giovedì 16 ottobre 2014

Recensione: “I Processi a Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal trono al patibolo” di Giorgia Penzo

Sapete che giorno è oggi? L'anniversario della morte di una delle donne più celebri, mitizzate e, nello stesso tempo, schiaffeggiate dalla Storia: Maria Antonietta.
Un personaggio sfaccettato su cui molto si è scritto e detto e che il blog "Divine Ribelli" vuole ricordare attraverso la recensione al bellissimo saggio di Giorgia Penzo, "I Processi a Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal trono al Patibolo".

La Rivoluzione Francese ha rappresentato non solo la fine di un’epoca, ma la morte annunciata di un mondo da tempo in lento declino, una pesante porta che si è chiusa per sempre su un passato che, nonostante i difetti, ha permesso la nascita dell’era moderna (la quale, ovviamente, è tutto fuorché perfetta).
 
Per questo motivo la rivoluzione che ha portato sul patibolo i re di Francia non può essere archiviata come un fatto storico di cui tutto si sa e più niente c’è da scoprire.
 
I “semi” del futuro, che per noi è il presente quotidiano pieno di vantaggi e opportunità, ma anche svantaggi e limiti, sono stati piantati proprio negli eventi storici politici e sociali che precedettero (anche di decenni) la caduta di Luigi XVI e Maria Antonietta, persino nelle loro condanne a morte e ancora nelle stesse personalità dei sovrani, quei caratteri su cui ancora oggi tanto si discute, talvolta basandosi su menzogne che si tramandano da secoli.
 
Giorgia Penzo ha fatto un lavoro straordinario sulle fonti, nell’impostazione e nella stesura del suo saggio “I Processi a Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal trono al patibolo, edito da Genesis Publishing. Non solo, infatti, l’autrice è riuscita a separare i fatti dalle opinioni spesso viziate dall’odio e dalla sete di rivalsa, ma ha affrontato con piglio deciso, oggettivo, insomma da vera storica un avvenimento complesso e pieno di sfaccettature.
 
Lo stile è chiaro e vi assicuro che, per livello di coinvolgimento emotivo, quest’opera non ha nulla da invidiare a un romanzo (questo mi preme dirlo per i detrattori che, sbagliando, considerano noiosi tutti i saggi).
 
Giorgia Penzo analizza le questioni che, di solito, quando studiamo la Rivoluzione Francese, diamo per scontate o, comunque, su cui non ci soffermiamo molto (e facciamo male); prima di arrivare ai processi veri e propri che videro imputati Luigi XVI e Maria Antonietta, viene delineato il concetto di assolutismo e del ruolo inviolabile, dato per diritto divino, dei re di Francia.
 
Questo primo tassello è fondamentale per capire perché è scoppiata la Rivoluzione e come si è arrivati a processare e condannare i simboli “umani e regali” dell’assolutismo e del diritto divino al governo.
 
Accanto a queste analisi molto precise, Giorgia pone le basi per la discussione sullo sviluppo, il funzionamento e la posizione della giuria penale in Francia; ciò serve per capire anche l’ascesa di un personaggio come Robespierre (e, in maniera indiretta, la sua caduta).
 
Il saggio, a questo punto, arriva al cuore dell’argomento: la ricostruzione dei processi al re e alla regina, la cui trattazione viene sviluppata riportando i fatti storici, la linea dell’accusa e della difesa, i diversi punti di vista dei protagonisti politici dell’epoca in merito alla sorte di Luigi XIV e Maria Antonietta, le sentenze e i testamenti dei due sovrani.
 
Il testo è accompagnato da ricche appendici che riportano, tra gli altri documenti, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (1789) e la Costituzione francese del 1791.
 
“I Processi a Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal trono al patibolo” è un ottimo saggio in cui l’eccellente selezione bibliografica e il linguaggio scevro di elementi superflui e ridondanti sorreggono le tesi originali e profonde dell’autrice.
 
In particolare mi soffermo sull’importanza storica e politica della fuga di Varennes (21 giugno 1791): Giorgia Penzo sostiene, giustamente, che questa mossa pericolosa, azzardata da parte della famiglia reale, rappresentò il punto di non ritorno per i sovrani e l’Ancien Régime.
 
Leggendo il saggio mi sono trovata totalmente d’accordo con questa e con le altre tesi espresse; il tentativo di fuggire, infatti, gettò discredito sulla famiglia reale e, soprattutto, sul loro ruolo. La Francia perse definitivamente fiducia nel “padre” e nella “madre” regali.
 
Fu un colpo durissimo che culminò con l’eliminazione definitiva dei sovrani e con il progressivo disgregamento, anzi, una vera e propria demolizione delle personalità di Luigi XVI e Maria Antonietta (iniziate, a dire il vero, quando i due erano ancora in vita e regnavano, pur avvertendo i sinistri scricchiolii del loro universo fatto di codici in apparenza indistruttibili).
 
Se l’esecuzione di Luigi XVI rappresentò l’ultimo respiro dell’Ancien Règime sul letto di morte, una scena quasi inevitabile visti i fatti, la decapitazione di Maria Antonietta fu lo scempio perpetrato sul cadavere dello stesso Ancien Régime.
 
Maria Antonietta, lo spiega molto bene Giorgia Penzo, fu il capro espiatorio, come regine e come donna, il simbolo di tutti i mali del popolo, una sorta di “strega” da ardere sul rogo, la straniera che aveva corrotto la dinastia, la spia, la donna frivola, viziosa e incurante delle grida di dolore provenienti da quella terra che era divenuta la sua seconda patria. Il processo farsa che subì ne è la prova.
 
L’autrice del saggio mette in rilievo le mancanze della regina, i suoi intrighi più o meno consapevoli, ma la decisione di giustiziarla andò oltre tutto questo e, per citare le parole contenute nel saggio: “…derivò dall’esasperazione del popolo e fu essenzialmente il suo urlo liberatorio”.
 
“I Processi a Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal trono al patibolo” è un saggio avvincente che ci permette di entrare nel passato francese dalla porta principale, ovvero attraverso i cancelli di Versailles.
 
La Storia, ancora una volta e grazie alla narrazione precisa e attenta di Giorgia Penzo, ci consente di scoprire noi stessi tramite le vite di chi ci ha preceduto e gli avvenimenti senza i quali, nel bene e nel male, oggi noi non saremmo qui a discutere dei nostri innumerevoli difetti e a tentare di trovare la ragione che anima il nostro mondo così complicato, eppure così vivo e vero.
 
 
Il Libro
 
Titolo: I Processi a Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal trono al patibolo
 
Autore: Giorgia Penzo
 
Casa editrice: Genesis Publishing
 
Pagine: 250
 
Data di Pubblicazione: 23 giugno 2014
 
Prezzo: 3,20 euro
 
Formato: ebook
 
 
 
 
Sinossi
 
La storia, si sa, la fanno i vincitori. Alcuni personaggi sono diventati immortali anche grazie a gesti che non hanno mai compiuto, o frasi che non hanno mai pronunciato. Maria Antonietta, ad esempio, non disse: «Se non hanno pane, che mangino brioche». Qual è allora la verità e dove iniziano le menzogne dei detrattori? Il libro racconta il passaggio in Francia dalla monarchia di diritto divino – tipica dell’ancien règime – all’instaurazione della giuria penale propria della realtà rivoluzionaria, fino a giungere all’analisi dei processi del re e della regina che hanno segnato la fine di un’era. Cosa significava per un re essere investito del potere di regnare direttamente da Dio? Come la giuria penale – istituto di origine anglosassone – si è sviluppata in Francia? Se Luigi XVI era inviolabile secondo la Costituzione francese, com’è stato possibile processarlo? Come si svolsero le votazioni e in che clima? Ci furono brogli? Maria Antonietta era realmente colpevole dei reati che le furono ascritti? Perché la regina era così odiata dal popolo? Queste sono solo alcune delle domande alle quali questo saggio cerca di dare una risposta.
 
 
L’autrice
 
Giorgia è nata a Reggio Emilia. Dopo aver conseguito la maturità magistrale, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Parma dove si laurea a pieni voti. Le discipline a cui resta particolarmente legata sono Filosofia e Storia del diritto. Essendo da sempre interessata al passato e ai suoi protagonisti, la storia e la ricerca sono parte integrante della sua passione per la scrittura. I suoi interessi spaziano dalla mitologia classica, fino all'arte e il cinema. È autrice di diversi racconti e di una duologia urban fantasy composta dai romanzi Red Carpet e Asphodel.
 
 
 
 
 
 
 
 
Per saperne di più
 
Il blog di Giorgia Penzo.
 
La pagina Fb dell’autrice.
 
Il profilo Twitter dell’autrice.
 
Anteprima del saggio su “Divine Ribelli”.
 
La pagina dedicata al libro sul sito della casa editrice, dove troverete anche il booktrailer.
 
Scheda libro su Goodreads.
 

martedì 7 ottobre 2014

In memoria di Anna Politkovskaja

“Bisogna essere disposti a sopportare molto, anche in termini di difficoltà economica, per amore della libertà”.
Anna Politkovskaja
 
Cosa ci ha lasciato Anna Politkovskaja? Il suo esempio, la sua esistenza dedicata al giornalismo, al rispetto dei diritti umani, al senso del dovere, alla verità e il suo terribile omicidio ci hanno insegnato qualcosa? Hanno smosso davvero, nel profondo le nostre coscienze?
 
Anna ha affrontato momenti duri, capaci di piegare e spezzare chiunque; era un personaggio scomodo, che conosceva bene la paura, ma non se ne faceva scalfire, perché in lei era più forte la responsabilità di riportare ciò che vedeva, scrivere per far conoscere la realtà, per analizzarla senza filtri né restrizioni.
 
Per Anna Politkovskaja la scrittura era vita, il mezzo privilegiato per raccontare i fatti, il simbolo della libertà per cui si è disposti a morire, poiché la morte, superati certi limiti imposti, diventa una circostanza da prendere in considerazione, una compagna indesiderata ma presente, un pensiero che affiora dall’inconscio a segnalare un pericolo reale.
 
Quel pericolo, purtroppo, si è materializzato, per la giornalista russa, otto anni fa, quando il suo corpo è stato ritrovato nell’ascensore del palazzo in cui abitava, colpito da quattro proiettili.
 
Chi era Anna Politkosvaja e qual è, oggi la sua eredità morale e intellettuale? Quali sono state le conseguenze della sua morte e cosa abbiamo imparato dal suo coraggio e dai suoi scritti?
 
Una cosa è certa: non la dimenticheremo, perché relegarla nell’oblio della memoria sarebbe ucciderla due volte e fare un torto tremendo a noi stessi e a tutti quelli che credono nella libertà e amano la vita.
 
 
Vita e morte di una giornalista non rieducabile
 
“Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.
Anna Politkovskaja
 
Il titolo di questo paragrafo dice più di molte parole. Fu la stessa Anna Politkovskaja a definirsi “non rieducabile”. Una donna e una giornalista scomoda, difficile da affrontare e da battere, anche perché i suoi articoli facevano (e fanno ancora oggi) il giro del mondo, rendendola una delle voci russe più affermate e ascoltate in Europa e negli Stati Uniti.
 
Anna nacque nel 1958 a New York in una famiglia di diplomatici. Studiò giornalismo all’Università di Mosca, laureandosi con una tesi su Marina Cvetaeva (poetessa e scrittrice invisa al regime di Stalin, una vera “voce fuori dal coro” originale e potente).
 
Negli anni Ottanta iniziò a lavorare per il quotidiano Izvestija, uno dei più famosi giornali russi e anche tra i più antichi (venne fondato nel 1917 a San Pietroburgo, allora Pietrogrado). Dal 1994 al 1999 collaborò con la Obščaja Gazeta e proprio come inviata di questo giornale si recò in Cecenia per la prima volta, con lo scopo di intervistare Aslan Alievič Maskhadov, che era appena stato eletto Presidente della Cecenia.
 
Di questo Paese Anna parlò moltissime volte in numerosi articoli e nei libri che scrisse con stile appassionato e rigoroso, denunciando le misere condizioni di vita dei ceceni, i conflitti di cui furono vittime, la strategia politica di e le mire di Mosca su questo territorio, le violenze e l’omertà, come anche i giochi di potere che vedevano coinvolte le più alte personalità politiche cecene e russe.
La giornalista visitò in più occasioni la Cecenia, protagonista dei suoi duri e coraggiosi reportage di guerra, a fare interviste ai civili e ai militari, criticando con veemenza il governo russo e schierandosi dalla parte dei più deboli.
 
Dal 1999 fino alla morte lavorò per la Novaja Gazeta e nel 2001 dovette fuggire a Vienna perché perseguitata dalle minacce di morte di Sergei Lapin, ufficiale dell’OMON, ovvero l’unità antiterroristica della polizia russa.
 
Anna, infatti, aveva accusato Lapin di crimini contro i civili ceceni e nel 2005 l’uomo fu condannato proprio per le torture e la scomparsa di uno studente ceceno.
 
Nel 2002 Anna Politkovskaja condusse personalmente, insieme ad altri personaggi di spicco come il giornalista inglese Mark Franchetti e il politico russo Evgenij Primakov, le trattative per la liberazione degli ostaggi durante la crisi del Teatro Dubrovka.
 
Nel 2004 la reporter ebbe un malore proprio durante il viaggio verso Beslan, dove era in corso il sequestro, da parte dei terroristi ceceni, di circa 1200 persone. Come sappiamo, la vicenda terminò, purtroppo, in una terribile strage. 
 
In molti sostennero che qualcuno avesse tentato di avvelenare Anna Politkovskaja, già in volo verso Beslan e pronta a offrirsi di nuovo come mediatrice per salvare le vite degli ostaggi ma, ancora oggi, la verità rimane avvolta nel mistero.
 
Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaja venne barbaramente uccisa. Nel corso degli anni si è detto e scritto molto su di lei, sui suoi reportage, sul fatto che fosse considerata una sorta di reietta (Anna stessa lo sostenne), una nemica da eliminare fisicamente, poiché in nessun altro modo sarebbe stato possibile metterla a tacere.
 
Si è parlato di indagini condotte male, in modo troppo sbrigativo, di responsabilità ai vertici del governo russo, di un processo lungo e pieno di ostacoli al termine del quale sono stati condannati tutti e cinque gli imputati: Rustam Makhmudov, accusato di essere il killer, sconterà l’ergastolo, come suo zio Lom-Ali Gaitukayev; i fratelli di Rustam, Dzhabrail e Ibragim Makhmudov sono stati condannati, in qualità di complici, a quattordici e dodici anni, mentre Sergei Khadzhikurbanov, accusato di aver organizzato l’omicidio, dovrà passare in carcere venti anni. 
 
All’appello, però, manca ancora il mandante dell’omicidio. Sergeij Sokolov, vice direttore della Novaja Gazeta, ha chiesto di continuare a indagare in tal senso, tenendo conto del fatto che Anna è morta proprio a causa delle sue inchieste, una delle quali, riguardante le torture commesse sui civili ceceni, doveva essere pubblicata proprio quel maledetto 7 ottobre.
 
Un tassello fondamentale di questa vicenda deve ancora essere trovato, affinché si possa scrivere davvero tutta la verità sulla morte di Anna Politkovskaja. Anche per questo motivo non possiamo e non dobbiamo dimenticare.
 
 
“L’unico dovere di un giornalista è scrivere quel che vede”
 
“Certe volte le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano”.
Anna Politkovskaja
 
Se non vi è mai capitato di leggere un articolo o un libro di Anna Politkovskaja, vi consiglio di iniziare al più presto. Ogni frase racchiude una vera e propria lezione di giornalismo.
Anna raccontava ciò che vedeva, analizzava i fatti come le si presentavano innanzi, dando testimonianza diretta delle diverse realtà che incontrava nel suo cammino.
 
La notizia, insomma, non veniva “confezionata” per il lettore, né alterata secondo canoni artistici. Veniva presentata senza fronzoli, “nuda”, affinché il pubblico potesse farsi un’opinione senza possibilità di fraintendimenti.
 
Lo stile della giornalista ricalcava, ovviamente, quello della sua personalità: schietto, determinato, coraggioso, dirompente, chiaro, incline all’analisi e all’approfondimento.
 
Anna, dunque, seppe non solo riportare e narrare, ma soprattutto spiegare e testimoniare con passione e grande umanità un pezzo importante della Storia russa di cui è stata attenta osservatrice e, in parte, protagonista, pagando davvero con la vita la legittima aspirazione alla libertà.
 
 
Conclusione
 
“Sono assolutamente convinta che il rischio sia parte del mio lavoro; il lavoro di una giornalista russa e non posso fermarmi perché è il mio dovere”.
Anna Politkovskaja
 
Qual è, allora, l’eredità di Anna Politkovskaja? La sua esistenza ci ha lasciato un grande insegnamento: l’amore per la verità, perché solo attraverso essa diventiamo liberi.
 
Anna ci ha fatto capire che possiamo, anzi, dobbiamo essere spettatori e attori del nostro tempo, osservando e scrivendo, imparando e vivendo.
 
Non ci sono segreti esistenziali da svelare, è tutto molto semplice e, proprio per questo, dannatamente difficile. Affrontare i giorni che ci sono stati concessi vuol dire che il nostro sguardo e la nostra attenzione devono essere sempre rivolti a ciò che ci circonda, alla realtà e al momento presente, soprattutto quando ciò che vediamo non ci piace.
 
Noi non siamo solo figli del nostro tempo, ma anche protagonisti di ciò che per noi è quotidianità, ma per quelli che verranno dopo rappresenterà il passato, la Storia. Siamo, quindi, i primi testimoni di ciò che è giusto e di ciò che non lo è.
 
Di tutto questo, di ogni errore e di ogni negligenza ci verrà chiesto conto persino quando, ormai, non saremo più qui per poterci difendere. 
 
Spetta a noi fare la nostra parte, vivere con pienezza, essere consapevoli, imparare a pensare con la nostra testa. Non importa se siamo o meno scrittori o giornalisti; ognuno di noi può lasciare testimonianza valida di ciò che ha visto e vissuto senza paura di essere giudicato.
 
Anna Politkovskaja era, prima di tutto, una donna. Il coraggio l’ha imparato vivendo.
 
 
Bibliografia
 
Anna Politkovskaja, “La Russia di Putin”, Adelphi, 2005;
 
Anna Politkovskaja, “Proibito parlare. Cecenia, Beslan, Teatro Dubrovka; le verità scomode della Russia di Putin”, Mondadori, 2007;
 
Anna Politkovskaja, “Diario russo 2003-2005”, Adelphi, 2007;
 
Anna Politkovskaja, “Un piccolo angolo d’inferno”, Rizzoli, 2008;
 
Anna Politkovskaja, “Cecenia, il disonore russo”, Fandango Libri, 2009;
 
Anna Politkovskaja, “Per questo. Alle radici di una morte annunciata. Articoli 1999-2006”, Adelphi, 2009;
 
Riscassi Andrea, “Anna è viva. Storia di Anna Politkovskaja una giornalista non rieducabile”, Sonda, 2009;
 
Massini Stefano, “Anna Politkovskaja”. Con Dvd, Promo Music, 2009;
 
Matteuzzi Francesco, Benfatto Elisabetta, “Anna Politkovskaja”, Becco Giallo, 2010;
 
Norén Lars, “Anna Politkovskaja. In memoriam”, Campanotto, 2013.
 
 
Sitografia
 
Gli articoli di Anna Politkovskaja in italiano su “Internazionale":
 
 

giovedì 2 ottobre 2014

Recensione. “Lo Strangolatore di Donne” di Massimo Centini

A prima vista la recensione che state per leggere può apparire “bizzarra”, al di fuori delle regole di questo blog, dove vengono presentate opere di autrici o romanzi con protagoniste femminili.

Un autore e studioso eccellente, Massimo Centini, racconta la storia del primo serial killer di cui si abbia notizia certa e documentata in Italia, ovvero Vincenzo Verzeni, vissuto tra il 1849 e il 1918 a Bottanuco (Bergamo); una vicenda terrificante di cui si è parzialmente perduta memoria nel nostro Paese e che torna a vivere ne “Lo Strangolatore di Donne, edito da Yume Book.

In realtà, nonostante il titolo e l’opera stessa si concentrino sulla figura di Verzeni, sono donne le tragiche, inconsapevoli protagoniste e, nello stesso tempo, le vittime in questo saggio imperdibile.

I due ruoli, infatti, si confondono, assumono contorni sempre meno definiti fino a confluire l’uno nell’altro e a restituirci la figura e i misfatti del “vampiro della bermasca”.

Donne vittime della violenza e delle perversioni di quest’uomo sadico, malato, segnato dall’ambiente e dalle condizioni familiari; protagoniste non per scelta di una vicenda macabra e fatale, non solo perché la Storia e i giornali dell’epoca conserveranno per sempre memoria dei fatti loro accaduti, ma anche perché i loro nomi sono i primi, ufficialmente, di una lunga lista di donne che hanno subito e continuano a subire violenza o vengono uccise nel nostro Paese.

A questo punto è doveroso aprire una breve parentesi sull’importanza di operare le necessarie distinzioni: facendo riferimento alla cronaca attuale e del passato è giusto ricordare che gli assassini non sempre di serial killer sconosciuti si tratta, non sempre di folli o malati; allo stesso modo la “natura” della violenza può variare anche se non muta la gravità dei fatti.

Insomma non si può generalizzare su un argomento tanto complesso e sia la criminologia, che la psichiatria e la Legge hanno fatto grandi passi avanti nell’analisi di cause, conseguenze e tipologie di situazioni e personaggi simili e, quindi, nello studio di leggi e provvedimenti mirati. Il pericolo, però, esiste e i casi di cronaca ce lo ricordano quasi ogni giorno.

Il discorso inerente ai progressi della criminologia e psichiatria interessa da vicino sia la storia dello strangolatore che la costruzione del saggio da parte dell’autore.

Dopo una breve introduzione sui delitti e le aggressioni compiute da Verzeni, infatti, Massimo Centini dedica un capitolo al padre della moderna criminologia Cesare Lombroso.

La scelta è assolutamente azzeccata per due motivi: primo, Lombroso si occupò di redigere la perizia psichiatrica per la difesa dell’omicida, studiò attentamente il caso e il suo oscuro protagonista, definendolo “sadico sessuale, vampiro e divoratore di carne umana”.

Questa definizione riassume le teorie e gli studi del medico e antropologo vissuto tra l’Ottocento e gli inizi del Novecento ed è proprio il punto di partenza attraverso il quale Massimo Centini spiega la vita e le opere, le tesi e gli studi, gli errori e i pregiudizi di e su Cesare Lombroso.

Da qui si arriva al secondo motivo suddetto, ovvero il bisogno di far luce su questo personaggio di cui fin troppo si è scritto e detto, talvolta a torto, o ancora generalizzando, semplificando troppo, sbagliando del tutto, attaccando anguste etichette viziate dall’applicazione di categorie e strumenti d’analisi non idonei.

Centini, invece, riesce a districarsi in maniera ammirevole nell’immensa mole di documenti lasciati da Lombroso e a ricostruire per il lettore non solo l’immagine di un uomo intelligente ed eclettico, ma anche di un preciso momento storico, senza ostentare né parteggiare.

Lombroso è legato indissolubilmente all’atavismo, al discusso legame tra anatomia, personalità e tendenza a commettere crimini, allo studio scientifico sulla possibilità di rieducare gli assassini, allo “spostamento” di interesse e di origine del male dall’assassinio in sé alla persona che lo commette, alla tipologia delinquenziale da lui stesso messa a punto e basata sulla fisiognomica, fino al ruolo che ebbe nel caso Verzeni e in tutta l’antropologia criminale.

Tutto questo viene analizzato con rigore e metodo scientifico da Centini. Proprio questi due fattori, insieme alla ricostruzione accurata dei fatti, all’oggettività, alla serietà, alla sobrietà e allo stile asciutto, diretto e coinvolgente, sono i pilastri su cui poggia l’intero saggio. 

Subito dopo aver sviluppato e analizzato i temi inerenti alle teorie di Lombroso, infatti, l’autore arriva al cuore dell’argomento, cioè la narrazione dell’esistenza riprovevole di Vincenzo Verzeni: l’infanzia, la famiglia e l’ambiente d’origine, gli omicidi e le aggressioni, lo scempio sui cadaveri, l’arresto, il processo, la difesa e l’accusa, le cause del modus operandi di Verzeni, il confronto con altri spaventosi casi simili del passato e anche più recenti come quelli di Gilles de Rais e il “cannibale di Milwaukee”, la definizione e la storia del vampirismo.

Centini riporta i fatti: non inventa, non abbellisce, non eccede nel raccontare l’orrore, né si compiace di tremendi particolari (una grande lezione, questa, che qualcuno deve ancora imparare).

Il volume è corredato da immagini, fotografie e da una interessantissima appendice in cui sono riportati gli atti del processo e gli articoli più importanti a esso collegati.

L'autore non ha certo bisogno di conferme o complimenti, ma è giusto e doveroso dire che “Lo strangolatore di donne” è un saggio perfetto, eccellente sotto ogni punto di vista, una vera e propria cronaca del terrore, della realtà e del male che, purtroppo, da sempre circonda gli uomini.

Un esempio di come dovrebbe essere scritto un saggio, del modo in cui ci si dovrebbe accostare a vicende terrificanti per tentare di capire quale meccanismo si innesca nella mente umana che decide di uccidere e infierire sulle vittime.

Vi consiglio di leggere attentamente “Lo strangolatore di donne”, anche nelle parti più scabrose, di riflettere sul senso del bene e del male, soprattutto in quest’epoca in cui l’orrore, talvolta, ci viene ripetutamente mostrato fino all’assuefazione, con insistenza, anche incuranza.

Al male non ci si deve abituare, perché non è parte di una realtà virtuale, ma di quella vera che viviamo ogni giorno.
 
 
Il libro
 
Titolo: Lo Strangolatore di Donne. La drammatica storia di Vincenzo Verzeni “sadico sessuale, vampiro e divoratore di carne umana”.
 
Autore: Massimo Centini
 
Casa editrice: Yume Book
 
Pagine: 191
 
Prezzo: 15 euro
 
Data di Pubblicazione: 1° aprile 2014
 
 


Sinossi
 
La drammatica storia di Vincenzo Verzeni “Sadico sessuale, vampiro e divoratore di carne umana” “Sadico sessuale, vampiro e divoratore di carne umana”… Così Cesare Lombroso, nell’articolo Verzeni strangolatore di donne pubblicato sulla “Rivista di discipline carcerarie in relazione con l’antropologia, con diritto penale, colla statistica” (1873) definiva Vincenzo Verzeni di Bottanuco (provincia di Bergamo), che, tra il 1869 e il 1871, si macchiò di alcuni crimini decisamente efferati e sconvolgenti per le modalità con cui vennero commessi. La vicenda che raccontiamo nelle pagine che seguono è storia: non ci sono impennate narrative o velleità letterarie, tutto si attiene ai fatti. Fatti tragici, violenti, truculenti, ma veri.
 
 
L’autore
 
Massimo Centini è nato a Torino nel 1955. Laureato in Antropologia culturale presso la facoltà di Lettere e Filosofia della sua città, ha pubblicato vari libri con Vis Vitalis, alcuni dei quali allegati al quotidiano La Stampa. Autore di numerosi saggi per case editrici nazionali (Mondadori, Newton & Compton, Piemme, La Stampa e altri), ha al suo attivo alcuni volumi tradotti in varie lingue. Docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino, insegna “Storia della criminologia” ai master organizzati da MUA – Movimento Universitario Altoatesino – di Bolzano.



Per saperne di più

La pagina della casa editrice Yume Book dedicata al libro.

La pagina Fb della casa editrice Yume Book https://www.facebook.com/yume.book

lunedì 29 settembre 2014

Anteprima. “La Voce del Sentimento” di Evelyn Storm

Oggi sono lieta di presentarvi l’opera di un’artista eclettica, italianissima anche se il nome potrebbe trarre in inganno, blogger attiva e dalla travolgente creatività: Evelyn Storm.
 
L’ebook, dal titolo “La Voce del Sentimento”, è in vendita sui maggiori store online dall’inizio di agosto; quattro storie venate di romanticismo e che hanno per protagoniste altrettante coppie alle prese con la vita, l’amore, la passione e … la magia.
 
Non ci resta che leggerlo ma, prima, qualche informazione in più sul libro e la sua autrice.
 
 
Il Libro
 
Titolo: La Voce del Sentimento
 
Autore: Evelyn Storm
 
Casa editrice: Narcissus
 
Formato: Kindle
 
Pagine: 197
 
Data di pubblicazione: 1 agosto 2014
 
Prezzo: 1,99 euro

 
 
 



Sinossi
 
Quattro avventure in un unico romanzo. Quattro coppie seducenti e diverse tra loro, Veronica e Roberto, Daralis e Ronan, Petra e Josh, Cindy e Dylan, ma accomunate da un unico filo conduttore: la promessa di un amore “eterno”. Quattro storie con un argomento specifico, che spazia dalla vita vera al fantasy, dallʼombra alla luce, dal sentimento alla passione, dallʼItalia allʼestero.

 
L’autrice
 
Evelyn Storm Si è diplomata al Liceo Classico. Ha collaborato con la rivista per teen-ager “Ginger Generation” e con “Almax Magazine”, con il blog “Polvere alla polvere”, con i siti “Fantasy Planet”, “Passione Lettura” e “Urban-Fantasy” e con la casa editrice “La mela avvelenata”.
È blogger di diversi blog personali; ha avuto lʼidea del racconto di gruppo “Dark Agony”, coinvolgendo altri 22 autori. Il racconto è uscito a puntate su “Passione Lettura”.
Tra le poesie pubblicate: “Sposarti” sul numero 2 della rivista online “Stella Magazine”; “Bagliore dʼinverno”, tradotta in lingua straniera sul sito culturale polacco “poetica.art.pl”; “Pensieri”, tradotta sul sito culturale spagnolo “mundopoesia.com” e su quello messicano “poemas-del-alma.com”. E poi: “Mio signore”, uscita sullʼantologia “100 poeti per lʼamore”; “Stella cadente”, tra le vincitrici del contest “Scrittrici per caso” della rivista “Ragazza Moderna” e “Ali dʼangelo” e “Tʼimmagino”, edite sullʼantologia “Qui dove camminano gli angeli” della casa editrice “David and Matthaus”.
A ottobre 2012 il suo racconto ispirato ad “Orgoglio e Pregiudizio”, “Darcy + Elizabeth”, è stato pubblicato sul blog “Il diario della fenice”; sempre ad ottobre 2012 è uscito il suo romanzo “Grido dʼamore – Quando il sogno non basta”, edito dalla casa editrice “Lettere Animate”.
È tra i vincitori del concorso “On the road – Diari di viaggio” della “Libro Aperto Edizioni” con il racconto “Un viaggio per due” ed è arrivata terza al concorso “My Fantastory” con il racconto “Prigioniera di un vampiro”, pubblicato sul blog “Io Scrittore” e sulla rivista online “I Writer”.
 È tra i vincitori dellʼantologia “365 storie dʼamore” di “Delos Books” con il racconto “Il mio respiro insieme al tuo” e del concorso “Impronte d’amore” della “Butterfly Edizioni” con il racconto “I segreti dellʼamore”.
Ad aprile 2013 è uscita la sua prima favola per bambini, “Ridolina si addormenta”, edita da “Edizioni Il Villaggio Ribelle”, divisione del gruppo editoriale “David and Matthaus”.
A ottobre 2013 ha pubblicato il romanzo “Il covo degli spiriti guardiani” sempre con il gruppo editoriale “David and Matthaus”.
Ad agosto 2014 è uscito il suo ebook “La voce del sentimento”, in vendita negli store online.
 
 
Per saperne di più
 
Il link al libro su Amazon.
 
Il blog di Evelyn Storm.
 
La pagina Fb dell’autrice.

Il profilo Twitter   dell'autrice 

lunedì 22 settembre 2014

Anteprima. “Finalmente mio” di Angela D’Angelo

Il rientro dalle vacanze, per il blog “Divine Ribelli”, non poteva essere più originale e intrigante.

Oggi, infatti, voglio presentarvi il racconto passionale e avvincente di una giovanissima e talentuosa autrice e blogger, Angela D’Angelo.

“Finalmente mio”, questo è il titolo, sarà pubblicato il 23 settembre, edito dalla “Delos Digital”, interessante realtà editoriale specializzata nella pubblicazione di opere in ebook ed etichetta della Delos Books.

La novella parte da una situazione in cui molte donne si riconosceranno; la crescente attrazione provata nei confronti del capo, quindi sul posto di lavoro.

Da qui si dipana un racconto che mescola amore e passione, sentimento ed eros, ordine e caos, dovere e piacere. Vi consiglio di leggerlo, ne rimarrete sorpresi e scoprirete una nuova scrittrice del vasto (ma talvolta sottovalutato) panorama letterario italiano.
 
 
Il Libro
 
Titolo: Finalmente mio
 
Autore: Angela D’Angelo
 
Casa editrice: Delos Digital
 
Collana: Senza Sfumature
 
Pagine: 30
 
Prezzo: 1,99 euro

Data di pubblicazione: 23 settembre 2014
 
 




Trama
 
La gioventù merita di essere celebrata con l’ardore e la spensieratezza, non con l’amarezza dell’esperienza. Lui non poteva offrire nulla a una giovane donna oltre una notte movimentata. E Alessia era degna della più incondizionata devozione, non di un amante con un cratere al posto del cuore.
 
Lavorare dodici ore per Alessia non è un problema, non fino a quando riesce a tenere a bada l’attrazione per il suo capo. Giorgio Bruni, freddo e geniale ricercatore, sa bene cosa la donna prova per lui. Riuscirà Alessia a conquistare il suo cuore oltre a scatenare la sua passione?
 
 
L’autrice
 

Angela D'Angelo nasce a Napoli il 28 maggio 1992. Fin da bambina scopre la passione per la lettura grazie alla fiabe di Andersen. Studia Biotecnologie Mediche all’Università Federico II di Napoli e contemporaneamente continua a seguire il suo sogno: diventare una scrittrice. È una delle founder del blog Insaziabili Letture dove condivide le sue passioni per la lettura e la scrittura.
Ha vinto il concorso Senza Fiato, indetto dal blog La mia biblioteca romantica, con il racconto Romatic Suspense “Mai più senza di te”, poi pubblicato nell’antologia “Senza Fiato”. Sullo stesso blog ha pubblicato i racconti “Le conseguenze dell’amore” e “Il profumo del Natale”.
Suoi racconti sono usciti nelle antologie “Mele avvelenate”, “Merry Christmas with Mr. Death”, “Giù la maschera”, “Angeli vs Demoni” della casa editrice digitale La mela avvelenata. Per lo stesso editore ha pubblicato un racconto storico scritto a quattro mani con Anna Grieco dal titolo “I signori dell’arena”.
 
 
Per saperne di più
 
Il blog “Insaziabili letture”.
 
Il sito della Delos Store.

Il sito della Delos Books.

giovedì 3 luglio 2014

Intervista con Cinzia Mammoliti

Dopo avervi parlato dei suoi due libri, “I serial killer dell’anima” e “Il manipolatore affettivo e le sue maschere” ed. Sonda oggi ho il piacere di ospitare sul blog l’autrice, la dottoressa Cinzia Mammoliti. 

La dottoressa, che ringrazio per aver accettato l’intervista e avermi aiutato a comprendere e riordinare concetti inerenti al campo della criminologia e della psicologia, ci parlerà del suo impegno quotidiano in favore delle vittime di violenza psicologica e ci spiegherà in maniera più approfondita il problema della manipolazione affettiva, dandoci utili suggerimenti per evitare le trappole dei vampiri energetici. 


1) Come è nato il tuo impegno contro la violenza psicologica? 

In Italia se ne parlava troppo poco. Io ho iniziato lavorando sulla violenza minorile, in particolar modo su casi maturati in contesti problematici, in cui deprivazione affettiva, umiliazioni, denigrazioni e mancanza di rispetto per l altro erano all'ordine del giorno. Ho visto la violenza a tutto tondo, partendo dalla strada e occupandomi di devianza ma pensando sempre che quella psicologica, quella inferta all'anima fosse sempre più difficile da sanare di quella fisica e lasciasse dentro cicatrici troppo spesso non rimarginabili. Grazie all’esperienza e all'iniziale studio di questi casi ho analizzato le cause e le conseguenze per cui si diventa abusanti. Chi ha subito abusi ha probabilità più alte di trasformarsi in un soggetto abusante. La violenza psicologica è subdola, parte dai recessi della mente e va attentamente indagata con tutti gli strumenti a disposizione: le scienze criminologiche in primis. 


2) Nei tuoi libri presenti casi davvero impressionanti: donne spesso molto colte, dalla personalità ben strutturata, incapaci di resistere al male, raggirate eppure ostinatamente innamorate. Perché, secondo te, non riescono a vedere oltre i loro sentimenti? Come è possibile che si scambi per amore ciò che, evidentemente, non lo è? 

Ho riportato alcuni dei tantissimi casi che vedo ogni giorno. Il fatto che possa trattarsi di donne colte ci fa uscire dallo stereotipo donna debole-vittima. Bisogna analizzare il rapporto tra vittima e carnefice, prendere in considerazione entrambe le psicologie.Le donne sono più soggette a cadere nella rete dei manipolatori perché sentono di più il bisogno di appartenenza; soprattutto quelle più indipendenti e colte. Sembra un paradosso, ma non lo è: queste donne, infatti, hanno un grande bisogno d’amore unito a una forte volontà, all’amore per la sfida con se stesse e al desiderio di oltrepassare i limiti. Inoltre non dobbiamo dimenticare di essere nell’ambito del vampirismo energetico: il vampiro energetico ha bisogno e quindi sceglie donne interessanti e determinate, ricche di risorse ed energie perché proprio da queste può trarre linfa vitale di cui nutrirsi. 


3) Credi che la mentalità mediterranea, in particolare italiana, con alcune madri che tendono a viziare i figli maschi e donne convinte che la gelosia eccessiva e opprimente sia sintomo d’amore possa essere una delle cause dello sviluppo di futuri “manipolatori”? 

Assolutamente si. Le modalità relazionali di una madre nei confronti del figlio maschio stanno alla base del disturbo di personalità narcisista che caratterizza la quasi totalità dei manipolatori relazionali e che li porta a sentirsi in diritto di tutto pretendere senza nulla dare. 


4) Molte volte ho letto e sentito che chi commette un femminicidio non è pazzo e neppure lo anima una lucida follia. Si tratta, dunque, di un individuo sanissimo, ma incapace d’amare. Cosa ne pensi? Credi che questa teoria sia applicabile anche ai manipolatori? 

Nel caso dei manipolatori si tratta di individui con disturbi latenti che permettono loro di passare per persone normali. Quasi mai arrivano a uccidere fisicamente la loro vittima, tendono a distruggerla più a livello emotivo. I serial killer dell anima sono individui emotivamente disturbati, arrabbiati col mondo, invidiosi, che distruggono la psiche di chi hanno accanto ma definirli perfettamente sani di mente risulta spesso difficile. Incapaci d'amare sicuramente. 


5) Alcuni sono contrari al termine “femminicidio”, perché, in qualche modo, “ghettizzerebbe” quelli che sono veri e propri omicidi sui quali non è possibile applicare una distinzione di genere. Cosa ne pensi? 

La terminologia non è essenziale però, secondo me, “femminicidio” rende bene l’idea, perché è legato al fatto che le donne sono vittime di omicidio proprio per una questione di appartenenza all'identità di genere femminile. 


6) Leggendo i tuoi libri mi sono chiesta una cosa: le donne che nascono in contesti criminali, per esempio in famiglie mafiose, crescendo secondo dettami inculcati loro fin dall’infanzia, sono vittime di manipolazione, oppure il loro è un caso da considerare a parte? 

Le donne mafiose possono essere più spesso loro le manipolatrici. Sono in tante che possiedono all interno dei clan un grande potere e vanno aumentando quelle ai vertici delle organizzazioni mafiose che prendono il posto di mariti o fratelli finiti in galera. 


7) Cosa possono fare le donne, ma anche gli uomini, perché non dimentichiamo che esistono manipolatori e manipolatrici, per evitare di finire nelle trappole ordite da questi ultimi? 

Leggere, informarsi, studiare, prender parte a gruppi di autoaiuto oggi si può perchè se ne parla molto di più. Occorre saperli ricconoscere bene: individuare i loro tratti distintivi e i campanelli di allarme . Una volta compreso con chi si ha a che fare la regola è una sola: fuggire.


8) Cosa spinge un uomo o una donna a desiderare di manipolare una persona? Tu parli di mancanza d’affetto nei primi anni di vita, di situazioni precarie, ma anche di pura malvagità. Questa è la cosa che più mi colpisce; dunque un manipolatore è sempre totalmente consapevole di ciò che fa? 

Il manipolatore deve dominare sempre nella relazione e la vittima è un oggetto funzionale a questa esigenza. Per quanto riguarda la consapevolezza dipende dalla gravità del disturbo psichiatrico. Non abbiamo ancora dati statistici che ci consentano di conoscere il grado di consapevolezza che un manipolatore ha. 


9) Credi che la violenza psicologica potrà mai essere equiparata a quella fisica dal punto di vista giudiziario? 

Tutto il lavoro che sto facendo con i miei collaboratori ha quale obiettivo primario quello di arrivare proprio a una legislazione di questo tipo. In Francia e in altri paesi europei ci sono già arrivati. Speriamo di riuscirci anche noi.


10) Quanto contano i social network e Internet in generale per la lotta alla manipolazione? 

Stiamo lavorando tantissimo per creare una rete di aiuto e sostegno a favore delle vittime, anche attraverso Internet e i social network, dove si può parlare e scambiarsi esperienze e opinioni. Abbiamo fondato e stiamo portando avanti, con altri collaboratori validissimi, l’associazione contro la manipolazione psicologica “La Volpe Nascosta”. Si tratta di una struttura con operatori preparati e specializzati in diversi settori e in grado, quindi, di dare il giusto supporto alle vittime le quali, spesso, si rivolgono a chi non sa nulla del vampirismo energetico (http://lavolpenascosta.com/


11) A cosa stai lavorando attualmente?

Oltre a continuare nella mia attività prevalente di addestramento di Forze dell Ordine e di operatori di Security e Sportelli Antiviolenza sto lavorando su consulenze peritali finalizzate a tracciare l identikit di manipolatori relazionali. E' un'impresa improba per le vittime, in sede giudiziale, convincere i giudici di subire qualcosa da qualcuno che si vende per ciò che non è e troppo spesso ricopre anche cariche da insospettabile. Con le mie relazioni aiuto le vittime a dimostrare quel che non lascia segni nè prove. 


L’autrice 

Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale si occupa di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza. Docente di Psicologia per la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell'Interno e responsabile della progettazione ed erogazione di corsi di criminologia, psicologia, psicopatologia forense e comunicazione strategica per Scuole di Polizia, Forze dell'Ordine, operatori di security, operatori del settore sanitario e sociale e di Sportelli Antiviolenza, collabora con gli assessorati alle Pari Opportunità di numerosi Comuni italiani in materia di prevenzione di violenza domestica, mobbing, stalking e reati connessi. Membro del Comitato Scientifico di LINK ITALIA (www.link-italia.net), associazione impegnata su scala nazionale e internazionale nella ricerca in ambito criminologico, vittimologico, investigativo, psicosociale e zooantropologico. Tra i massimi esperti nazionali in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica porta in giro per l'Italia un progetto di sensibilizzazione sulla violenza di genere attraverso la partecipazione a convegni, conferenze, seminari e work shop.

mercoledì 2 luglio 2014

Recensione: "I serial killer dell'anima" e "Il manipolatore affettivo e le sue maschere" di Cinzia Mammoliti

Quando sentiamo parlare di violenza ci vengono subito in mente gli schiaffi, i pugni, le percosse, insomma tutto quel che si concretizza in aggressione fisica e ben visibile. In realtà ne esiste anche un altro tipo, più subdola e nascosta, capace di fare del male ben più di un pugno o di uno schiaffo. 

Sto parlando della violenza psicologica, una vera e propria forma di devastazione brutale della psiche e dell’anima, che è preceduta dalla manipolazione relazionale, una sorta di lavaggio del cervello che porta la vittima a subire umiliazioni, denigrazioni e vessazioni di ogni sorta. 

Questo lento, inesorabile annientamento della personalità dell’altro è conosciuto anche con l’inquietante nome di “vampirismo energetico” e il nome è davvero molto eloquente. Il vampiro, nel folklore e nella letteratura, succhia il sangue delle vittime privandole, quindi, della linfa vitale, ovvero dell’esistenza stessa.

Più o meno ciò che fa il manipolatore. Quest’ultimo, infatti, attraverso un meccanismo perverso di denigrazione, umiliazione, privazioni e offese via via più pesanti, priva la vittima dell’energia vitale, ovvero dell’autostima, della grinta che serve per vivere, dell’amore per la vita.

I vampiri energetici, esseri senza alcuna sensibilità o sentimenti, hanno “bisogno” di annullare l’indole di chi dicono di amare perché covano odio e invidia verso chi ha una personalità strutturata, cioè proprio ciò che manca loro. 

Non solo: per “sopravvivere” rivolgono la loro nefasta attenzione nei confronti di uomini e donne in apparenza ben solidi e strutturati, approfittando, magari, di una debolezza (ne abbiamo tutti) o di un periodo difficile (anche in questo caso può capitare a chiunque, è del tutto umano). 

Dobbiamo inoltre ricordare che i manipolatori-vampiri non soltanto sono pericolosi per la nostra vita e il nostro futuro, ma sono sia uomini che donne; può trattarsi del compagno, del marito, della moglie, non c’è alcuna distinzione da questo punto di vista, benché le donne siano troppo spesso i soggetti più colpiti, le vittime che trovano enormi difficoltà a liberarsi dal loro carnefice. Tutto ciò di cui vi sto parlando era quasi sconosciuto anche a me. 

Avevo sentito parlare di manipolazione, di violenza psicologica, ma i libri della dottoressa Cinzia Mammoliti mi hanno davvero aperto gli occhi e le informazioni che ho condiviso con voi sono proprio il frutto di queste letture. “I serial killer dell’anima” e “Il manipolatore affettivo e le sue maschere”, ed. Sonda, sono due vere e proprie guide, scritte in maniera eccellente, che vorrei consigliare a tutti, per la serietà dell’autrice e della sua esposizione chiarissima che spalanca le porte di una nuova consapevolezza su una piaga nascosta della nostra società e di cui ancora non si parla abbastanza. 

Nei due libri vengono date descrizioni esaustive degli identikit dei possibili manipolatori, corredati da storie vere, di donne che si sono letteralmente perse dietro a falsi amori e hanno faticato non poco per ritrovare la serenità e la fiducia perdute nel mondo e nel prossimo. Queste storie sono puntualmente analizzate dalla dottoressa, che spiega in che modo le vittime sono cadute nella rete dei manipolatori e ricollegando traumi e fragilità del passato a errori del presente delle vittime. 

Troppo spesso, poi, come spiega Cinzia Mammoliti, le conseguenze della manipolazione psicologica rimangono impresse nella memoria e nel cuore delle vittime, creando reazioni molto particolari, tali da dare vita a una vera e propria sindrome nota come TDN (trauma da narcisismo, individuato dal Prof. Pier Pietro Brunelli) o SDMR (Sindrome da Manipolazione Relazionale, agli studi Cinzia Mammoliti/Francesca Sorcinelli). 

Cinzia Mammoliti offre al lettore tutti gli strumenti per comprendere e difendersi al meglio dal vampirismo energetico, aggiungendo ai casi trattati, alla spiegazione del concetto e all’esatta terminologia, una bibliografia e una filmografia precise e ampie con cui il lettore può approfondire gli argomenti trattati. 

L’autrice ci spinge a prendere coscienza di un comportamento meschino e crudele di cui tutti potremmo essere vittime potenziali. Dobbiamo imparare a riconoscere il manipolatore e fuggire il prima possibile. Prima che sia troppo tardi. 


I libri 

Titolo: I serial killer dell’anima

Autore: Cinzia Mammoliti 

Casa editrice: Sonda 

Pagine: 143 

Anno di Pubblicazione: 2012 

Prezzo: 12,50 euro 








Sinossi

Chi sono i serial killer dell'anima? Come agiscono? Perché certi uomini si presentano in un modo e poi si rivelano completamente diversi? Cosa induce molte donne a farsi maltrattare? Perché a fronte di molestie, umiliazioni e vessazioni costanti anziché fuggire rimangono accanto al loro persecutore? Spesso il crimine non viene neppure denunciato perché compiuto proprio dalle persone che più si amano, e che si sentono così autorizzate a continuare a delinquere nel silenzio di chi viene abusato. Il più delle volte infatti le vittime non prendono in considerazione le proprie esigenze e i propri diritti, ma consentono al manipolatore di molestarle, opprimerle, umiliarle. Paure e sensi di colpa inutili concorrono poi a peggiorare la situazione, e la vittima cade in relazioni dolorose e destabilizzanti dalle quali liberarsi rappresenta, a volte, un'impresa titanica. 


Titolo: Il manipolatore affettivo e le sue maschere 

Autore: Cinzia Mammoliti 

Casa editrice: Sonda 

Pagine: 132 

Anno di Pubblicazione: 2014 

Prezzo: 12,50 euro 








Sinossi 

Di violenza sulle donne si parla e dibatte quando ormai è troppo tardi, quando si verifica un omicidio e la nostra morbosa curiosità fa aumentare l'audience dei media, che diffondono sistematicamente dati allarmanti; così l'opinione pubblica si indigna e scatta la caccia al "mostro", fino alla notizia di cronaca successiva. Ma cosa scatta nella mente di un uomo che uccide la compagna? E perché parenti e amici della vittima vengono colti quasi sempre di sorpresa? L'arma per difendersi dalla violenza psicologica e fisica è la consapevolezza: bisogna conoscere i manipolatori affettivi per neutralizzarli e per farlo occorre riconoscere le maschere dietro cui si celano. L'autrice individua le dieci principali tipologie: dal bugiardo patologico al buon padre di famiglia, dal parassita al cybervampiro, dall'uomo del mistero al salvatore, dalla finta vittima al mentore, dall'altruista al dipendente, ognuna introdotta dalla testimonianza di una sua vittima. Ne analizza le peculiarità che possono fornire spunto di riflessione e analisi da parte delle potenziali vittime ed elenca i principali campanelli d'allarme. Con una proposta su come prevenire la violenza sulle donne e fornire un'adeguata tutela alle vittime. 


L’autrice 

Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale si occupa di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza. Docente di Psicologia per la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell'Interno e responsabile della progettazione ed erogazione di corsi di criminologia, psicologia, psicopatologia forense e comunicazione strategica per Scuole di Polizia, Forze dell'Ordine, operatori di security, operatori del settore sanitario e sociale e di Sportelli Antiviolenza, collabora con gli assessorati alle Pari Opportunità di numerosi Comuni italiani in materia di prevenzione di violenza domestica, mobbing, stalking e reati connessi. Membro del Comitato Scientifico di LINK ITALIA (www.link-italia.net), associazione impegnata su scala nazionale e internazionale nella ricerca in ambito criminologico, vittimologico, investigativo, psicosociale e zooantropologico. Tra i massimi esperti nazionali in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica porta in giro per l'Italia un progetto di sensibilizzazione sulla violenza di genere attraverso la partecipazione a convegni, conferenze, seminari e work shop. 


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