelle antologie “Mele avvelenate”, “Merry Christmas with Mr. Death”, “Giù la maschera”, “Angeli vs Demoni” della casa editrice digitale La mela avvelenata. Per lo stesso editore ha pubblicato un racconto storico scritto a quattro mani con Anna Grieco dal titolo “I signori dell’arena”.
 
 
Per saperne di più
 
Il blog “Insaziabili letture”.
 
Il sito della Delos Store.

Il sito della Delos Books.

sabato 27 luglio 2013

Il Cerusico. Incipit

"Fiamma guardava Marcus dormire. La schiena nuda del giovane uomo la affascinava. Era all’oscuro su chi lei fosse in realtà. Temeva che se avesse scoperto chi si celava sotto le vesti del cerusico, si sarebbe spaventato. Aveva bisogno di lui, della sua presenza e del suo aiuto, ma lo ingannava da quando lo aveva acquistato come schiavo. Aveva timore di perderlo, sebbene fosse sua proprietà di diritto. Era bastato poco per innamorarsene. Marcus aveva l’animo nobile e lo sguardo fiero". 
Incipit tratto dal racconto "Il Cerusico" di Alexia Bianchini, La Mela Avvelenata BookPress, 2013

martedì 23 luglio 2013

L'Intervista: Alexia Bianchini

Ieri "Divine Ribelli" ha avuto il piacere di ospitare un racconto affascinante, "Il Cerusico", edito da "La Mela Avvelenata".  
Oggi è il momento di dedicare ampio spazio all'autrice, Alexia Bianchini


Cara Alexia, grazie per essere intervenuta su questo blog. Iniziamo subito con le domande.  Come è nato questo racconto? Dove hai trovato l’ispirazione e come ti sei documentata? 

È nato per la mia passione in merito al periodo storico più buio mai esistito. Spesso mi sono chiesta come le donne si sentissero, quali timori avessero che il giudizio le colpisse. Anche se eri innocente, spesso era inutile sfuggire a chi cacciava le streghe. Ecco che in questo racconto ho voluto dipingere positivamente le cosiddette “megere”, e mostrare il lato crudele dell’essere umano, che davanti a ciò che non conosce si deroga il diritto di infierire e soppesare. La protagonista, invece, non è una strega, ma come loro non può svelare la sua vera natura, né quando si veste da uomo per lavorare come cerusico, né quando il morso del lupo la investe di una maledizione terribile. Purtroppo, è triste dirlo, di materiale per documentarsi ce n’è a iosa. 


C’è qualcuno dei personaggi che ti assomiglia o senti più tuo? 

Forse Marcus. È genuino, schivo, eppure è la sua figura che sostiene Fiamma, che la sprona ad andare avanti. E io sono un po’ così, preferisco rimanere nell’ombra, ma esserci quando qualcuno ha bisogno. 


Quale messaggio hai voluto lasciare ai lettori attraverso “Il Cerusico”

Ci sono molte metafore celate fra le pagine. Di sicuro è un’ode alla donna del passato, quella che ha dovuto combattere contro la diffidenza, l’invidia, l’ignoranza, senza avere armi, se non la speranza che le cose sarebbero cambiate. Ho voluto raccontare una storia d’orrore e di amore, di razzismo e coraggio. Le maschere che tutti noi indossiamo, spesso celano una natura che fa più paura a noi, che al resto del mondo… ma è difficile mostrarsi, bisogna avere audacia. 


Come ho scritto nella recensione, il racconto è così bello che arrivare alla fine mi ha messo un po’ di malinconia, perché non avrei voluto lasciare così presto i personaggi. Hai mai pensato di farne un seguito o trasformarlo in un romanzo? 

Sì. Spero, molto presto, di avere un po’ di tempo da dedicare a Fiamma. 


Fiamma è un personaggio complesso, che si trova di fronte ad ostacoli enormi, ma non rinuncia a combattere. Credi che la sua condizione di donna che deve usare una maschera per farsi accettare e deve assumere dei comportamenti, oltre che degli abiti, maschili, possa essere accostata alla condizione delle donne oggi? 

Dire di no sarebbe un eufemismo, ma mi piace pensare che le cose siano cambiate. Oggi comunque non è più la “donna” a temere il giudizio, sono le persone che non si adeguano alla massa che vengono continuamente additate. 


Nel racconto ci sono dei momenti di tensione erotica, narrati con molta delicatezza. Cosa ne pensi del genere erotico oggi e dei nuovi autori che hanno intrapreso questa strada? 

Credo che l’eros debba esserci in ogni racconto, sia erotico che horror, se ci sono persone che si desiderano. Del resto appartiene a tutti noi, e non esiste vita senza la passione. L’importante è non trascendere nel volgare, ameno che non sia il genere a richiederlo. 


E’ nata da poco la tua casa editrice, La Mela Avvelenata, puoi parlarci di questa nuova realtà editoriale e dei suoi obiettivi? Come devono muoversi le nuove case editrici che sono circondate dai colossi che imperano nelle librerie? 

La Mela Avvelenata rappresenta la voglia di cambiare. Io e Daniela Barisone lavoravamo da alcuni anni per alcune case editrici, ma abbiamo avuto sentore di cambiamento nell’aria. Abbiamo deciso di metterci in gioco, a partire dalla distribuzione digitale, e dalla voglia di proporre autori emergenti e soprattutto italiani. Ad affiancarci ci sono persone in gamba, quali Anna Grieco, Ignazio Piacenti, Luigi Milani, Pellegrino Dormiente, Viola Lodato, Fiorella Rigoni, Letizia Loi. In più si stanno affiancando a noi, per valutazioni e letture finali, dei beta reader motivati e caparbi. 


Questa domanda è d’obbligo: quali consigli daresti a un aspirante scrittore? 

Di non smettere di scrivere, anche quando gli editori non rispondono alle mail. Bisogna fare tante ricerche e leggere moltissimo, possibilmente generi diversi. Ci vuole costanza, determinazione e soprattutto umiltà, perché chi si crede bravo ha difficoltà ad accettare consigli e farà fatica a migliorare i propri testi. Ci si può far conoscere anche attraverso i concorsi, sulla Mela ne trovate parecchi. Due cose da non dimenticare: 1 - Rileggete un sacco di volte il testo prima di inviarlo. 2 - Non pagate MAI per farvi pubblicare. 


Infine, quali progetti letterari hai in cantiere? Puoi anticiparci qualcosa? 

Sto scrivendo un mitologico a 6 mani, un horror con Luigi Milani, un sci-fi con Lorenzo Crescentini e devo finire i sequel dei miei libri.


Non vedo l'ora di leggerli :-)

lunedì 22 luglio 2013

Recensione “Il Cerusico” di Alexia Bianchini

Titolo: Il Cerusico 
Autore: Alexia Bianchini 
Casa editrice: La Mela Avvelenata 
Pagine: 28 
Prezzo: €0.99 
Formato: Epub, Mobi 
Data di Pubblicazione: 4 giugno 2013 

Trama 

Fiamma, mascherata da uomo per poter lavorare come cerusico, viene morsa da un lupo mannaro in una notte senza stelle. Non accetta la sua nuova natura e seda il suo lato oscuro grazie a un unguento magico. Affiancata da uno schiavo, ignaro della sua vera natura e del fatto che sia una donna, dovrà recarsi dalla strega per prendere una nuova dose di balsamo medicamentoso, ma si ritroverà ad affrontare un branco. 

L’autrice 

 Alexia Bianchini ha pubblicato per Ciesse edizioni Minon, con Fiorella Rigoni e Io vedo dentro Te, romanzo sci-fi. Nel 2012 è stata pubblicata l’antologia D-Doomsday, curata al fianco di Claudio Cordella. AlterEgo, raccolta di racconti cyberpunk, è edita da Edizioni Diversa Sintonia. I racconti Ali lacerate e La sposa putrescente, Il popolo perduto e Little Sallinghtown sono pubblicati nelle antologie di Del Miglio editore. Con le Edizioni Scudo sono disponibili
diversi racconti nei loro progetti antologici. Con GDS Edizioni ha pubblicato l’antologia SYMPOSIUM, di cui è curatore. Sono disponibili in e-book le novelle Sibilla, visioni di morte e Il cerusico, due racconti horror. E stata selezionata per il concorso Terre di Confine con il racconto Invalicabile, nel concorso steampunk per Scrittevolmente.com e con un racconto horror per Asylum 100. Il racconto Amici di sangue è stato pubblicato sulla rivista Dark. Con EDS, per le SCRITTURE ALIENE sono usciti diversi racconti di fantascienza. È presente anche nell’antologia Creatori di Universi, della stessa CE, con il racconto Le streghe del Prisma. Curatore di collana per Ciesse Edizioni. È direttore del webmagazine Fantasy Planet, fa parte della squadra che compone ST-Books, nuovo marchio editoriale della GDS nato dal sito di Scrittevolmente.com Con La mela avvelenata ha pubblicato Stuck Off! 

Per saperne di più 

Il sito di Alexia Bianchini 

La scheda del racconto sul sito della casa editrice "La Mela Avvelenata". 

Recensione

La storia di Fiamma, costretta a travestirsi per esercitare la professione di chirurgo, tramandatale dal padre come eredità non solo professionale, ma anche esistenziale, non è solo il nucleo su cui si basa questo interessantissimo racconto horror dalle venature magiche, ma qualcosa di più. 

La protagonista ha appreso l’arte medica fin dalla più tenera età e, una volta persi i genitori in modo drammatico, sono proprio le sue capacità a permetterle di sopravvivere. Sono una parte della sua vocazione e della sua natura

Dico una parte, perché l’altra è ben più oscura e terrificante. Fiamma, infatti, è stata morsa da un lupo mannaro e la sua vita è, ormai, in bilico tra la ragione umana e l’istinto animale. E’ una donna, sola al mondo, un cerusico e un lupo; per nascondere la sua indole bestiale ha bisogno di una pozione in grado di smorzarne gli effetti. Per celare il fatto di essere una donna, ha bisogno di una maschera. 

L’unguento e il travestimento sono gli elementi che le permettono di camuffarsi e, quindi, di sopravvivere in un mondo che non potrebbe mai accettare una donna chirurgo e sarebbe atterrito da un essere umano per metà animale.

L’epoca in cui vive Fiamma non accetta alcun tipo di diversità e teme le donne e il potere insito nel loro corpo capace di generare vita, proteggere, allevare e curare. E’ l’epoca della caccia alle streghe e della feroce superstizione che fa ammutolire la ragione e prevaricare la violenza sorda e cieca. 

La protagonista è molto ben caratterizzata; non è un’eroina, ha fragilità che tenta di nascondere, incertezze che non sa colmare e un sentimento a cui non può opporsi. Marcus, il giovane e intraprendente aiutante del cerusico, non sa che sotto le vesti maschili che conosce così bene da non farci neanche più caso, si cela, in realtà, una giovane bellissima e perdutamente innamorata di lui

Marcus potrebbe accettare le sue bugie? Comprenderebbe le ragioni che hanno spinto Fiamma a confondersi in una sorta di gioco di specchi in cui il suo riflesso è sempre lì, davanti agli occhi del ragazzo, eppure inafferrabile, mortificato da panni maschili oltre i quali l’occhio non sa guardare?

 “Il Cerusico” è un racconto horror sulla diversità, sulla menzogna, ma anche sull’incapacità umana di guardare oltre le apparenze, di capire dove si nasconda (il verbo è azzeccato) la vera immagine dell’uomo e della donna, sotto le sembianze di lupo, di chirurgo o di strega. Il mondo descritto nel racconto è scisso tra la parte maschile, dominante, rappresentata dai lupi mannari, emblema della forza e del predominio degli uomini, con gli attributi della guerra, del sangue e della violenza e quella femminile di cui è simbolo la stupenda Fiamma. 

Qui, però, dobbiamo fermarci: Fiamma non è solo una donna, ma anche un lupo. La sua stessa identità è scissa e raccoglie sia la natura maschile che quella femminile. Quasi la protagonista fosse una raffigurazione che possiede attributi di donna come la bellezza, la sinuosità delle forme, la delicatezza, uniti a quelli di uomo, cioè il comando, la ragione, l’inclinazione alla lotta e al potere, la scienza. Il motivo di questa scissione che, però, si combina bene nel suo personaggio trovando, infine, un equilibrio particolare, è molto semplice: Fiamma ha osato valicare il confine tra il mondo degli uomini e quello delle donne, attraverso la medicina, ormai in mani maschili

Attenzione: la scissione e gli attributi di cui vi parlo, vanno letti nel contesto del racconto e dell’epoca in cui è ambientato e, quindi, della mentalità di quel particolare momento storico. Oggi le cose, per fortuna, sono notevolmente cambiate, anche se tanta strada resta da fare, ma le donne sono coraggiose e spero di non dover puntualizzare il fatto che una donna può essere bella, avere una famiglia e una carriera e una buona attitudine al comando, che merita tutto e può fare qualunque cosa voglia. 

Un’ultima considerazione sul racconto: l’attualità. Non è strano, infatti, che un’opera horror parli della realtà di oggi, che la spieghi o la critichi. Eppure c’è ancora chi pensa che storie di questo tipo nascano e muoiano nell’arco delle pagine in cui sono narrate. Niente di più sbagliato. 

“Il Cerusico”, infatti, descrive la diversità, che spesso, ancora ai nostri giorni, non è né capita né accettata, il percorso esistenziale di una donna che vuole esprimere se stessa in base a ciò che sa fare meglio e che ha appreso con amore (Vi dice niente? Qui ci ricolleghiamo al discorso fatto qualche riga più sopra). 

Ma questa è anche una storia sulla finzione, sulle maschere che, ci piaccia o no, almeno una volta nella vita tutti indossiamo, magari anche solo per proteggerci o per far piacere a un’amica a cui teniamo tanto e che mai vorremmo ferire. 

“Il Cerusico” è un racconto sulle diverse sfumature della libertà che, forse, ancora dobbiamo conquistare nella sua interezza. 

Lo stile di Alexia Bianchini è trascinante, i personaggi sembrano vivi e, alla fine, dispiace di dover lasciar andare Fiamma, Marcus, i lupi e tutti coloro che popolano un mondo fantastico, ma assolutamente ancorato alla realtà. 

Ve lo consiglio, leggetelo. Non ve ne pentirete assolutamente.

venerdì 5 luglio 2013

"La Spada di Allah" da oggi

Oggi è il giorno della pubblicazione del racconto "La Spada di Allah". Spero che vi piaccia e sentitevi liberi di esprimere i vostri pareri anche su questo blog. 
Grazie :-) 

Dati del libro

Titolo: "La Spada di Allah" 
Autore: Francesca Rossi 
Casa editrice: "La Mela Avvelenata" 
Formato: ebook, epub 
Dimensione: 114,2 KB 
Prezzo: 0,99 euro 












Sinossi 

Cosa sarebbe accaduto se l'Impero Ottomano avesse conquistato Vienna, in quel fatidico 11 settembre 1683, quale sarebbe stato il destino del mondo? 

9 settembre 1683. L'esercito ottomano tiene sotto assedio Vienna, la "Mela d'Oro", deciso a conquistarla e a penetrare, attraverso essa, nel cuore dell'Europa. Alla battaglia decisiva, da cui dipenderà il corso della Storia, mancano ormai poche ore. Il sultano, però, non è ancora sicuro di voler scatenare una guerra. Il suo prudente piano politico è in aperto contrasto con quello del suo consigliere Ibrahim, in realtà un jinn mosso dalla sfrenata ambizione e dalla sete di potere. Quest'ultimo riesce, grazie ai suoi poteri e all'alleanza con Sharif, il crudele figlio del sultano, a prendere in mano le sorti della Sublime Porta e della battaglia di Vienna, portando l'Islam a dominare il mondo. Si apre un'epoca di crudeltà ed incertezza, poiché il messaggio della religione musulmana viene traviato e modellato sulla ferocia dei nuovi padroni. Solo un'arma può uccidere il potente jinn Ibrahim: la spada di Allah. Impossessarsene, però, è un'impresa impossibile. Sarà il coraggioso Abdallah a rischiare la vita per salvare la sua amata Noor, vittima degli incantesimi di Ibrahim e liberare il mondo dall'oppressione, ristabilendo la pace ed il vero messaggio dell'Islam. Per riuscirci, però, dovrà fare i conti con la sua coscienza...

venerdì 8 marzo 2013

Il giorno del mio matrimonio

8 marzo: un giorno di riflessione che, per me, passa attraverso questo racconto sui diritti negati alle donne.

Il giorno del mio matrimonio 

Le donne si affrettano intorno a me. Manca cosi poco, ormai. E’ il mio giorno, il più bello di tutta la vita, o almeno cosi mi hanno detto. Eppure, nonostante la musica assordante ed i balli che proseguono da ieri sera, non ho voglia di correre, né di danzare né di giocare. 
Aspetto da anni questo momento, in bilico tra il timore e la curiosità. 
Le donne della mia famiglia mi hanno raccontato per anni di una grande festa in mio onore, di un vestito da principessa e dolci tutti per me. 
“Il giorno del tuo matrimonio è già scritto” mi hanno ripetuto fino alla noia. 
“Sei promessa, il tuo sposo già ti attende” hanno sussurrato accarezzandomi. 
Non ho mai pensato a lui e, per dirla tutta, non saprei nemmeno a chi pensare, poiché non ho mai visto il suo volto. 
Fino a due mesi fa la sua vaga presenza mi camminava accanto, leggera ed impalpabile, quasi senza che me ne accorgessi. 
Poi, un giorno, mio padre è venuto a ricordarmi la promessa: “Hai l’età giusta”, mi ha detto, “l’attesa del tuo sposo è finita”. 
Da allora la mia adolescenza è volata via insieme ai giorni che mi separavano dall’inizio della mia nuova vita. Quando i tamburi hanno iniziato a suonare, nel silenzio della notte, solo in quell’istante ho compreso davvero che il passato non sarebbe tornato e che per me non ci sarebbe stata possibilità di scelta. 
Le donne sono entrate nella mia camera stamattina presto, radiose nelle loro vesti dai colori sgargianti, portando il mio abito nuziale ed il necessario per truccarmi ed acconciarmi i capelli. Le loro cavigliere tintinnanti sono l’unico suono familiare in questo caos di voci, rumori e musica. 
Mi guardo le mani tinte dall’henné, seguendo con lo sguardo le linee sinuose che ne compongono gli arabeschi. La mia vita non è poi tanto diversa da questi disegni astratti, inconsapevolmente intrecciati per sempre, senza averlo scelto, senza avere il potere di cambiare le cose. 
Una delle donne mi copre il capo con un velo di seta. Il cuore batte più forte nel mio petto. 
Le parenti fuori dalla casa trillano per richiamare la mia attenzione, gli uomini battono più velocemente sui tamburi. Il destino mi chiama. 
Mani si legano alle mie, spingendomi delicatamente fuori. L’ultimo sole dell’adolescenza mi abbaglia.
La sua attesa è finita, il mio tempo spensierato è scaduto. 

Francesca Rossi

venerdì 21 dicembre 2012

Piccole Avventure di una Pallina di Natale

Con questo post il blog Divine Ribelli vi augurà Buone Feste e vi annuncia che riprenderà l'attività, con novità ed interessanti post, subito dopo l'Epifania.
Per voi un tenero racconto che scrissi un anno fa. Spero vi piaccia :-) BUON NATALE E FELICE 2013!!!

Piccole avventure di una pallina di Natale

Forse oggi è il gran giorno: sento dei passi familiari che si avvicinano alla nostra scatola … Sarà davvero cosi? Siamo tutte in trepidante attesa … I passi si avvicinano … Si qualcuno ci solleva! Ma non cosi forte! Aiuto ROTOLO! Ecco, lo sapevo sono andata ad urtare quell’antipatica pallina rosa e presuntuosa. Solo perché è di vetro crede di essere più bella di noi, semplici palline di plastica. Ma chi è che ha sollevato questa scatola? Ci sta sballottando di qua e di là … Mi gira la testa!! E tu, odiosa pallina di vetro che hai da guardarmi furibonda attraverso le tue insipide decorazioni dorate applicate? Sei troppo appariscente e grande. Sei grassa. E comunque non ti ho urtato di proposito, non vedi che traballiamo tutte neanche fossimo in alto mare? Questo terremoto non finisce mai? Amiche mie aggrappiamoci con i gancetti ai festoni! Perfida pallina di vetro, vicino a me dovevi metterti? Un momento: forse ci stanno posando a terra. Prepariamoci a planare sul tappeto morbido … AHI! Che tonfo! Non era il tappeto, erano i mattoni! State tutte bene palline e decorazioni? Mi fa piacere sentire di nuovo il vostro allegro vociare. Quando apriranno la scatola? Pallina di vetro sei perfida! Mi hai urtato di proposito! Stai attenta, potresti romperti. Anzi, ci penso io a ridurti in mille pezzi! Mi sposto verso di te in tutta la mia rotondità, non hai scampo! … Ecco che aprono la scatola! Pallina stupida la mia vendetta è solo rimandata. 

Evviva ci tirano fuori! Natale è arrivato! Che bello essere di nuovo tutte qui insieme e vedere ancora i pezzi del presepe e la casa. Quanto tempo! Un anno è lungo, soprattutto quando bisogna stare zitte e buone dentro una scatola marrone anonima in fondo ad una grande cantina scura. Passiamo il nostro tempo in un magico letargo, sognando il prossimo Natale, ma talvolta ci risvegliamo per chiedere alla scatola in che momento dell’anno siamo. La scatola è il nostro tramite con il mondo esterno. E’ lei a girare la nostra domanda alla finestra della cantina, che puntualmente risponde, grazie ai suoi occhi sul mondo là fuori. Quando inizia l’autunno cominciamo ad entrare in agitazione e dormire diventa impossibile. Ora siamo di nuovo al nostro posto, sull’albero e guardiamo il grande salone della casa. Non è cambiato nulla. In realtà sono le persone che ci appendono ai rami ad essere leggermente cambiate: la mamma ha un nuovo taglio di capelli, il papà è un po’ più vecchio dello scorso anno, la figlia è ormai una giovane e bella ragazza. Devo chiedere ai soprammobili vicino a me; sicuramente loro potranno aggiornarmi su tutte le notizie e i fatti accaduti in questi lunghi mesi. Cosa mi dicono? Il figlio maschio ha avuto una bimba! Meraviglioso! Allora vedremo presto la nuova arrivata! 

Dove è stata messa quella prepotente pallina di vetro? Ah, eccola lì, al centro dell’albero, posizione privilegiata. Come al solito. E pensare che lei è tra noi da solo un anno, mentre qui ci sono palline che hanno anche dieci anni, se non di più. Ne hanno, loro, di storie da raccontare. Per fortuna ora ognuna di noi ha il suo posto. La casa è tutta decorata con presepi in miniatura e ghirlande. Chi vedo laggiù? Oh no! Il gatto bianco! Quest’anno, poi, è più grasso del solito! Via gattaccio stai lontano da qui! Amiche mie, tranquille e tenetevi ben salde ai rami. Ecco quel nasone umido che si avvicina! No, ti prego non metterlo sulla mia faccia! Ah che schifo! Meno male, si sta allontanando. Gatto? Che fai? Dove vai? No, sotto l’albero no, ti prego, non scuoterlo! AIUTO! Ma dove sono i padroni di casa? Fermo palla di pelo, ci farai cadere tutte! In un attimo vedo il puntale blu precipitare dall’estremità dell’albero e cadere rovinosamente sul presepe. Puntale sei ferito? Sembra di no, ma il gatto vuole giocare con lui. Oh povero puntale! Lo sta facendo rotolare per terra. Finalmente è arrivata la mamma! Rimprovera quel gattaccio e che non torni mai più!

La famiglia ora è riunita nel salone. Stanno apparecchiando la tavola per il cenone. Che bei momenti. Il papà, intanto, sta sistemando i regali sotto di noi. Le scatole colorate ci mostrano i loro sorrisi smaglianti. Sanno di contenere i regali desiderati. Suonano alla porta. E’ il figlio con sua moglie e la sua bambina. Tutta la famiglia è intorno alla piccola. La chiamano Eliana. Che nome dolce … Lei, però, non li guarda, perché ha già visto tutti noi. Forza presepe! Forza palline! Scintillate tutti! Lucette illuminateci come non avete mai fatto. Puntale stai un po’ più dritto. Capisco che dopo l’attentato del gatto tu sia un po’ disorientato, ma questo è il nostro momento! Eliana si avvicina. E’ in braccio a sua madre, tutta vestita di rosa, le braccine tese verso di noi. Che gioia! Vuole acchiapparci. La mamma le fa appena sfiorare la perfida pallina di vetro e mi pare di vedere anche sul volto solitamente senza espressione di quella brutta decorazione rosa, una espressione di tenerezza. Ma allora anche questa cattivona ha un cuore dentro a quella mostruosa rotondità dipinta! Eliana sfiora me ora! Che manine piccole e delicate! La piccola non vorrebbe venir via di qua, ma i nonni la chiamano. E’ ora di cena. Più tardi la vedrò scartare i suoi primi regali. Che emozione! Questa è la magia del Natale: lo sguardo innocente di un bambino e, perché no, la bellezza di noi decorazioni, anche quelle più appariscenti, che hanno ancora tanto da imparare da noi, sobrie decorazioni di plastica. E’ per questo che esistiamo: dar gioia agli occhi e colorare l’atmosfera della gioia del Natale. Francesca Rossi 

Racconto apparso per la prima volta nella raccolta Diario D'Inverno del blog Diario di Pensieri Persi.

domenica 25 novembre 2012

Una Nuova Vita

Un racconto che scrissi alcuni mesi fa, dopo aver ascoltato una delle innumerevoli e tristi storie di violenza. 

Tutto iniziò come un sogno. Troppo bello per essere vero. Avevo addirittura paura di viverlo, perché temevo potesse consumarsi e usurarsi attraverso i giorni e le notti. Per me era una rinascita, così intuii troppo tardi che poteva essere la mia fine. Quando lo vidi per la prima volta pensai di trovarmi di fronte ad un dio greco: bello, perfetto, colmo della vitalità che anche io avevo e di una dirompente sensualità che mai avevo conosciuto. Tra noi ci fu il classico “colpo di fulmine”. La mia vita, a quel punto, poteva dividersi in un prima e un dopo di lui. Non c’era altro intorno a noi, che riempivamo lo spazio ed il tempo che ci circondavano. Davvero ero certa che non sarebbe mai finita. Mi cullai per mesi in una dolce illusione, senza rendermi conto che mi stava trascinando sempre più in basso. Quella sottile gelosia che mi faceva sorridere e mi lusingava divenne angoscia e terrore. Non mi resi conto del fatto che la dolcezza era diventata ossessiva, le domande pressanti e la gentilezza un modo per evitare scontri. Non mi accorsi di avere una catena di finto amore stretta intorno ai polsi e alla gola. Alle volte avevo la sensazione di non riuscire più a respirare. Come se il corpo non ne fosse più capace, o si fosse arreso agli eventi. 

Dall’esterno la prigione dorata non era visibile: giorno dopo giorno sentivo su di me gli sguardi invidiosi della gente, i sorrisi maliziosi di chi credeva fossi una privilegiata. Che fortuna! Che affare! Un colpo del genere non capita a tutte. Come si poteva rifiutare? Dovevo essere grata a Dio, o a chi per lui, per tutta questa generosità. Ma una parte di colpa ce l’ho anche io: non dissi mai niente, non feci mai capire gli stati d’animo altalenanti del mio essere. Perché? Perché nessuno mi avrebbe creduto. L’Uomo Perfetto aveva anche la superba qualità di essere potente. E, si sa, quando il rispetto non può essere meritato può sempre essere preteso con la forza. Questo, almeno, è ciò che molti credono. Ma non io. Fu cosi che l’amore si trasformò in odio. In verità devo ammettere che non svelai mai il mio segreto ad anima viva, anche perché non riuscivo ad accettare che il mio sogno si fosse infranto e che mi fossi dovuta risvegliare bruscamente nella più tetra realtà. Non poteva essere vero, non poteva essere successo proprio a me e, per questo, cercai di tirare avanti. Far finta di niente, però, può fare davvero male. E’ tradire se stessi. La parte più razionale dell’anima può nascondersi dietro a cavilli o sottigliezze inutili, ma la nostra coscienza non si fa prendere in giro e ogni volta che proviamo a celarle un segreto lei lo scova e ce lo tira in faccia e a nulla serve tentare di schivarlo. Se non lo tiriamo fuori la nostra ombra inizia a colpire l’anima e i colpi si fanno sempre più violenti, come pugni nello stomaco che mozzano il fiato. 

Fu così che un giorno, verso la fine dell’inverno, decisi di lasciarlo e fuggire via. Avevo meditato quell’idea per settimane, poi, alla fine, scelsi di riprendermi la mia vita, perché nessuno lo avrebbe fatto al posto mio. Basta gelosie, ossessioni, urla, botte. Dovevo liberarmi da quelle catene o sarei morta. Al diavolo il potere, i soldi, la convenienza e la gente. La gente! Che ne sanno loro? Arroccati su squallide convenzioni, pronti a puntare il dito e a buttarsi su ogni nuovo pettegolezzo per distruggere e calpestare. La loro smania di intromettersi per poter dire la loro a qualunque costo, infischiandosene dei sentimenti su cui camminano sopra, ha dell’incredibile. Dov’è scritto che dobbiamo esporci sulla pubblica piazza di una moralità da copertina e sopportare di buon grado lezioni di vita da chi per primo le trasgredisce? La gente non poteva salvarmi. Io potevo e dovevo farlo. Il mio cervello funzionava ancora, anche se ci aveva messo del tempo a svegliarsi dall’intorpidimento d’amore o, meglio, di quello che ritenevo fosse amore. Se ci fosse stata la mia famiglia con me sarei stata più forte. Ma loro erano lontani e non ho mai voluto farli preoccupare. Se io stavo bene, loro erano felici. Meglio lasciarli vivere in questa illusione che, almeno nel loro caso, non poteva far male. Scappare non fu difficile: l’Uomo Perfetto si fidava di me, della mia inconsistenza dovuta all’apparente sottomissione. Non avrebbe mai pensato che potessi lasciarlo. Facevo parte del mobilio e i mobili da soli non vanno da nessuna parte. Cosi un mattino tiepido di primavera feci i bagagli e me andai, mentre lui era al suo prezioso e remunerativo lavoro. Prima di andarmene appoggiai la fede sul libro che stava leggendo, sopra al comodino. Ormai non mi serviva più. 

Quando chiusi la porta alle mie spalle iniziai a respirare: le catene si erano sciolte come neve al sole, la paura non esisteva più ed ero finalmente libera di vivere e di pensare a modo mio. Presi l’auto e costeggiai il lungomare con i finestrini aperti, perché mai come in quel momento avevo bisogno di aria. I fiori dei giardini erano sbocciati, gli alberi fioriti e tutt’intorno l’atmosfera era riempita dal canto vivace degli uccelli. Finalmente vedevo il mondo a colori: per me quello fu l’inizio della vita vera. I volti delle persone che incrociavo mi sembravano sereni, o forse era la mia anima che finalmente si era placata. Lui era alle mie spalle ormai e non lo avrei più lasciato entrare nella mia vita. E mentre io rinascevo, dentro di me si formava una nuova vita, che presto avrebbe visto la luce e che io avrei preservato dalle tenebre. Forse la vita è proprio questo: un eterno ciclo di nascita e rinascita in cui la morte non è che un semplice anello di congiunzione. 

Francesca Rossi

(Apparso per la prima volta nell'Antologia di Primavera di Diario di Pensieri Persi)