mercoledì 10 giugno 2015

Recensione. “La Vendetta di Isabelle” di Marta Savarino

Oggi vi propongo un appassionante romanzo storico, una storia d’amore e avventura con un’eroina tanto forte quanto ribelle alle convenzioni del suo tempo. “La vendetta di Isabelle”, di Marta Savarino, mi ha riportato indietro nel tempo quando, da ragazzina (quindi non molto tempo fa ;-) ) guardavo rapita i film di Angelica la Marchesa degli Angeli e ne leggevo le gesta travolgenti sui libri, ma sarebbe più corretto dire capolavori, scritti da Anne e Serge Golon.
 
Non esagero; ho ritrovato quelle atmosfere in bilico tra luce e ombra, detto e non detto, indole personale e legge, intrighi politici e misteri celati nelle alcove degli aristocratici, amore contrastato e fraterna benevolenza che mi hanno sempre colpito e continuano a stimolare la mia fantasia e le mie emozioni.
 
Siamo nella Parigi del Re Sole, ecco spiegato, in parte, quell’equilibrio sottile tra apparenza ed essenza a cui accennavo prima parlando di luce e oscurità. Luigi XIV ha letteralmente rinchiuso i suoi nobili in una gabbia dorata, memore della Fronda, in cui ogni minimo dettaglio è codificato, tutto è legge, prima ancora che dello Stato, del sovrano, poiché egli, del resto è lo Stato francese.
 
Marta ha reso in modo eccellente queste sfumature di potere; è evidente la sua ottima conoscenza e il suo amore per questa epoca così importante, preludio inconsapevole di una Rivoluzione ancora cronologicamente lontana, ma il cui nucleo sociale, politico e morale si forma soprattutto in questi anni. La nostra eroina si chiama Isabelle Morens e a muoverla verso Versailles, la galassia d’oro e seta al cui centro è il Sole attorniato dai nobili “satelliti”, è la vendetta.
 
E’ proprio questo umano, terribile sentimento a dar vita e a far evolvere le azioni della protagonista, che riemerge da un passato di ingiustizia perpetrata proprio da Luigi XIV ai danni della sua famiglia. Per il re si tratta di necessità dettata dalla politica, per Isabelle della fine ingiustificata di un mondo e della sua giovinezza spensierata.
 
Il sentimento di rivalsa la sostiene, le dà coraggio, ma Isabelle non sa ancora che più forte dell’odio è l’amore e che ogni vendetta perde potere di fronte alle ragioni di una passione che non accetta le catene del dovere, soprattutto quando distruttivo e autodistruttivo.
 
La vendetta di Isabelle” è davvero un romanzo da leggere senza fretta, per assaporarlo, in cui personaggi ben costruiti e una rigorosa ambientazione storica consentono al lettore di entrare tra le pieghe della trama, immedesimandosi con gli “attori”, osservando e, nello stesso tempo, vivendo le loro sconfitte, i loro successi, i desideri e i rimpianti.
 
Un altro punto di forza del libro è la capacità dell’autrice di calarsi nella mentalità del Seicento francese. Elemento fondamentale per la buona riuscita di un romanzo storico e istruttivo per noi lettori. Se davvero ci lasciamo trasportare dalla magia della narrazione, infatti, possiamo non giustificare, ma di certo capire le ragioni profonde che stanno dietro a ogni pensiero e gesto, anche quello più brutale, architettato e compiuto dai personaggi.
 
Soprattutto diventano più chiari gli scopi, le riflessioni e, in generale, la linea di condotta del Re Sole, personaggio storico affascinante, contraddittorio, magnetico, in grado di plasmare un’intera epoca, di creare un universo il cui scheletro è rappresentato da un cerimoniale complesso, gerarchie fisse e piuttosto stabili e scelte politiche talvolta discutibili ma mai lasciate al caso o agli umori e alle aspirazioni personali di Luigi “uomo”.
 
Isabelle segue il gioco del sovrano e, del resto, non ha altra scelta, ma come Angelica sa ribaltare le situazioni per trarne un vantaggio, riesce a intuire il momento giusto in cui inserirsi negli ingranaggi della corte e manovrare, per quanto possibile, gli eventi. Lo stile dell’autrice è scorrevole e senza inutili orpelli, benché non manchino descrizioni dettagliate di ambienti, personaggi e sentimenti.
 
Mi è piaciuto molto il modo personale con cui Marta ha saputo “giocare seriamente” con la Storia, inventando, narrando, romanzando, ma senza mai perdere di vista i cardini su cui poggiava la vita nel Seicento. Insomma la scrittrice ha saputo ricreare il passato e il suo amore per la Francia è ben evidente in ogni sua parola.
 
Quando un autore scrive con amore e per amore il lettore se ne accorge e non può fare altro se non augurarsi di leggere presto nuovi romanzi così pieni di passione.
 
 
Il libro
 
Titolo: La vendetta di Isabelle
 
Autore: Marta Savarino
 
Casa editrice: autopubblicato
(precedentemente, in prima edizione, La Mela Avvelenata Bookpress)
 
Pagine: 286
 
Prezzo: 1,43 euro per la versione kindle; 10,94 euro per la versione cartacea
 
Anno di pubblicazione: 2014
 
 
 
Trama
 
Francia, 1691 Isabelle Morens lascia per sempre la sua città natale per raggiungere Versailles con il preciso intento di vendicare la morte dei suoi familiari e del suo promesso sposo, voluta e ordinata da Luigi XIV, il Re Sole. Lungo la strada incontra Jacques, che la salva da un’aggressione e la accompagna fino a Parigi, meta comune. I due giovani si innamorano e Isabelle confessa a Jacques i suoi propositi di vendetta senza però sapere che l’uomo altri non è se non il figlio illegittimo proprio del sovrano. L’uomo nasconde la vera identità non rivelandole i propri natali, né di essere il Conte di Portchartain. Una volta giunti a Parigi le loro strade si dividono. Qui Isabelle trova ospitalità presso la famiglia Arnaud, lavora come cameriera presso la locanda di loro proprietà e stringe amicizia con la figlia della coppia, Jeanne. Tra le due nasce un legame fraterno e la giovane locandiera decide di aiutare l’amica a portare a termine il suo piano. Intanto Jacques è rientrato a Corte dove lo attende il padre, il re, che ha intenzione di coinvolgerlo nel suo prossimo progetto politico, trascinando anche il Maresciallo Nicolas de Catinat.
Le vite di Isabelle, Jacques, Nicolas e Jeanne, uomini e donne di ceti sociali tanto differenti ma più simili di quanto avrebbero mai potuto immaginare, si ritrovano incrociate contro ogni aspettativa e riusciranno a cambiare un destino che per loro sembrava già scritto. Due storie d’amore si intrecciano in questo romanzo storico ricco di suspense e colpi di scena. Ogni tassello andrà a posto e vivrete un’avventura coinvolgente, capace di trascinarvi indietro nel tempo.
 
 
L’Autrice
 
Marta Savarino nasce a Torino nel 1981, è sposata e ha due bambine. Lavora come impiegata in banca e da quando è ragazzina ha la passione per la lettura, in particolare romanzi storici anche se il suo scrittore preferito è Stephen King. Ama viaggiare, la storia francese e i romanzi che ha scritto testimoniano il suo amore per la Francia e la Scozia, paesi che ha avuto la fortuna di visitare.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Per saperne di più
 

mercoledì 27 maggio 2015

Recensione “Il killer delle prostitute. Indagine su Jack lo Squartatore” di Massimo Centini

L’agghiacciante vicenda che ebbe come teatro i bassifondi della Londra vittoriana, nello specifico la tristemente nota Whitechapel dell’East End non ha un solo protagonista, ovvero quello che noi tutti conosciamo come Jack lo Squartatore.

Attrici principali di una tragedia che di certo non volevano recitare furono anche le prostitute vittime di questo mostro ancora senza identità. Donne che non avevano davvero alcuna colpa se non quella di trovarsi nel momento sbagliato in un luogo ancor più sbagliato a condurre una vita fatta di sofferenze e povertà. Mary Ann Nichols, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes, Mary Jane Kelly e, chissà, forse altre sfortunate la cui sorte non si riuscì a ricollegare, per vari motivi, allo Squartatore, divennero loro malgrado protagoniste di una morte atroce che le avrebbe consegnate alla storia della criminologia insieme al loro carnefice.

Su Jack lo Squartatore si è detto tutto e il contrario di tutto, non sono mancate opere di un certo spessore come quella della celebre Patricia Cornwell, “Ritratto di un assassino. Jack lo Squartatore – Caso chiuso” (analizzata alla perfezione nel saggio che vi propongo oggi) che, purtroppo, ha la non indifferente pecca di poggiare le basi delle ipotesi su un terreno piuttosto friabile.

Film, romanzi, racconti, teorie su teorie che, ci piaccia o meno, un riscontro assoluto forse non lo avranno mai. Pare, insomma, che il folle "Jack" sia riuscito a compiere dei delitti talmente perfetti da smentire perfino Hitchcock, prima ancora che questi potesse esprimere il concetto a causa di un ovvio divario cronologico.

Non solo: gli orrendi omicidi di Whitechapel sembrano, ormai, essere destinati più ai film o ai libri horror che alla seria indagine criminologica e, dunque, scientifica. In effetti stiamo parlando di una storia così sinistra, talmente feroce che la mente si rifiuta di ritenerla reale.

Riflettiamo: la Londra cupa, austera, in cui la ricchezza e l’opulenza guardavano dritto negli occhi la miseria e le turpitudini e in cui operava "Jack" è molto simile alla Londra in cui, non molti anni dopo, l’immaginazione di una bravissima scrittrice farà planare la fata (o strega?) di nome Mary Poppins, accompagnata dal suo ombrello magico, destinazione Viale dei Ciliegi 17 (Viale dei Ciliegi e Whitechapel: i nomi possono essere talmente rassicuranti, in grado di celare davvero dei mondi staccati dalla realtà, o che sembrano tali).

Insomma è necessario fare ordine nel caos di teorie e rimandi, basarci sui fatti, ricostruire la vera storia di Jack lo Squartatore, pur sapendo che non è ancora possibile scrivere la parola fine. Proprio questo è il compito dell’esauriente e inquietante (per il tema trattato) saggio di Massimo Centini, “Il killer delle prostitute. Indagine su Jack lo Squartatore, edito da Yume Book.

L’opera parte dai pochi ma importanti punti fermi, gli unici a disposizione: il modus operandi di Jack lo Squartatore, dopo analisi dal punto di vista psicologico e criminologico, ha indotto gli studiosi ad annoverarlo tra i serial killer. I delitti compiuti furono, come abbiamo già accennato, caratterizzati da inaudita violenza, lo scempio dei corpi è ancora oggi sotto i nostri occhi grazie alle foto e alle illustrazioni d’epoca, generando quel senso di paura e impotenza che l’opinione pubblica ha condensato nel termine “mostro”.

Questi orrori, però, vennero compiuti con una freddezza e una precisione tali da indurre investigatori e criminologici a ritenere che l’assassino avesse buone conoscenze di anatomia e potesse perfino essere un medico.

La cornice dei fatti fu la Londra vittoriana di fine Ottocento, 1888 per la precisazione, bigotta, ipocrita e paternalista. Le vittime erano prostitute, donne povere e sopraffate da una società che le teneva ai margini e si guardava bene dal tentare di risolvere tristi situazioni sociali perfino quando, inconsapevolmente, l’assassino di Whitechapel scoperchiò il Vaso di Pandora nell’East End, come sottolinea Massimo Centini.

Partendo da questi fatti l’autore descrive il luogo degli omicidi e la società che, in qualche modo, ha permesso che avvenissero. Poi analizza in maniera particolareggiata ma mai volgare o truculenta tutti gli omicidi avvenuti per mano di "Jack", caso per caso.

La narrazione, però, non resta confinata a questo pezzo fondamentale di storia della criminologia, ma prosegue, si allarga con alcune domande a cui Centini dà risposte esaustive, abbracciando le teorie portanti della criminologia moderna: chi è un serial killer? Quali sono le discriminanti che consentono di annoverare un omicida in questa categoria? Quali sono le motivazioni che spingono a compiere atti del genere? Qual è l’identikit tipo del serial killer? Come opera? E’ sempre possibile considerarlo un folle? Qual è la definizione di mostro e di diverso?

Da qui Centini analizza altri celebri casi di assassini seriali come, per esempio, quello del mostro di Firenze, una vicenda che sconvolse l’Italia e ancora adesso mette i brividi. In ambiti come questo la diversità è negativa, oscura, diventa devianza, patologia, ma non tutti quelli che furono chiamati “mostri” e per questo motivo ostracizzati dalla società, furono esempi di male assoluto. Al contrario.

Nel saggio l'autore riporta la storia di un giovane che sono stata contenta di ritrovare e rileggere; quella dell’uomo “elefante” Joseph Merrick (1862-1890) contemporaneo del malefico Jack. Dico questo perché conosco bene la storia di Joseph; lo “incontrai” per la prima volta attraverso il film di David Linch (1980) e provai per lui una tenerezza infinita, la stessa che mi ha accompagnato quando ho cercato notizie sulla sua vita e che mi accompagna ancora oggi quando risento il suo nome. Merrick fu vittima due volte: della malattia che lo aveva reso irriconoscibile e dell’umanità che non riesce a guardare quasi mai oltre le apparenze, ma deve etichettare tutto, persino ciò che non può essere catalogato, soprattutto ciò che le fa paura perché “diverso”.

La storia di "Jack" e quella di Joseph sono speculari in un certo senso: il primo è un mostro perché commette il male, ma è imprendibile, un’ombra che fa paura perché ignota, oltre che brutale. Il secondo è bollato come mostro pur non avendo mai commesso azioni contro la collettività, in grado di incutere terrore perché la sua deformità è evidente, la sua figura tangibile nella diversità fisica.

Centini, però, non si ferma a questa analisi, ma ci spiega quanto termini come serial killer o, appunto, mostro debbano essere applicati dopo un’attenta valutazione fatta caso per caso, poiché ogni assassino ha particolarità, manie e personalità non sempre riconducibili a parametri e categorie “standard”; parliamo di definizioni “mobili”, in continua evoluzione insieme alla scienza e per questo impossibili da ingabbiare in “cassetti” di singole discipline poi messi a far polvere dentro qualche antico studio universitario altrettanto polveroso.

Il saggio prende in considerazione le teorie sull’identità dello Squartatore, gli errori nelle indagini e le finte piste (un punto nodale furono le lettere inviate, forse, dall’assassino alla polizia) e gli immancabili, purtroppo, emulatori.

“Il killer delle prostitute. Indagine su Jack lo Squartatore” è un libro completo, ideale per chi vuole davvero andare oltre la grande confusione che infittisce ancora di più il mistero di Whitechapel, liberarsi di stereotipi e capire davvero cosa accade.

Lo stile è asciutto, diretto, mai scontato né “facile”, frutto della vera ricerca, del grande lavoro sulle fonti che si trasforma in assoluta padronanza dell’argomento e nel tono divulgativo ma non banale, nella bravura e nella cura del testo che sono la firma di Massimo Centini.

L’unica cosa che manca è la conclusione: sì, perché noi non sappiamo chi uccise le prostitute di Whitechapel e c’è il serio rischio che nessuno lo sappia mai.

La storia è, purtroppo, incompleta e questo non fa che rendere l’enigma ancora più inquietante.

“Jack” ormai è morto ma, sarà una mia personalissima suggestione, ho come l’impressione che, ovunque sia ora, se la stia ridendo alla grande, con malignità, ogni volta che ci osserva fare congetture o leggere libri su di lui, unico custode di una macabra verità che lo ha reso, purtroppo, immortale.


Il Libro

Titolo: Il killer delle prostitute. Indagine su Jack lo Squartatore

Autore: Massimo Centini

Casa editrice: Yume Book

Pagine: 160

Prezzo: 15 euro

Anno di pubblicazione: 2014





Sinossi

Autunno 1888, un serial killer chiamato Jack lo Squartatore infuria nel quartiere londinese di Whitechapel. I brutali omicidi si susseguono e i giornali ne parlano a lungo, spuntano lettere scritte dal presunto assassino ma, in quello che è stato il caso irrisolto più conosciuto al mondo, l'identità del "mostro" rimarrà sconosciuta. Massimo Centini indaga tra i documenti e racconta una storia raccapricciante, senza tralasciare le teorie più suggestive e inquietanti, frutto di ipotesi formulate grazie alle tecniche più moderne; senza dimenticare i profili realizzati dall'FBI e gli studi sul DNA, fino ad arrivare a proporre la possibile identità del killer.


L’Autore


Massimo Centini è nato a Torino nel 1955. Laureato in Antropologia culturale presso la facoltà di Lettere e Filosofia della sua città, ha pubblicato vari libri con Vis Vitalis, alcuni dei quali allegati al quotidiano La Stampa. Autore di numerosi saggi per case editrici nazionali (Mondadori, Newton & Compton, Piemme, La Stampa e altri), ha al suo attivo alcuni volumi tradotti in varie lingue. Docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino, insegna “Storia della criminologia” ai master organizzati da MUA – Movimento Universitario Altoatesino – di Bolzano.




Per saperne di più

La pagina Fb della casa editrice Yume Book.

La pagina dedicata al saggio sul sito della Yume Book.

giovedì 30 aprile 2015

Presentazione del romanzo “Non Rinuncerei mai a te” di Anna Loveangel

Oggi vi presento una storia d’amore e passione, solitudine e ossessione, “Non rinuncerei mai a te” di Anna Loveangel. Ho sempre apprezzato questa autrice che sa muovere le corde del sentimento e dell’erotismo con notevole bravura.
 
In questo romanzo, uscito da pochi giorni, Anna ha tratteggiato due personaggi antitetici, il giorno e la notte, il fuoco e l’acqua eppure, proprio perché opposti, destinati a compensarsi, a bilanciarsi, a creare un ordine nel caos.
 
Vi lascio alla scoperta dell’intrigante trama e alla lettura dell’intervista con Anna, una persona di cuore e piena di creatività.
 
 
Il romanzo
 
Titolo: Non Rinuncerei mai a te
 
Autore: Anna Loveangel
 
Casa editrice: Self Publishing
 
Pagine: 260
 
Prezzo: 1,49 euro
 
Data di Uscita: aprile 2015
 
 
 
 
 
 
Sinossi
 
Samira è una donna forte e piena di carattere, ma dietro questa forza nasconde una debolezza e una dolcezza quasi fuori dal comune. La scrittura è la sua unica fonte di distrazione, l’aiuta, la fa estraniare da questo mondo che le sembra silenzioso e vuoto. Ha una piccola libreria e un sogno che sta per realizzare. La pubblicazione del suo romanzo è imminente ormai, è quasi tutto pronto, manca però l’evento che vedrà nascere “Non rinuncerei mai a te”. Il suo editor ha commissionato ad Alesh Wilson, l’organizzazione di un evento speciale. Sarà proprio quest’ultimo a scombussolare la vita di Samira. Alesh non è un tipo facile,è un provocatore, uno che non si ferma dinnanzi a niente. Non si è mai preoccupato di corteggiare una donna: pochi sguardi, il suo sorriso perfetto e le notti folli avevano inizio. Con Samira però… è diverso. È ossessione. Insieme daranno inizio a una provocazione che andrà avanti senza sosta e non gli darà mai tregua, non finché i loro corpi diverranno uno solo… «Sono solo un esploratore del sesso. Mi piace variare, approfondire la conoscenza in questo modo, Samira. Puoi accusarmi di essere un malato di sesso, ma non sono un approfittatore. Le donne sanno bene a cosa vanno incontro quando mi scelgono» E lei che scelta farà?  
 
L’Autrice  

Anna Loveangel è una scrittrice, una mamma e una blogger con la passione per la lettura. Scrivere è sempre stato il suo sogno, che si realizza e si rinnova giorno dopo giorno grazie a una grande forza di volontà e alla possibilità offerta dal self publishing.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’Intervista
 
Parlaci del tuo ultimo romanzo, “Non rinuncerei mai a te”.
 
Non rinuncerei mai a te è nato da un vecchio romanzo, scritto con la mia ex Casa Editrice, la Genesis Publishing. Ai tempi il romanzo non ha avuto successo e per me mancava di qualcosa. Ho riflettuto per tanto tempo, in parte attribuisco il mio troppo romanticismo, alla caduta del romanzo. Il personaggio maschile era troppo dolce, troppo finto per come purtroppo è incentrato il mondo adesso. Non dico che non esistono uomini dolci, ma sinceramente penso si possano contare sulle dita. Dopo una lunga analisi ho cominciato a modificare e alla fine è venuto fuori un altro romanzo. Alesh è una persona con un passato particolare, non difficile, nessuna malattia o tradimento… ha solo sofferto e questa sofferenza l’ha portato a vivere la quotidianità fregandosene dei sentimenti. Tutti sanno che lui non cerca amore… Samira è invece segnata da un tradimento, una sofferenza la sua che le ha fatto scoprire una grande passione: la scrittura. Ha una libreria e sta per pubblicare il suo primo romanzo. È in questo frangente che conosce Alesh. Lui è l’organizzatore dell’evento che vedrà la nascita di “Non rinuncerei mai a te” il romanzo di Samira. Tra alti e bassi, situazioni sensuali, hot e romantiche andrà avanti il tutto… e poi basta altrimenti vi svelo tutto.
 
 
Perché hai scelto l’autopubblicazione? E’ una strada che consiglieresti a un autore esordiente?
 
Perché ho bisogno di libertà. Sono stata legata a una casa editrice per un anno e ho avuto modo di capire che per me, la scelta migliore è questa. Consigliarla a un esordiente? Non saprei. È difficile anche questa strada, ci sono tanti auto pubblicati e non è facile neanche questa strada. Penso sia piuttosto una scelta fatta sulla base delle proprie esigenze. Se un autore emergente desidera la pubblicazione in libreria io consiglio la vecchia strada, se invece vuole farsi conoscere, vedere le reazioni che scatena e capire se è la scelta giusta, può semplicemente auto pubblicarsi.
 
 
Come nascono le tue storie?
 
Non ho niente di particolare. A volte ho semplicemente una visione oppure guardo un oggetto. Sono le situazioni a suggerirmi le storie, niente di più.
 
 
Puoi darci qualche assaggio dei tuoi progetti futuri?
 
Prima di modificare Non rinuncerei ami a te, stavo scrivendo un romanzo ambientato in Scozia, poiché ho la passione per il kilt. Il primo s’intitola Il tempo non conta… a breve darò qualche news. Ho un altro progetto, in realtà ne ho tanti nel mio pc, ma finché non comincio a lavorarci seriamente, non mi va di dare spoiler. La serie Men in Kilt (titolo provvisorio) è già a buon punto. ;) Grazie per l’intervista Asia
 
Grazie a te Anna! 
 
 
Per saperne di più
 
Link Amazon al romanzo
La pagina FB personale: https://www.facebook.com/Loveangelstory
 

lunedì 20 aprile 2015

Nomination per il Liebster Award

Il Liebster Award è un premio conferito dai blogger ai colleghi che, attraverso i loro blog, hanno saputo dare voce alle idee, ispirare, creare un vero e proprio stile di scrittura online personale.
 
Questo premio, dunque, è un modo per far conoscere e crescere i blog e io ringrazio con tutto il cuore la scrittrice Ilaria Goffredo per la nomination in favore di Divine Ribelli.
 
 
 
 
 
Le regole per i “nominati” sono le seguenti:
 
Ringraziare il blog che ti ha nominato.
Rispondere alle 10 domande.
Nominare altri 10 blog.
Porre 10 domande.
Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.
 
 
Sono pronta :-) Mi metto al lavoro…
 
1) Un aggettivo che ti descrive?
 
Curiosa.
 
 
2) Da piccola, cosa avresti voluto fare da grande?
 
La scrittrice e l’archeologa.
 
 
3) Di cosa parla il tuo blog?
 
Divine Ribelli è dedicato alle grandi donne che hanno fatto la Storia ed è, nello stesso tempo, il racconto della Storia dell’universo femminile declinato in tutte le sue sfaccettature.
 
 
4) Quali sono le tue passioni?
 
Leggere, scrivere, imparare le lingue, collezionare minerali e francobolli, giocare con i miei gatti e, sempre, imparare, conoscere, scoprire tutto ciò che non so.
 
 
5) Qual è il più bel libro che hai letto (uno solo)? Perché?
 
Questa è difficilissima… dico uno degli ultimi, perché la scelta sarebbe molto ampia e complicata: “La notte ha cambiato rumore” di María Dueñas. Una storia travolgente, scritta in maniera impeccabile, con personaggi che ho amato e una ricostruzione storica impareggiabile.
 
 
6) Qual è secondo te l’elemento che non può assolutamente mancare in un buon romanzo?
 
Sarà che sono un’amante dei gialli, ma adoro i colpi di scena, l’inaspettato che letteralmente “piomba addosso” al lettore.
 
 
7) Un libro che non consiglieresti nemmeno al tuo peggior nemico?
 
Anche questa è difficile. Lo dico? Beh, lo ammetto, non mi piacciono i libri di Fabio Volo. Chiedo scusa ai fans, ma davvero non li consiglierei.
 
 
8) Qual è il tuo piatto preferito? E quello che invece detesti?
 
Il mio piatto preferito è la lasagna (non sono Garfield ma ci vado molto vicino). Detesto i broccoli.
 
 
9) Il tuo sogno nel cassetto?
 
Vivere la vita minuto per minuto, intensamente.
 
 
10) Un saluto per i tuoi followers?
 
E’ grazie a voi se il blog esiste. Vi voglio bene!!
 
 
Mie nominations:
 
Il blog di Valentina Camarda: http://thebibliophilegirl.com/
Il blog di Lidia Ottelli: http://ilrumoredeilibri.blogspot.it/
Il blog delle mitiche Books Hunters Jessica e Barbara: http://bookshuntersblog.blogspot.it/
Il blog di Cristina Zavettieri: http://cristinakhristh.blogspot.it/
Il blog di Connie Furnari: http://conniefurnari.blogspot.it/
Il blog di Rosie M. Stuart: http://rosiemstuart.blogspot.it/
Il blog di Andrea Rocchi: http://www.talentonellastoria.com/
 
 
Le mie domande per i blogger nominati
 
1) Come è nata la passione per la scrittura?
2) Quando hai aperto il tuo blog?
3) Qual è il tuo hobby?
4) Tre aggettivi per definirti…
5) Qual è il tuo più grande pregio?
6) Qual è, invece, il tuo più grande difetto?
7) Qual è il tuo film preferito?
8) E quello che non rivedresti mai più?
9) Che tipo di musica ami?
10) Quanto giudichi utili i social network su una scala da 1 a 10? Grazie!!

martedì 7 aprile 2015

Intervista a Serena Fiandro

Un'intervista molto interessante quella di oggi. Oserei dire, per certi versi, illuminante.
 
Il blog ha il piacere di ospitare Serena Fiandro, scrittrice, poliedrica artista e curatrice della casa editrice I Doni delle Muse. Una realtà editoriale originale, eclettica con la quale ho avuto modo di pubblicare un racconto, contenuto nell'antologia "Fate. Storie di terra, acqua, fuoco e vento", osservando la serietà nel lavoro e la grande forza di volontà che accompagna l'amore per la creatività.
 
Buona lettura!

 
1) Parlaci un po’ di te. Da cosa ha avuto origine la passione per il canto, la musica, la scrittura e i miti? Cosa ti piace scrivere?
 
Innanzi tutto, grazie per l'ospitalità. La curiosità e l'interesse nei confronti di tutto ciò che riguarda il mondo dell'arte e della scrittura sono nati durante l'infanzia. Posso dirti che ho voluto imparare a cantare e suonare non appena ho scoperto l'esistenza della musica e negli stessi anni ho fatto i miei primi spettacoli teatrali, anche se poi il mio percorso artistico è stato piuttosto travagliato prima di scegliere in via definitiva lo studio e la pratica delle arti performative antiche. Per quello che riguarda la scrittura, ho iniziato a inventare storie prima ancora di imparare a leggere, anche se la decisione di fare della scrittura un lavoro è venuta intorno ai trent'anni, con il presentarsi di condizioni adeguate, costruite in molti anni di lavoro. Per quello che riguarda la narrativa, amo soprattutto il genere fantastico e la mia scrittura presenta influenze derivanti dalle mitologie indoeuropee, dalla storia antica, dalla letteratura medievale e dalla filosofia. Ho anche curato numerosi adattamenti di classici della letteratura, della mitologia e dell'epica, con la finalità di rendere tali testi più accessibili al pubblico.
 
 
2) Come è nata l’associazione culturale “I Doni delle Muse”? Qual è la vostra linea editoriale e come nasce?
 
L'associazione culturale è nata, in via informale, circa dieci anni fa per volontà di alcuni artisti e appassionati di filologia musicale e teatrale. Nel corso del tempo, il campo di interessi si è espanso anche nella direzione della letteratura, con particolare interesse nei confronti del periodo tra l'Antichità e il Rinascimento. Nel 2013 abbiamo deciso di costituirci in via ufficiale, affiancando all'attività divulgativa e alla produzione di spettacoli la pubblicazione di alcuni libri. Gli argomenti dei nostri libri sono strettamente connessi alle attività dell'associazione. Pubblichiamo romanzi storici, con particolare cura nei confronti dell'aspetto filologico, adattamenti divulgativi di classici della letteratura, libri di enogastronomia antica e romanzi fantasy in cui l'aspetto mitologico, storico e tradizionale rappresenta l'elemento predominante.
 
 
3) Cosa vuol dire essere curatrice di una casa editrice e pubblicare dei libri oggi, in questo particolare momento storico?
 
Sono due discorsi molto diversi. Mentirei se ti dicessi che essere curatrice è un lavoro
semplice: ormai si è fatto sempre più difficile e delicato in relazione al fatto che negli ultimi anni pubblicare è diventato, all'improvviso qualcosa alla portata di tutti. Il lavoro di cura del testo è stato messo in secondo piano rispetto alla velocità e all'approccio usa e getta nei confronti della pubblicazione. Il proliferare della cosiddetta vanity press e del selfpublishing, intesi come soddisfazione immediata della volontà di divulgare il proprio lavoro senza la minima preoccupazione nei confronti del fruitore finale, ha portato a una notevole confusione dei reciproci ruoli tra editore, curatore e autore nonché a un'idea consumistica e non artistica di cosa voglia dire pubblicare. Da questo, il rifiuto dell'editing, la mancata consapevolezza del ruolo pubblico dell'autore, l'idea dell'editore come mero erogatore di servizi da sfruttare e poi liquidare una volta che il testo è stato messo in commercio. Per quello che riguarda pubblicare libri in questo periodo, una difficoltà è sicuramente rappresentata dalla crisi economica. Lungi dal significare soltanto diminuzione del potere d'acquisto, questa ha portato con sé un devastante impoverimento culturale. Tutto ciò che ruota intorno all'arricchimento spirituale dell'individuo è stato relegato all'ultimo posto, attraverso un azzeramento dell'offerta culturale da parte degli enti istituzionali. Beni desiderabili e necessari sono divenuti solo beni di altra natura, di fruizione meramente materiale. La crisi non ha portato a una valorizzazione diversa del denaro: la gente spende ugualmente, troppo, ma solo per ciò che ritiene desiderabile e questo non include i libri. Tuttavia, proprio perché le condizioni sono così difficili, ritengo che ci sia ancora maggiore bisogno di libri e di proposte culturalmente valide. Da questo nasce la nostra incessante attività divulgativa, grazie alla quale stiamo ottenendo riscontri importanti.
 
 
4) Come selezionate i vostri autori?
 
Ci sono due modalità differenti: l'invio spontaneo (per i romanzi) e l'assegnazione di lavori editoriali previo invio di curriculum (per i classici e la saggistica enogastronomica). Per questa seconda attività la selezione si basa sulle competenze linguistiche, storiche e letterarie oltre che su eventuali altre pubblicazioni. Se parliamo degli invii spontanei, i manoscritti devono essere ottimi e tenerci incollati dall'inizio alla fine. Non pubblichiamo romanzi che ci soddisfano a metà. Le prime cose che guardiamo sono la nota biografica e la lettera di presentazione. Attraverso la lettera di presentazione, in particolare, comprendiamo la cura che è stata messa nella stesura dell'opera, la consapevolezza dell'autore circa il proprio lavoro e, soprattutto, la capacità dell'autore di raccontare il proprio lavoro a uno sconosciuto. Quest'ultimo punto è fondamentale perché gli eventi e le presentazioni rappresentano il cuore del nostro lavoro editoriale, ed è un requisito imprescindibile per noi che l'autore sappia parlare e presentarsi in pubblico. In generale preferiamo autori con una certa esperienza editoriale alle spalle: laddove questa non dovesse essere presente, l'autore deve comunque colpirci per qualche ragione. Imprescindibili sono inoltre l'accettazione di un serio lavoro di editing, la fiducia nei confronti del progetto editoriale e la condivisione dei nostri scopi divulgativi.
 
 
5) So che tu sei una ragazza molto attiva, curiosa e poliedrica. Quali sono le tue “fonti” principali, quelle con cui alimenti la tua creatività?
 

Credo che il principale vantaggio di sperimentare varie forme artistiche sia il fatto che queste tendono ad alimentarsi a vicenda, creando intersezioni e ispirazioni reciproche inaspettate. In realtà vedo che la differenza principale tra chi è creativo e chi non lo è consiste negli occhi con cui si osservano le cose. Per uno scrittore, ogni minima cosa può entrare a fare parte di una storia, così come per il musicista tutto confluisce nel suo lavoro. Basta guardare il mondo con attenzione.
 
 
6) Sei anche una scrittrice. Cos’è per te la scrittura e quando hai sentito, per la prima volta, l’istinto di esprimerti anche attraverso questa forma artistica?
 
Il passaggio dall'immaginazione alla scrittura è stato immediato. Dopo avere letto le fiabe e i testi mitologici, sono sempre rimasta insoddisfatta dalle storie narrate dagli altri, così ho pensato di inventarne di mie. Ho scritto la mia prima storia a sei anni, poi non ho più smesso.
 
 
7) Puoi fare un bilancio sulla tua attività di autrice e curatrice editoriale?
 
Sono due attività molto distanti l'una dall'altra, come possono esserlo il lavoro dell'attore e quello del regista. Diciamo che sono due punti di vista radicalmente differenti su attività simili. Devo però dire che lavorare a lungo e in modo minuzioso sui testi degli altri mi ha reso molto più facile essere obiettiva nel lavoro di riscrittura e revisione dei miei lavori. In generale, posso dirmi soddisfatta di entrambe le attività.
 
 
8) Cosa pensi delle “mode” letterarie? Credi che da queste possa nascere qualcosa di innovativo dal punto di vista letterario, oppure che siano solo “nuvole” destinate a passare?
 
No, non credo nell'innovazione fatta attraverso le mode. Alla fine, quello che resta ai lettori è
sempre ciò che trascende la tendenza del momento, valido ora come tra vent'anni.
 
 
9) Fino a che punto, secondo te, uno scrittore può osare nella narrazione di una storia e nell’elaborazione stilistica? Quanto conta, nella scrittura e nell’arte in generale la ribellione agli schemi e l’originalità? C’è un limite oltre il quale l’arte che nasce per distinguersi finisce per essere risucchiata, quasi paradossalmente, in una spirale di banalità?
 
Non credo troppo neppure nella sperimentazione narrativa e stilistica, perché spesso diviene esercizio fine a se stesso che perde di vista l'obiettivo finale: non dimostrare la propria bravura attraverso virtuosismi e innovazione, ma trovare un linguaggio comune con il lettore. Ritengo che il fallimento comunicativo sia una delle ragioni per cui la gente tende a leggere poco. È banale tutto ciò che risulta arido, erudizione ostentata e, in fondo, profonda povertà di contenuto. Perché il contenuto realmente importante non ha bisogno di eccessi, si nutre di parole semplici e precise.
 
 
10) Ci sono dei consigli che vorresti dare agli aspiranti scrittori?
 
Ai miei allievi dico sempre che scrivere bene è più facile e divertente di scrivere male. Ma la facilità e l'immediatezza sono conquiste che richiedono anni e anni di apprendistato. La fretta di finire, la fretta di pubblicare, l'ansia di compiacere gli altri sono pessime vie. Prendetevi tempo e non abbiate fretta di mandare il vostro libro in stampa.

 
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lunedì 2 febbraio 2015

Intervista a Corinne D'Angelo

Oggi vi propongo un'intervista molto interessante a una mia cara amica, Corinne D'Angelo.
 
Corinne, giovane veterinario con la passione per la letteratura, è ideatrice e amministratrice del sito dedicato al grande Emilio Salgari, www.emiliosalgari.it
 
Si tratta di un portale creato nel 1998, cresciuto negli anni, ricco di contenuti, prestigiose collaborazioni con i più importanti studiosi di Salgari e in continuo aggiornamento.
 
Corinne, però, è anche una esperta saggista "salgariana" e promotrice del progetto "Per Terra e Per Mare", collegato al sito e che ha lo scopo di far conoscere le opere e lo stile del grande scrittore italiano attraverso studi e ricerche di alto livello.
 
Lascio la parola alla nostra ospite e, ne sono certa, subito dopo aver letto l'intervista vorrete conoscere di più il suo sito, frutto di lavoro, dedizione e amore.
 
 
Come è nata la passione per Emilio Salgari e l’idea di dedicargli un sito?
 
Beh, la passione per Emilio Salgari è nata, com'è naturale, dalla lettura dei suoi libri (anche
se una parte di me potrebbe obiettare che una certa influenza l'hanno avuta anche le trasposizioni cinematografiche tratte da quelle avventure!). Ad ogni modo, come ho già avuto modo di raccontare, l'idea di dedicare a questo scrittore un sito web è nata quasi per gioco: quando, nel lontano 1998, "sbarcai" su internet, di Salgari c'era poco o nulla, in rete, una mancanza che, con pazienza, costanza ed il contributo di tanti altri salgariani che nel tempo ho avuto modo di conoscere (e posso ben contare anche te nel numero! :-), ho cercato di colmare.
 
 
Negli anni sia il sito che la mailing list sono cresciuti e sono diventati un punto d’incontro per i tantissimi ammiratori di Salgari grazie al tuo impegno costante e all’apporto di studiosi e “tigrotti” appassionati. Eppure troppi italiani, ancora oggi, conoscono Emilio Salgari solo in maniera superficiale. Come spieghi questa lacuna? Perché uno scrittore d’avventura eccellente e importante come lui, che nulla ha da invidiare a Verne, per esempio, continua a non avere il riconoscimento che merita?
 
Oggigiorno molti italiani non conoscono Salgari un po' perché di base si legge molto meno, troppo distratti dalla frenesia della vita, e un po' perché ci sono molti scrittori maggiormente "di moda", sicuramente meglio pubblicizzati. A suo tempo, Salgari stesso era un autore "di moda", conosciuto da adulti e ragazzi. Va detto d'altronde che forse molti conoscono Salgari... ma non lo sanno! Conoscono i suoi personaggi celebri, primo fra tutti Sandokan, ma non sanno che è un eroe scaturito dalla penna dello scrittore veronese. Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un incremento di riconoscimenti di questo scrittore, il problema è che spesso si tende a considerarlo un autore per nostalgici, per "ragazzi troppo cresciuti", e questo finisce per relegarlo in nicchie di appassionati.
 
 
Cosa pensi delle trasposizioni cinematografiche tratte dai romanzi di Salgari? Credi che possano avvicinare i lettori a questo autore?
 
Alle trasposizioni cinematografiche tratte dai romanzi di Salgari ho dedicato nel 2011 un volume di saggistica (intitolato "Eroi di carta sul grande schermo. Emilio Salgari e il cinema", Edizioni Simple, 2011, acquistabile anche sul sito www.perterraepermare.it), ritenendole, pur con alcuni distinguo, un aspetto importante del successo di questo scrittore. Si, sono dell'idea che molti lettori si sono avvicinati a Salgari "scrittore" partendo dal Salgari "cinematografico" (o "televisivo").
 
 
Parlaci del tuo bellissimo progetto “Per Terra e Per Mare”. Come è nato e quali obiettivi si propone?
 
E' nato come tutto quello che riguarda Salgari, almeno per quanto mi riguarda: per passione. Si tratta di un progetto di studi che si propone di essere il "braccio operativo" del sito www.emiliosalgari.it; è costituito da un nucleo fisso di collaboratori a cui periodicamente se ne aggiungono altri, che possono liberamente apportare idee e progetti, e che si concretizza in un accurato lavoro di ricerche tematiche, nella pubblicazione privata di volumi di approfondimento sullo scrittore veronese, ed infine in incontri, goliardici o di studio, dedicati alla figura di Emilio Salgari e all'avventura... per terra e per mare, appunto!
 
 
Il tuo sito dedicato a Emilio Salgari nasce nel 1998. Da allora tanti sono stati i cambiamenti tecnologici e così rapidi che forse, in una certa misura, non li abbiamo ancora metabolizzati a dovere. Anche il progetto “Per Terra e Per Mare è diventato “social”, disponendo di una pagina su Facebook. Come ti poni nei confronti dei nuovi modi di comunicare, come i blog e i social network, su cui esistono molte opinione discordanti?
 
Sono sempre stata piuttosto cauta nei riguardi dei cosiddetti "social", ma è innegabile che rappresentino l'espressione del nuovo internet e che siano il mezzo più veloce per raggiungere il maggior numero di appassionati ed estimatori. Per cui, ho temporeggiato molto prima di aprire delle pagine Facebook e Twitter facenti capo al mio sito, ma adesso ne sono parte integrante e si cerca di tenerle altrettanto aggiornate e attive, anche se il canale di informazioni e aggiornamenti salgariani principale resta sempre www.emiliosalgari.it .
 
 
Credi che i personaggi salgariani, da Sandokan al Corsaro Nero, da Marianna a Jolanda, tanto per citare i più famosi, siano attuali e possano insegnare qualcosa ai giovani d’oggi (e non solo)?
 
 Assolutamente si! Sandokan, il Corsaro Nero, rappresentano dei modelli di eroi senza tempo, agiscono con coraggio per senso di lealtà e di giustizia, si battono contro i prepotenti pagando spesso in prima persona; questi sono valori che sono intramontabili, malgrado i messaggi che passano attualmente tramite la televisione o la vita attuale. Non è eroe il "furbo", il più forte, il traditore. Questi personaggi fanno sistematicamente una brutta fine nei romanzi salgariani.
 
 
Tu sei una appassionata lettrice in un Paese in cui, notoriamente, si legge poco. Dal tuo punto di vista in che modo si potrebbe incrementare la lettura, soprattutto tra i giovani? Che ruolo potrebbe avere Salgari in questa “riscoperta” della letteratura in Italia?
 
Ho avuto modo di appurare - per esperienza personale - che chi legge Salgari, presto o tardi, se ne innamora. Io sono una fautrice del libro cartaceo, bello, solido e con le pagine profumate di appena uscito di stampa, ma ho visto che molti si stanno avvicinando alla lettura tramite testi elettronici, gli E-book. Anche molti titoli di Salgari, negli ultimi anni, sono usciti in questo formato, ben vengano anch'essi, allora, se possono essere più facilmente fruibili al pubblico dei lettori.
 
 
Quali sono i progetti futuri per il sito di Emilio Salgari e il progetto “Per Terra e Per Mare”?
 
Sicuramente abbiamo in cantiere nuovi volumi che piano piano andranno in pubblicazione e stiamo valutando la collaborazione in alcune iniziative, che come al solito ci porteranno in giro per l'Italia. Dove possiamo promuovere la lettura di Emilio Salgari, noi siamo sempre in prima fila!

 
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