giovedì 3 luglio 2014

Intervista con Cinzia Mammoliti

Dopo avervi parlato dei suoi due libri, “I serial killer dell’anima” e “Il manipolatore affettivo e le sue maschere” ed. Sonda oggi ho il piacere di ospitare sul blog l’autrice, la dottoressa Cinzia Mammoliti. 

La dottoressa, che ringrazio per aver accettato l’intervista e avermi aiutato a comprendere e riordinare concetti inerenti al campo della criminologia e della psicologia, ci parlerà del suo impegno quotidiano in favore delle vittime di violenza psicologica e ci spiegherà in maniera più approfondita il problema della manipolazione affettiva, dandoci utili suggerimenti per evitare le trappole dei vampiri energetici. 


1) Come è nato il tuo impegno contro la violenza psicologica? 

In Italia se ne parlava troppo poco. Io ho iniziato lavorando sulla violenza minorile, in particolar modo su casi maturati in contesti problematici, in cui deprivazione affettiva, umiliazioni, denigrazioni e mancanza di rispetto per l altro erano all'ordine del giorno. Ho visto la violenza a tutto tondo, partendo dalla strada e occupandomi di devianza ma pensando sempre che quella psicologica, quella inferta all'anima fosse sempre più difficile da sanare di quella fisica e lasciasse dentro cicatrici troppo spesso non rimarginabili. Grazie all’esperienza e all'iniziale studio di questi casi ho analizzato le cause e le conseguenze per cui si diventa abusanti. Chi ha subito abusi ha probabilità più alte di trasformarsi in un soggetto abusante. La violenza psicologica è subdola, parte dai recessi della mente e va attentamente indagata con tutti gli strumenti a disposizione: le scienze criminologiche in primis. 


2) Nei tuoi libri presenti casi davvero impressionanti: donne spesso molto colte, dalla personalità ben strutturata, incapaci di resistere al male, raggirate eppure ostinatamente innamorate. Perché, secondo te, non riescono a vedere oltre i loro sentimenti? Come è possibile che si scambi per amore ciò che, evidentemente, non lo è? 

Ho riportato alcuni dei tantissimi casi che vedo ogni giorno. Il fatto che possa trattarsi di donne colte ci fa uscire dallo stereotipo donna debole-vittima. Bisogna analizzare il rapporto tra vittima e carnefice, prendere in considerazione entrambe le psicologie.Le donne sono più soggette a cadere nella rete dei manipolatori perché sentono di più il bisogno di appartenenza; soprattutto quelle più indipendenti e colte. Sembra un paradosso, ma non lo è: queste donne, infatti, hanno un grande bisogno d’amore unito a una forte volontà, all’amore per la sfida con se stesse e al desiderio di oltrepassare i limiti. Inoltre non dobbiamo dimenticare di essere nell’ambito del vampirismo energetico: il vampiro energetico ha bisogno e quindi sceglie donne interessanti e determinate, ricche di risorse ed energie perché proprio da queste può trarre linfa vitale di cui nutrirsi. 


3) Credi che la mentalità mediterranea, in particolare italiana, con alcune madri che tendono a viziare i figli maschi e donne convinte che la gelosia eccessiva e opprimente sia sintomo d’amore possa essere una delle cause dello sviluppo di futuri “manipolatori”? 

Assolutamente si. Le modalità relazionali di una madre nei confronti del figlio maschio stanno alla base del disturbo di personalità narcisista che caratterizza la quasi totalità dei manipolatori relazionali e che li porta a sentirsi in diritto di tutto pretendere senza nulla dare. 


4) Molte volte ho letto e sentito che chi commette un femminicidio non è pazzo e neppure lo anima una lucida follia. Si tratta, dunque, di un individuo sanissimo, ma incapace d’amare. Cosa ne pensi? Credi che questa teoria sia applicabile anche ai manipolatori? 

Nel caso dei manipolatori si tratta di individui con disturbi latenti che permettono loro di passare per persone normali. Quasi mai arrivano a uccidere fisicamente la loro vittima, tendono a distruggerla più a livello emotivo. I serial killer dell anima sono individui emotivamente disturbati, arrabbiati col mondo, invidiosi, che distruggono la psiche di chi hanno accanto ma definirli perfettamente sani di mente risulta spesso difficile. Incapaci d'amare sicuramente. 


5) Alcuni sono contrari al termine “femminicidio”, perché, in qualche modo, “ghettizzerebbe” quelli che sono veri e propri omicidi sui quali non è possibile applicare una distinzione di genere. Cosa ne pensi? 

La terminologia non è essenziale però, secondo me, “femminicidio” rende bene l’idea, perché è legato al fatto che le donne sono vittime di omicidio proprio per una questione di appartenenza all'identità di genere femminile. 


6) Leggendo i tuoi libri mi sono chiesta una cosa: le donne che nascono in contesti criminali, per esempio in famiglie mafiose, crescendo secondo dettami inculcati loro fin dall’infanzia, sono vittime di manipolazione, oppure il loro è un caso da considerare a parte? 

Le donne mafiose possono essere più spesso loro le manipolatrici. Sono in tante che possiedono all interno dei clan un grande potere e vanno aumentando quelle ai vertici delle organizzazioni mafiose che prendono il posto di mariti o fratelli finiti in galera. 


7) Cosa possono fare le donne, ma anche gli uomini, perché non dimentichiamo che esistono manipolatori e manipolatrici, per evitare di finire nelle trappole ordite da questi ultimi? 

Leggere, informarsi, studiare, prender parte a gruppi di autoaiuto oggi si può perchè se ne parla molto di più. Occorre saperli ricconoscere bene: individuare i loro tratti distintivi e i campanelli di allarme . Una volta compreso con chi si ha a che fare la regola è una sola: fuggire.


8) Cosa spinge un uomo o una donna a desiderare di manipolare una persona? Tu parli di mancanza d’affetto nei primi anni di vita, di situazioni precarie, ma anche di pura malvagità. Questa è la cosa che più mi colpisce; dunque un manipolatore è sempre totalmente consapevole di ciò che fa? 

Il manipolatore deve dominare sempre nella relazione e la vittima è un oggetto funzionale a questa esigenza. Per quanto riguarda la consapevolezza dipende dalla gravità del disturbo psichiatrico. Non abbiamo ancora dati statistici che ci consentano di conoscere il grado di consapevolezza che un manipolatore ha. 


9) Credi che la violenza psicologica potrà mai essere equiparata a quella fisica dal punto di vista giudiziario? 

Tutto il lavoro che sto facendo con i miei collaboratori ha quale obiettivo primario quello di arrivare proprio a una legislazione di questo tipo. In Francia e in altri paesi europei ci sono già arrivati. Speriamo di riuscirci anche noi.


10) Quanto contano i social network e Internet in generale per la lotta alla manipolazione? 

Stiamo lavorando tantissimo per creare una rete di aiuto e sostegno a favore delle vittime, anche attraverso Internet e i social network, dove si può parlare e scambiarsi esperienze e opinioni. Abbiamo fondato e stiamo portando avanti, con altri collaboratori validissimi, l’associazione contro la manipolazione psicologica “La Volpe Nascosta”. Si tratta di una struttura con operatori preparati e specializzati in diversi settori e in grado, quindi, di dare il giusto supporto alle vittime le quali, spesso, si rivolgono a chi non sa nulla del vampirismo energetico (http://lavolpenascosta.com/


11) A cosa stai lavorando attualmente?

Oltre a continuare nella mia attività prevalente di addestramento di Forze dell Ordine e di operatori di Security e Sportelli Antiviolenza sto lavorando su consulenze peritali finalizzate a tracciare l identikit di manipolatori relazionali. E' un'impresa improba per le vittime, in sede giudiziale, convincere i giudici di subire qualcosa da qualcuno che si vende per ciò che non è e troppo spesso ricopre anche cariche da insospettabile. Con le mie relazioni aiuto le vittime a dimostrare quel che non lascia segni nè prove. 


L’autrice 

Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale si occupa di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza. Docente di Psicologia per la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell'Interno e responsabile della progettazione ed erogazione di corsi di criminologia, psicologia, psicopatologia forense e comunicazione strategica per Scuole di Polizia, Forze dell'Ordine, operatori di security, operatori del settore sanitario e sociale e di Sportelli Antiviolenza, collabora con gli assessorati alle Pari Opportunità di numerosi Comuni italiani in materia di prevenzione di violenza domestica, mobbing, stalking e reati connessi. Membro del Comitato Scientifico di LINK ITALIA (www.link-italia.net), associazione impegnata su scala nazionale e internazionale nella ricerca in ambito criminologico, vittimologico, investigativo, psicosociale e zooantropologico. Tra i massimi esperti nazionali in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica porta in giro per l'Italia un progetto di sensibilizzazione sulla violenza di genere attraverso la partecipazione a convegni, conferenze, seminari e work shop.

mercoledì 2 luglio 2014

Recensione: "I serial killer dell'anima" e "Il manipolatore affettivo e le sue maschere" di Cinzia Mammoliti

Quando sentiamo parlare di violenza ci vengono subito in mente gli schiaffi, i pugni, le percosse, insomma tutto quel che si concretizza in aggressione fisica e ben visibile. In realtà ne esiste anche un altro tipo, più subdola e nascosta, capace di fare del male ben più di un pugno o di uno schiaffo. 

Sto parlando della violenza psicologica, una vera e propria forma di devastazione brutale della psiche e dell’anima, che è preceduta dalla manipolazione relazionale, una sorta di lavaggio del cervello che porta la vittima a subire umiliazioni, denigrazioni e vessazioni di ogni sorta. 

Questo lento, inesorabile annientamento della personalità dell’altro è conosciuto anche con l’inquietante nome di “vampirismo energetico” e il nome è davvero molto eloquente. Il vampiro, nel folklore e nella letteratura, succhia il sangue delle vittime privandole, quindi, della linfa vitale, ovvero dell’esistenza stessa.

Più o meno ciò che fa il manipolatore. Quest’ultimo, infatti, attraverso un meccanismo perverso di denigrazione, umiliazione, privazioni e offese via via più pesanti, priva la vittima dell’energia vitale, ovvero dell’autostima, della grinta che serve per vivere, dell’amore per la vita.

I vampiri energetici, esseri senza alcuna sensibilità o sentimenti, hanno “bisogno” di annullare l’indole di chi dicono di amare perché covano odio e invidia verso chi ha una personalità strutturata, cioè proprio ciò che manca loro. 

Non solo: per “sopravvivere” rivolgono la loro nefasta attenzione nei confronti di uomini e donne in apparenza ben solidi e strutturati, approfittando, magari, di una debolezza (ne abbiamo tutti) o di un periodo difficile (anche in questo caso può capitare a chiunque, è del tutto umano). 

Dobbiamo inoltre ricordare che i manipolatori-vampiri non soltanto sono pericolosi per la nostra vita e il nostro futuro, ma sono sia uomini che donne; può trattarsi del compagno, del marito, della moglie, non c’è alcuna distinzione da questo punto di vista, benché le donne siano troppo spesso i soggetti più colpiti, le vittime che trovano enormi difficoltà a liberarsi dal loro carnefice. Tutto ciò di cui vi sto parlando era quasi sconosciuto anche a me. 

Avevo sentito parlare di manipolazione, di violenza psicologica, ma i libri della dottoressa Cinzia Mammoliti mi hanno davvero aperto gli occhi e le informazioni che ho condiviso con voi sono proprio il frutto di queste letture. “I serial killer dell’anima” e “Il manipolatore affettivo e le sue maschere”, ed. Sonda, sono due vere e proprie guide, scritte in maniera eccellente, che vorrei consigliare a tutti, per la serietà dell’autrice e della sua esposizione chiarissima che spalanca le porte di una nuova consapevolezza su una piaga nascosta della nostra società e di cui ancora non si parla abbastanza. 

Nei due libri vengono date descrizioni esaustive degli identikit dei possibili manipolatori, corredati da storie vere, di donne che si sono letteralmente perse dietro a falsi amori e hanno faticato non poco per ritrovare la serenità e la fiducia perdute nel mondo e nel prossimo. Queste storie sono puntualmente analizzate dalla dottoressa, che spiega in che modo le vittime sono cadute nella rete dei manipolatori e ricollegando traumi e fragilità del passato a errori del presente delle vittime. 

Troppo spesso, poi, come spiega Cinzia Mammoliti, le conseguenze della manipolazione psicologica rimangono impresse nella memoria e nel cuore delle vittime, creando reazioni molto particolari, tali da dare vita a una vera e propria sindrome nota come TDN (trauma da narcisismo, individuato dal Prof. Pier Pietro Brunelli) o SDMR (Sindrome da Manipolazione Relazionale, agli studi Cinzia Mammoliti/Francesca Sorcinelli). 

Cinzia Mammoliti offre al lettore tutti gli strumenti per comprendere e difendersi al meglio dal vampirismo energetico, aggiungendo ai casi trattati, alla spiegazione del concetto e all’esatta terminologia, una bibliografia e una filmografia precise e ampie con cui il lettore può approfondire gli argomenti trattati. 

L’autrice ci spinge a prendere coscienza di un comportamento meschino e crudele di cui tutti potremmo essere vittime potenziali. Dobbiamo imparare a riconoscere il manipolatore e fuggire il prima possibile. Prima che sia troppo tardi. 


I libri 

Titolo: I serial killer dell’anima

Autore: Cinzia Mammoliti 

Casa editrice: Sonda 

Pagine: 143 

Anno di Pubblicazione: 2012 

Prezzo: 12,50 euro 








Sinossi

Chi sono i serial killer dell'anima? Come agiscono? Perché certi uomini si presentano in un modo e poi si rivelano completamente diversi? Cosa induce molte donne a farsi maltrattare? Perché a fronte di molestie, umiliazioni e vessazioni costanti anziché fuggire rimangono accanto al loro persecutore? Spesso il crimine non viene neppure denunciato perché compiuto proprio dalle persone che più si amano, e che si sentono così autorizzate a continuare a delinquere nel silenzio di chi viene abusato. Il più delle volte infatti le vittime non prendono in considerazione le proprie esigenze e i propri diritti, ma consentono al manipolatore di molestarle, opprimerle, umiliarle. Paure e sensi di colpa inutili concorrono poi a peggiorare la situazione, e la vittima cade in relazioni dolorose e destabilizzanti dalle quali liberarsi rappresenta, a volte, un'impresa titanica. 


Titolo: Il manipolatore affettivo e le sue maschere 

Autore: Cinzia Mammoliti 

Casa editrice: Sonda 

Pagine: 132 

Anno di Pubblicazione: 2014 

Prezzo: 12,50 euro 








Sinossi 

Di violenza sulle donne si parla e dibatte quando ormai è troppo tardi, quando si verifica un omicidio e la nostra morbosa curiosità fa aumentare l'audience dei media, che diffondono sistematicamente dati allarmanti; così l'opinione pubblica si indigna e scatta la caccia al "mostro", fino alla notizia di cronaca successiva. Ma cosa scatta nella mente di un uomo che uccide la compagna? E perché parenti e amici della vittima vengono colti quasi sempre di sorpresa? L'arma per difendersi dalla violenza psicologica e fisica è la consapevolezza: bisogna conoscere i manipolatori affettivi per neutralizzarli e per farlo occorre riconoscere le maschere dietro cui si celano. L'autrice individua le dieci principali tipologie: dal bugiardo patologico al buon padre di famiglia, dal parassita al cybervampiro, dall'uomo del mistero al salvatore, dalla finta vittima al mentore, dall'altruista al dipendente, ognuna introdotta dalla testimonianza di una sua vittima. Ne analizza le peculiarità che possono fornire spunto di riflessione e analisi da parte delle potenziali vittime ed elenca i principali campanelli d'allarme. Con una proposta su come prevenire la violenza sulle donne e fornire un'adeguata tutela alle vittime. 


L’autrice 

Laureata in Giurisprudenza nel 1993 con specializzazione in Criminologia, Psicopatologia forense e Psicologia criminale si occupa di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza. Docente di Psicologia per la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell'Interno e responsabile della progettazione ed erogazione di corsi di criminologia, psicologia, psicopatologia forense e comunicazione strategica per Scuole di Polizia, Forze dell'Ordine, operatori di security, operatori del settore sanitario e sociale e di Sportelli Antiviolenza, collabora con gli assessorati alle Pari Opportunità di numerosi Comuni italiani in materia di prevenzione di violenza domestica, mobbing, stalking e reati connessi. Membro del Comitato Scientifico di LINK ITALIA (www.link-italia.net), associazione impegnata su scala nazionale e internazionale nella ricerca in ambito criminologico, vittimologico, investigativo, psicosociale e zooantropologico. Tra i massimi esperti nazionali in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica porta in giro per l'Italia un progetto di sensibilizzazione sulla violenza di genere attraverso la partecipazione a convegni, conferenze, seminari e work shop. 


Per saperne di più 


mercoledì 18 giugno 2014

Anteprima: “Oltre il Buio. Il Prequel” di Sara Purpura

Una nuova anteprima firmata Genesis Publishing; un’autrice giovane, di talento e dalla spiccata personalità.  

Sara Purpura ha fatto dei sentimenti la colonna portante delle storie che narra con grande intensità e coinvolgimento emotivo. 

 Il prequel “Oltre il Buio è una piccola dimostrazioni delle doti di questa brava scrittrice siciliana e potete scaricarlo gratuitamente su Amazon dal 17 al 21 giugno.

Il romanzo omonimo verrà pubblicato il 10 luglio e, parallelamente, si svolgerà il blogtour a esso collegato. 

Vi consiglio di “tenere d’occhio” questa autrice che fa parte di una folta schiera di donne e scrittrici in grado di parlare al cuore, ma anche far riflettere attraverso tematiche molto attuali. Buona lettura!


Il Libro 

Titolo: Oltre il Buio 

Autore: Sara Purpura 

Casa editrice: Genesis Publishing 

Pagine: 39 

Prezzo: gratuito dal 17 al 21 giugno. Dopo questa data sarà disponibile a 0,86 euro 

Formato: ebook  

Data di Pubblicazione: 11 giugno 






 Sinossi del prequel 

"Leggere è niente: il difficile è dimenticare ciò che si è letto". 
Ennio Flaviano 

Quando ho scritto "Oltre il buio", ero in fase di sperimentazione. Era il mio primo romanzo, la storia prendeva forma febbrilmente, ma ancora, non sapevo bene cosa farne dei miei personaggi. Per uno scrittore, le proprie vicende non si distinguono mai pienamente dalla fantasia. Le senti realistiche ed i protagonisti appaiono così veri e umani, da combattere con loro, viverli e regalargli, infine, il finale che meritano. Purtroppo o per fortuna, prima di essere una scrittrice sono anche una lettrice, così, mi sono ritrovata a pensarci assiduamente, anche a stesura conclusa. Ho avvertito la scomoda certezza di detenere il segreto di Rachel e Stephan: il loro passato. E di essere responsabile del loro presente, in maniera assoluta. Così, li ho accompagnati in questo percorso, sentendomi spesso esasperante per le scelte, le reazioni e anche le conseguenze che gli ho messo in spalla come un bagaglio mal ridotto. Quando l'ho concluso, dopo aver vissuto mille emozioni, mi sono chiesta cosa ne avreste pensato voi lettori. È una storia complicata, per certi versi assurda. L'idea di inserire un prequel, nel quale venisse spiegato chi erano prima del loro incontro, è diventata quindi una necessità. Lo dovevo a voi, a Rachel e Stephan e alla loro storia così tribolata, per cui, certe dinamiche, vi appariranno più chiare in seguito. Non andremo lontano. Solo pochi anni indietro prima che il destino li facesse incontrare e che l'amore ridipingesse il loro mondo, spazzando via ogni cosa, paure comprese, e incastrandosi perfettamente in un passato illogico, perché l'amore è perfezione, anche quando conserva la propria folle sregolatezza. 
L'Autrice 


Trama del romanzo 

Mi chiamo Rachel Stone. Ho passato venticinque anni della mia vita, senza accorgermi di quale strada avessero preso i miei sogni, e la mia esistenza è un completo disastro. Almeno prima di lui: Stephan Queen. L'uomo più stronzo e bello che abbia mai incontrato, ma che è capace di smuovere i fragili equilibri ai quali mi ancoro. Ho conosciuto la solitudine, ma anche l'amore. Quello vero, che ti ruba l'anima e la fa volare. Poi l'ho perso, flagellato e ritrovato. Ho odiato la mia esistenza, l'ho riscoperta, rivalutata e legata per sempre a un uomo complesso, che il destino vuole accanto a me, ad ogni costo. Ma per capirne di più, dobbiamo andare lontano. Esattamente a otto mesi fa. Al mio primo colloquio di lavoro, al giorno più importante e assolutamente sconvolgente della mia vita, e a lui: colui che l'ha resa finalmente degna di essere vissuta. 


Il blogtour 


Prima tappa: 24 giugno su: conniefurnari.blogspot.it 

Seconda tappa: 1° luglio su: angolodeitopiiii.blogspot.it 

Terza tappa: 8 luglio su: genesispublishing.blogspot.it 


Per saperne di più 

La pagina dedicata al prequel sul sito della casa editrice 



Il booktrailer del romanzo


L’Autrice 

Sara Purpura nasce a Palermo. Malgrado si definisca “cittadina del mondo” non riuscirebbe a vivere altrove. Consegue il diploma magistrale e coltiva da sempre la passione per la scrittura, ma il destino vuole che lei compia una scelta che la porta a riporre le idee nel cassetto per un po’. In questo frattempo non smette di scrivere, perché scrivere è il modo in cui si sente libera. Decide di farsi conoscere, tramite i social network e, infine, trova la sua strada, pubblicando per la Genesis Publishing. Sposata e madre di due figli che adora, Sara ama leggere qualsiasi cosa , anche le etichette degli shampoo al supermercato. Se volete farla felice, regalatele un libro. Se volete vederla arrabbiata, ditele che leggere non serve a nulla. “Chi legge vive storie che non potrebbe vivere in una vita sola” è il suo motto. Scrive storie che le piacerebbe leggere e si emoziona mentre lo fa, sperando di riversare nei suoi racconti parte della trepidazione che prova portandole alla luce. Ama i romance, i grandi romanzi d’autore e gli storici. Scrive, legge e ama. La sua vita si ciba di questo.
(Tratto dal sito della Genesis Publishing).

martedì 17 giugno 2014

Anteprima: “I Processi di Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal trono al Patibolo” di Giorgia Penzo

E’ con grande piacere che annuncio l’uscita di un interessante e originale saggio storico, “I Processi di Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal Trono al Patibolo” di Giorgia Penzo, edito in ebook da Genesis Publishing dal 23 giugno

Non si tratta di semplici biografie dei personaggi storici, ma di una attenta e accurata ricostruzione di un mondo ormai lontano, ma che ha posto le basi per lo sviluppo delle società contemporanee in cui viviamo. 

Giorgia Penzo, innamorata della Francia di Luigi XVI e Maria Antonietta, analizza un ambiente noto per gli intrighi politici, i tradimenti e la spregiudicatezza di alcuni dei suoi membri.

Un’occasione per “incontrare” la Storia. Non perdetelo! 


Il libro 

Titolo: I Processi di Luigi XVI e Maria Antonietta. Dal Trono al Patibolo 

Autore: Giorgia Penzo 

Casa editrice: Genesis Publishing 

Pagine: 250 

Data di Pubblicazione: 23 giugno 2014 

Prezzo: 4,20 euro 






Sinossi 

La storia, si sa, la fanno i vincitori. Alcuni personaggi sono diventati immortali anche grazie a gesti che non hanno mai compiuto, o frasi che non hanno mai pronunciato. Maria Antonietta, ad esempio, non disse: «Se non hanno pane, che mangino brioche». Qual è allora la verità e dove iniziano le menzogne dei detrattori? Il libro racconta il passaggio in Francia dalla monarchia di diritto divino – tipica dell’ancien règime - all’instaurazione della giuria penale propria della realtà rivoluzionaria, fino a giungere all’analisi dei processi del re e della regina che hanno segnato la fine di un’era. Cosa significava per un re essere investito del potere di regnare direttamente da Dio? Come la giuria penale – istituto di origine anglosassone – si è sviluppata in Francia? Se Luigi XVI era inviolabile secondo la Costituzione francese, com’è stato possibile processarlo? Come si svolsero le votazioni e in che clima? Ci furono brogli? Maria Antonietta era realmente colpevole dei reati che le furono ascritti? Perché la regina era così odiata dal popolo? Queste sono solo alcune delle domande alle quali questo saggio cerca di dare una risposta. 


http://laparigidimariaantonietta.blogspot.it/

Per saperne di più 

La pagina della casa editrice dedicata al saggio

Il blog dell’autrice in cui trovate anche tutte le istruzioni relative al giveaway del saggio, che si protrarrà fino al 7 luglio. Affrettatevi, perché potreste vincere una copia. 

La pagina Fb del giveaway https://www.facebook.com/events/507748756021653/?fref=ts 




L’autrice 

Giorgia è nata a Reggio Emilia nel 1987. Dopo aver conseguito la maturità magistrale, s’iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Parma dove si laurea a pieni voti. Le discipline a cui resta particolarmente legata sono Filosofia e Storia del diritto. Essendo da sempre interessata al passato e ai suoi protagonisti, la storia e la ricerca sono parte integrante della sua passione per la scrittura. I suoi interessi spaziano dalla mitologia classica, fino all’arte e il cinema. È autrice di diversi racconti, e di una duologia urban fantasy composta dai romanzi “Red Carpet” e “Asphodel“ (Editrice GDS). A Marzo 2014, con il racconto “La Stella di Seshat”, si classifica al terzo posto nel concorso letterario #SEMantica 22 indetto dalla casa editrice SEM Edizioni. Con la casa editrice digitale Genesis Publishing ha pubblicato il saggio storico giuridico “I processi a Luigi XVI e Maria Antonietta – Dal trono al patibolo”. 
(Foto e biografia tratti dal sito dell’autrice).

lunedì 26 maggio 2014

Intervista con Carla Marcone

Oggi ho il grande piacere di intervistare un'altra eccellente autrice, Carla Marcone, una donna determinata, dalle idee chiare, indipendente e "divinamente ribelle". 
Pochi giorni fa ho recensito il suo splendido romanzo, "Teresa e La Luna" (trovate qui la recensione) edito da Scrittura & Scritture
Non mi resta che ringraziare Carla per aver offerto, con le sue risposte, interessanti stimoli per riflettere su questioni attualissime e augurarvi buona lettura. 


1) Perché hai scelto di raccontare la storia di Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri?

Non l’ho scelta io. Ha scelto lei me. Chantal ed Eliana mi hanno proposto la storia. Lo racconto nella nota d’autore del libro. 


2) C’è qualcosa di te, del tuo carattere che si riflette nella protagonista del romanzo? 

Magari. Mi sarebbe piaciuto assomigliarle almeno un po’. Però, il suo dolore di madre ho potuto comprenderlo fino in fondo. L’ho sentito nella carne, nelle viscere, perché ho due ragazzi che sono la luce degli occhi miei. E Lina era la luce degli occhi di Teresa. 


3) Tu sei napoletana. In cosa è cambiata, se è cambiata, l’essenza della Napoli di ieri rispetto a quella di oggi? 

L’essenza di Napoli non è cambiata e non cambierà, neppure se scende il Padreterno dal cielo. Siamo un popolo variopinto, multietnico, multiculturale, che fa delle proprie strade palcoscenico, che improvvisa la tragicommedia della vita con attori che cambiano maschera e ruolo all’occorrenza. Napoli è mille culture, mille paure, è ’a voce de’ creature che saglie chianu chiano, e tu sai che nun si sulo. Qui, pure se ci provi, solo non rimani. Mai. 


4) Credi che una donna come Teresa possa essere un modello per le donne, e perché no anche gli uomini di oggi? 

Teresa è un modello per tutti. La storia l’hanno fatta sia le donne che gli uomini, ma l’hanno scritta gli uomini … 


5) Hai un “metodo” di scrittura particolare, un orario o un luogo ben precisi in cui ti dedichi solo alla scrittura? 

Scrivo sempre prima con la penna, è l’unica mia regola, o meglio abitudine. Per il resto sono indisciplinata, purtroppo. E sebbene i processi creativi non vogliano progetti, pretendono disciplina. E così per disciplinarmi scrivo tutti i giorni. Scrivere è un mestiere, e lo scrittore non è un invasato. L’ispirazione non scende dal cielo, ma dal sudore della fronte, anzi del cervello. 


6) Come sei arrivata a “Scrittura & Scritture”? 

Dalle Pagine Gialle. Non avevo ancora internet. Ricordo che da subito mi ispirarono fiducia. Per me era come affidargli un figlio. Sono stata fortunata, sono in gamba e serie. Ci credono. E’ importante incontrare chi ci crede. 


7) Pensi che la frase “Napoli è un paese ove occorre che qualcuno abbia un poco più di
Foto tratta dal sito di Scrittura & Scritture
coraggio affinché gli altri dopo lo imitino
” possa essere applicata all’Italia dei nostri giorni? 

Pensa che quella frase l’ho trovata su un giornale vecchio d’un secolo, spulciavo ovunque e qualunque cosa in quel periodo. Ne ho respirata di polvere di biblioteche ed emeroteche! E credo valga sempre, sì. Voglio crederci. 


8) Il tuo romanzo è ambientato proprio nella primissima fase di nascita dell’Italia moderna, eppure, per certi versi, il tempo sembra non essere passato. Secondo te i pregi e i difetti degli italiani sono sempre gli stessi o sono mutati? 

Dopo un secolo e mezzo, sono cambiate tante cose. Abbiamo vecchi pregi e nuovi difetti, ma anche nuovi pregi e vecchi difetti, ma qualcosa non c’è mai stata, ahinoi!, il popolo italiano. L’Italia c’è, ma gli italiani? 


9) Ogni pagina di “Teresa e La Luna” è permeata da un fiero senso di appartenenza a Napoli, lo stesso che io ho trovato in un’altra eccellente autrice, Maria Orsini Natale. Persino l’uso del dialetto ne è una prova. Ritieni che questo senso di appartenenza , ancora oggi, scavalchi in qualche modo quello nazionale? 

Mi piacerebbe risponderti di no. Mi piacerebbe sentirmi italiana. Tanti giovani ci hanno creduto, hanno combattuto e sono morti, requiescant in pace, per fare questo paese, ma invano. Ergo, mi discolpo, con sarcasmo ma mi discolpo, e ti rispondo che non trovando italiani in giro, devo accontentarmi d’essere napoletana. 


10) Qual è il tuo rapporto con i social network? Vedi dei pregi o dei difetti in questi strumenti? 

Come in ogni cosa: ogni eccesso è difetto. 


11) Un’ultima curiosità: puoi rivelarci qualcosa sul prossimo romanzo che stai scrivendo?

 Ho intrapreso una strada difficile. Sono due anni che lavoro su un’idea che ne ha più di dieci. Ci tengo talmente tanto a questa storia che i personaggi mi prendono la mano e decidono da sé. E tutte le volte che credo d’aver finito ricomincio da capo. Il lavoro peggiore per uno scrittore è : tagliare. Grazie. 


Grazie a te Carla!

giovedì 22 maggio 2014

Intervista ad Adriana Assini

La grande Adriana Assini, una delle mie autrici preferite, ha accettato di farsi intervistare da me sul suo libro “Un Sorso di Arsenico”, edito da Scrittura & Scritture e di cui ho parlato pochi giorni fa (trovate la recensione e i dati del libro qui). 
Grazie Adriana e grazie a tutto lo staff di Scrittura & Scritture! 
Godetevi l’intervista, perché ci sono molti spunti di riflessione e buona lettura! 


Per gentile concessione di Scrittura & Scritture
1) Come è nata l’ispirazione per scrivere un romanzo dedicato a Giulia Tofana? Perché hai scelto proprio lei? 

Giulia Tofana era la risposta a una definizione di un cruciverba estivo. Questo, il nostro primo incontro, a cui ne sono poi seguiti altri in biblioteca, dove ho potuto saperne un po' di più sul suo conto. Quando ho scoperto che vendeva il micidiale veleno di sua invenzione soltanto alle donne intenzionate a liberarsi di mariti violenti e ingombranti, ho deciso che sarebbe stata la protagonista del mio prossimo romanzo. 


2) Oltre che scrittrice sei anche una famosa acquerellista. Il processo creativo che ti spinge a inventare storie e a dipingere è lo stesso o diverge, visto che si tratta di due differenti linguaggi artistici? 

Le storie si raccontano in tanti modi. Io lo faccio sia con la penna che con il pennello. I miei romanzi sono storici o a sfondo storico, quindi - pur con tutte le libertà concesse ai narratori - attingono dal "vero". Quando invece dipingo, mi affido a un mondo popolato di riferimenti, evocazioni, figure legate alle fiabe, al mito, ai sogni e alle leggende. 


3) Ritieni che il personaggio di Giulia sia “non etichettabile”, come l’ho definita nella recensione, oppure credi possa essere un’antieroina? 

Non so chi fosse veramente Giulia Tofana. Quella che è uscita dalla mia penna sfugge alle facili classificazioni. In qualunque "casella" la si voglia ingabbiare, lei ci sta stretta. A mio avviso, proprio le sue contraddizioni sono la sua forza; l'ossimoro è la sua sostanza. Gesti, decisioni, affermazioni di Giulia non suggeriscono forse un'ingiusta coerenza, un "dilettoso male", taciti tumulti? 


4) Manfredi e Nicodemo sono due facce della stessa medaglia, opposti in tutto, persino innamorati in maniera “diversa” di Giulia. Come li definiresti? Ne preferisci uno? E’ stato difficile caratterizzarli? 

Con Manfredi, ricco e nobile, ho voluto tratteggiare il profilo di un giovane non ancora corrotto dal potere e dal denaro, reso più accorto e sensibile - rispetto alla media degli uomini del suo tempo e del suo ceto - da alcune pietre d'inciampo piovute all'improvviso sul suo cammino costellato di privilegi. Manfredi insegue una felicità incompatibile con le circostanze e ne subisce suo malgrado le conseguenze, oscillando tra la voglia di rompere gli schemi, abbandonandosi ai suoi sentimenti per Giulia, e la necessità di conservare l'approvazione sociale di quelli del suo rango. In Nicodemo, dalla natura sottilmente inquieta e dissonante, l'assenza di scrupolo e certe vistose licenze morali sono spesso bilanciate da ragionamenti non banali, che invitano a frequentare più la precarietà del dubbio che le certezze assolute. Più congeniale a una creatura come Giulia, non ne ha però né la stessa ruvida fermezza, né lo stesso nero coraggio. E nemmeno sa andare - come lei - fino al fondo delle cose e di se stesso. Mi piacciono entrambi, Manfredi e Nicodemo, perché le loro personalità offrono sfaccettature diverse, capaci di suscitare riflessioni differenti, ma ugualmente interessanti. Nessuna difficoltà nel caratterizzarli. Era come se stessero aspettando di uscire dalla mia penna. Così come è stato con Giulia, che mi pareva di conoscere da sempre. 


5) Credi che il lettore possa identificarsi con i protagonisti, almeno in parte? E’
importante, per te, che esista questa sorta di empatia tra il lettore e il personaggio? 

Foto tratta dal sito di Scrittura & Scritture
Identificarsi con Nicodemo? Chissà! Di sicuro ci sono religiosi disposti a interpretare a modo loro la fede e gli obblighi che gli derivano dall'abito talare. Immagino che tra questi qualcuno, nel segreto della propria coscienza, potrebbe perfettamente ritrovarsi nelle ambiguità del frate siciliano. Identificazione ancora più facile per il personaggio di Manfredi: la contrapposizione su ciò che lui brama e ciò che gli conviene non conosce limiti geografici né temporali. Per Giulia, farei un discorso a parte. Troppo sui generis per immedesimarsi a cuor leggero in lei. Ciò che posso testimoniare è che ispira molta simpatia (tra le donne). Lo riscontro attraverso l'entusiasmo dimostrato da giovani e meno giovani ogni volta che presento "Un sorso di arsenico"... 


6) Cos’è per te la libertà? 

Poter esprimere le mie opinioni e vivere secondo i miei principi senza il timore di venire censurata, perseguitata, repressa.


7) Come ti sei documentata per ricreare il personaggio di Giulia e gli ambienti del tempo?

Come per qualsiasi altro romanzo storico o a sfondo storico, ho frequentato biblioteche, acquistato e consultato vari testi... 


8) Sia la tua protagonista che frate Nicodemo sono in continuo, benché precario, equilibrio tra bene e male, obbedienza e indipendenza. Io stessa non li definisco né “buoni” né “cattivi” in assoluto, nonostante le evidenti malefatte. Qual è la tua opinione in proposito? 

Li ho pensati entrambi (ma soprattutto Giulia) come personaggi difficilmente inquadrabili nelle rigide caselle del bene e del male. Le sfumature contano, anche se a volte confondono, soprattutto se si cercano definizioni certe e classificazioni "rassicuranti". 


9) C’è un consiglio che vorresti dare agli autori esordienti? 

Consigli ovvi, però mai passati di moda: leggere tanto, scrivere tutti i giorni, non innamorarsi perdutamente di tutto quello che esce dalla propria penna. La severità con se stessi aiuta a fare progressi; l'indulgenza, molto meno. 


10) Qual è il tuo rapporto con i social network? 

Saggezza e spirito pratico suggeriscono la necessità di adeguarsi ai cambiamenti, in caso contrario, si rischia di restare indietro. Con questa consapevolezza, sto timidamente tentanto di superare le resistenze verso i social network, dettate da una predilezione per la privatezza e le forme di comunicazione tradizionali (amo scrivere lettere, mi piace parlare al telefono fisso). Riconosco, tuttavia, la straordinarietà di certi "diabolici strumenti" come fb, capaci - in pochi secondi - di metterci in comunicazione con un ampio numero di persone in tutto il pianeta. Un servizio di rete sociale, dunque, che è anche una conquista sul piano democratico, poiché consente una diffusione immediata delle idee e dei fatti senza filtri e mediazioni. Per stare alla materia di comune interesse, credo che questo genere di reti sia molto utile per dare maggiore visibilità ai piccoli e ai medi editori, normalmente schiacciati dalla concorrenza dei "grandi", e di conseguenza ai loro autori, altrimenti relegati nella penombra. 


11) Un’ultima domanda un po’ più indiscreta: posso chiederti a cosa stai lavorando in questo momento? 

Sto "limando" una storia del medioevo italiano. Protagonista una donna realmente esistita. Tutto il resto...è una sorpresa.

lunedì 19 maggio 2014

Recensione: “Teresa e La Luna” di Carla Marcone

Il legame che unisce madre e figlia è indissolubile, inspiegabile. Un amore totale che, privato dei corpi in cui per natura deve dimorare, diventa un fiume pronto a rompere gli argini. Un sentimento che può, se non “incanalato”, danneggiare, pur essendo nato per il bene. Questo è il rischio corso dalla protagonista del poetico romanzo di Carla Marcone, “Teresa e la Luna”

Dove potrebbe riversarsi l’amore materno di Teresa, che ha perso la sua bambina, provando il dolore e l’angoscia di sopravviverle? Non è forse contro natura dover continuare a respirare, quando il frutto della propria esistenza, la testimonianza tangibile del passaggio di un essere umano in questo mondo, viene a mancare, inghiottita dalla morte? 

Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri è costretta a sopportare il lutto, ma la sua indomita sete di vita non tarda a farsi sentire. Deve dare un senso alla sofferenza e persino a se stessa. I suoi giorni non possono rimanere una sequenza di nulla che si rinnova a ogni alba. 

Questo amore che le esplode dentro, mescolato alla rabbia di quella che percepisce come un’ingiustizia, un disegno divino di cui non accetta l’imperscrutabilità, deve trovare uno sbocco.

La personalità ribelle di Teresa, il muro di fierezza che si scontra con i rigidi monumenti alle convenzioni, si insinua nella voragine di vuoto lasciata da sua figlia e trova, tramutando il dolore in soccorso, uno sfogo nell’aiutare gli altri

La piaga del tormento viene, così, lenita, ma l’abnegazione di Teresa non è dettata da un bisogno egoistico. Lei è una vera filantropa; il desiderio di essere utile, di condurre una battaglia per la sua gente è evidente. Il lutto le dà, paradossalmente, la grinta per andare avanti. La rinascita di Teresa sta proprio nella morte di sua figlia Lina; una resurrezione dal dolore, difficile, tormentata, comunque incompleta, perché non le restituirà il sangue del suo sangue. 

La vita, a volte, mette gli esseri umani di fronte a barriere così alte da sembrare insormontabili. Pare che oltre non si possa andare. Rinunciare vuol dire, però, smettere di vivere e spegnersi poco a poco. Il fuoco di passione che arde in Teresa non le consente di arrendersi, ogni respiro è una spinta a resistere e a ricordare Lina attraverso il sostegno offerto ai più deboli, a quelli che sopravvivono ai margini della società.

All’inizio del romanzo l’eroina (proprio così la definirei) dice una grande verità, attualissima ma, per l’epoca, poco ortodossa: “Napoli è un paese ove occorre che qualcuno abbia un poco più di coraggio affinché gli altri dopo lo imitino”. Mi permetto di sostituire a “Napoli” un altro nome che, ogni tanto, “dimentichiamo” di amare. Italia. Questa frase è l’essenza di Teresa, ma anche della splendida città di Napoli. E dell’Italia di ieri e oggi. 

Sì, perché “Teresa e la Luna” è un romanzo dedicato a un grande personaggio napoletano ma, in realtà, anche alla nostra nazione che deve trovare il coraggio di risollevarsi. Teresa personifica Napoli, ma anche la stessa Italia. 

Teresa è indomita, per questo incompresa, nobile, intelligente, geniale nel precorrere i tempi e saper guardare oltre i cenci che avvolgono a malapena gli “scugnizzi”. 

La sofferenza fa affiorare una spiccata sensibilità già latente in lei; non le consente di chiudersi, bensì di aprirsi al mondo, perché i caratteri indomabili non riescono a fossilizzare lo strazio, consentendogli di scavare fino a depositarsi nell’anima, ma lo “usano” per diventare più forti. Non è facile, ci vuole tempo e volontà, la stessa che ha Teresa quando salva chi ha avuto la sfortuna di nascere in una situazione di svantaggio.

La concretizzazione di questo processo è nella costruzione di un ospedale intitolato proprio a sua figlia. Da notare che di un personaggio come Teresa Filangieri Fieschi Ravaschieri molti si sono dimenticati. 

Capita, talvolta, che la memoria faccia difetto ad alcuni italiani, per fortuna non a tutti: l’amore, la passione, la poesia con cui Carla Marcone racconta la storia, tra la biografia e il romanzo, di una grande napoletana e italiana è la prova della capacità di molti di ricordare, far tornare a vivere e presentare, perché no, come modelli, personaggi del passato i quali ci hanno lasciato un’eredità emotiva e umana che spesso rimane nell’ombra. 

Perché non viene dato sufficiente spazio a donne come Teresa? Per quale motivo Napoli viene rammentata per le sue mancanze ma quasi mai per i suoi pregi? Perché della storia di questa città si continua, inconsapevolmente (?), a narrare solo alcuni fatti e in una ben determinata ottica? (Lo stesso discorso vale per l'Italia di oggi).

I problemi ci sono, sono tanti e non si possono, né si devono nascondere. Eppure quanti conoscono davvero il patrimonio letterario, scientifico, musicale e artistico che Napoli ha donato al mondo?

All’immagine odierna di questa città mancano dei tasselli. Teresa è uno di questi (insieme gli scambi culturali tra Napoli e la sponda opposta del Mediterraneo nell’Ottocento, lo sviluppo del teatro tra la stessa Napoli e l’Egitto, la massoneria... I temi poco esplorati da un punto di vista divulgativo sono molteplici e riguardano proprio la Napoli di Teresa). 

Grazie a Carla Marcone per la poesia delicata che mette in tutto ciò che scrive, per aver fatto affiorare la sua città in mezzo ai “sentito dire”, per aver dato una diversa prospettiva, umana e culturale di un luogo e un’epoca, per aver rotto lo specchio che rimandava a un’unica immagine della città partenopea e cercato le sfumature che solo una figlia innamorata della Napoli che l’ha generata può descrivere. 


Il Libro

Titolo: Teresa e La Luna 

Autore: Carla Marcone 

Casa editrice: Scrittura & Scritture 

Pagine: 186 

Anno di Pubblicazione: 2008 

Prezzo: 11,50 euro 






Trama

Teresa Filangieri è nata da una nobile e influente famiglia. Sposa del duca Ravaschieri, perde la sua unica figlia Lina appena adolescente. Da quel momento in ogni bambino cencioso, solo, ammalato e affamato di una Napoli alle soglie dell’Unità d’Italia rivede sua figlia, e comincia a dedicare tutto il suo tempo a loro, adoperandosi affinché abbiano una sorte migliore. Lottando contro mille ostacoli, trova la forza e il coraggio di far costruire, impegnando la sua dote, il primo ospedale pediatrico a Napoli. Ruotano intorno a lei, in un ritmo narrativo vorticoso e avvincente, personaggi reali e di fantasia: il guappo Michele, al secolo ’o Belzebù, il servo Raffaele, la prostituta Maddalena, il gobbo Casanova e Paolina Craver. Una trama dal ritmo cinematografico per il nuovo libro di Carla Marcone che, dopo il successo di Fiori di carta, ci regala lo splendido ritratto di una donna complessa e passionaria sullo sfondo di un periodo storico di grandi superstizioni e incertezze. 


L’Autrice 

Foto tratta dal sito di "Scrittura & Scritture".
Carla Marcone è nata a Napoli in una calda notte di luglio, mentre nel mondo echeggiava la rivolta e le streghe tornavano bruciando il reggiseno in piazza. Crescere in una famiglia di stampo patriarcale, dove, però, erano le donne a portare i pantaloni, ha sviluppato in lei un estremo senso di ribellione contro ogni sopruso, contro ogni ingiustizia. I suoi personaggi, di cui l’autrice racconta in uno stile fatto spesso di parole sussurrate che nascondono segreti, affrontano nella maggior parte dei casi il proprio destino spinti dalla molla del “adessovifacciovedereiodicosasonocapace”, talvolta uscendone vittoriosi, altre delusi e sconfitti; ma è la vita, sì la vita, quella vera, quella della gente comune che Carla Marcone trasporta, riveduta e corretta dalla fantasia, nei suoi romanzi. Ha pubblicato il racconto Favola d’Aprile (2004), e i romanzi Fiori di carta (Scrittura&Scritture 2005) e Teresa e la luna (Scrittura&Scritture, 2008). 
(Tratto dal sito di Scrittura & Scritture). 


Per saperne di più 

La pagina dedicata al libro sul sito della casa editrice Scrittura & Scritture.