lunedì 21 marzo 2016

Irina Livshun. Troppo vecchia per essere una modella

Irina Livshun aveva solo trentun anni, era bellissima ma si sentiva vecchia. Vecchia per lavorare come modella, per sfilare ed essere apprezzata (amata?) da tutti. Da qualche mese le agenzie di moda non la cercavano quasi più, preferendole ragazze più “giovani” e lei era sprofondata nell’apatia, allontanandosi dagli amici e perdendo, poco a poco, la voglia di vivere e di sperare. Qualche giorno fa questa affascinante indossatrice kazaka ha deciso di suicidarsi, dandosi fuoco con una bomboletta di gas nella sua casa di Almaty.
 
Una notizia triste da leggere e impossibile da credere, eppure così vera da far male. Scegliere di morire perché si ritiene di non avere più l’età per inseguire un sogno o per ricominciare, per dar vita a un nuovo obiettivo, per vivere una vita degna di essere vissuta. Scegliere di morire per paura di una competizione sfrenata che si basa, spesso, su modelli irraggiungibili, talvolta persino fasulli, a cui le donne (non solo le modelle) sentono di doversi uniformare per essere accettate.
 
Una pressione che può diventare subdola e insostenibile se non si è in grado di opporre una ferma resistenza figlia della ragione e della libertà di pensiero che si coltivano nel tempo, con lo studio, le relazioni e l’osservazione del mondo.
 
Prima obiezione: si sa, il mondo della moda ha regole ben precise che possono apparire perfino crudeli. In base a tali dettami si può essere “vecchie” anche prima dei trenta anni, quando tutta la vita è ancora da scrivere.
 
Vero, è così, inutile negarlo. Un dato di fatto che può piacere o meno, ma la sostanza non ne viene minimamente alterata. Ciò, però, non significa che la situazione non possa essere cambiata, che non possa evolvere. In questo senso sono stati fatti molti passi avanti, per esempio la presenza delle modelle “curvy” in passerella (benché anche questo abbia suscitato polemiche). L’impressione, però, è che si tratti ancora di eccezioni ben lontane dal divenire una norma. Le donne non sono (per fortuna, direi) manichini eternamente giovani e perfetti, ma creature di carne viva e cuore pulsante. La moda, anzi, le mode dovrebbero “uniformarsi” a loro, non il contrario. O meglio, bisognerebbe trovare l’equilibrio, il punto d’incontro tra il sogno, l’ideale di bellezza e la vita vera, in modo che siano i primi due ad aderire di più alle curve femminili, come abiti di stoffa e personalità in grado di smussare (non acuire) le paure e il senso di inadeguatezza. Inutile e dannoso creare etichette, categorie, taglie e misure secondo il canone ideale (qui il discorso va ben oltre la moda) e pretendere che tutti vi rientrino in nome dell’apprezzamento e del successo in società. A proposito, cos’è il successo? E la felicità? Cosa significa realizzarsi e vivere una vita piena? Basta una taglia 42 per riuscirci? Aveva ragione Fatima Mernissi quando sosteneva che le donne occidentali non sono davvero libere e che il loro personale harem è proprio la taglia 42 (e non solo quella). L’aspirazione all’omologazione, da sempre e, soprattutto, se portata alle estreme conseguenze, presuppone il controllo, l’impoverimento, la riduzione dei colori del mondo a uno solo, imposto.
 
Seconda obiezione: i canoni estetici sono vecchi quanto il mondo, rappresentano un ideale, una definizione che caratterizza tutte le epoche storiche. Non si può usare la moda quasi fosse il capro espiatorio di tutti i mali.
 
Verissimo anche questo, ma l’ideale non può naufragare nell’ossessione. La perfezione non esiste o, almeno, non è di questo mondo costituito, al contrario, dalla diversità, dall’unicità seppur imperfette. Il canone, l’ideale, il concetto di bellezza sono fondamentali e sarebbe scorretto tentare di nasconderlo. L’umanità ha bisogno di tuffarsi nella bellezza, appagando corpo e spirito, ma dovrebbe fare attenzione ai confini in cui relega tale idea, alle sfaccettature che le dona (o di cui la priva). Un modello di ispirazione è un balsamo per l’anima, una spinta a migliorare, non un “idolo concettuale da venerare”. L’uomo può e deve imparare a nuotare nell’oceano dell’idea e delle sue trasformazioni, a muoversi aprendosi un varco, con la ragione e l’istinto, verso le infinite possibilità che distruggono il cliché.
 
Terza obiezione: non si può sempre dare la colpa alla società, altro capro espiatorio monolitico e compatto, senz’anima, usato per lavarsi la coscienza. Del resto sono gli individui a formare la società, quindi tutti gli esseri umani, nessuno escluso.
 
Infatti. La società siamo noi. L’unico modo per cambiare ciò che non va è prendere coscienza della nostra mente e del nostro corpo, senza farci usare, imparando a selezionare, cioè a pensare, ad allenare lo spirito critico, soprattutto quello delle donne alle quali, ancora oggi, viene insegnato e “consigliato” di accettare passivamente, di lasciar addormentare la coscienza per avere una vita serena e appagata, felice (da quando la serenità si baratta? Di quale felicità si parla? Ce ne è una sola, riconosciuta e “approvata”, oppure varia in base ai desideri di ciascuno? Se questi desideri nascono dal pensiero e l’obbedienza passiva finisce per uccidere quest’ultimo, allora ciò significa che il sogno stesso è destinato a perire).
 
Il primo passo parte da ognuno di noi, ogni giorno, con determinazione. La morte di Irina Livshun è il frutto di un disagio profondo, di una pressione insopportabile sul corpo e sullo spirito e deve farci riflettere.
 
Il cammino verso la vera, individuale realizzazione di sé è, inevitabilmente, lungo e pieno di ostacoli, ma nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile. Scavare nella coscienza, scegliere tra tante possibilità è un diritto, ma anche una responsabilità da prendere con serietà.

sabato 27 febbraio 2016

Intervista a Valentina Cardellini

Oggi sono molto felice di ospitare sul blog Valentina Cardellini, l'autrice del romanzo "Il mistero del sogno nel tempo", edito da Elister Edizioni.
 
Le sue parole sulla scrittura, la vita e l'amore fanno emergere molti temi interessanti, oltre a denotare una personalità forte. Lo so, mi ripeto, ma credo ci sia bisogno, in questo momento storico, di opinioni del genere, di caratteri che sappiano fondere la determinazione e la forza di volontà con l'empatia e l'acuta osservazione nei confronti del mondo che ci circonda.
 
Ho parlato anche troppo.
 
E' il momento di lasciare spazio a Valentina Cardellini.
 
 
  • Quando e in che modo hai capito che volevi diventare una scrittrice? Come è nato “Il mistero del sogno nel tempo” (edito da Elister Edizioni)?
 
Prima di rispondere, vorrei ringraziarti moltissimo per queste domande. È davvero gratificante sentirsi rivolgere dell’interesse dopo aver passato tanto tempo all’opera cercando di creare una storia che fosse piacevole e originale, ma soprattutto piena di emozioni che fluissero direttamente dalla mia “penna” al cuore dei lettori. Parlando ora della tua domanda, posso dirti di aver capito sin da bambina di voler diventare una scrittrice, anzi, di essere, in qualche modo, una scrittrice… Quello dello scrittore, secondo me, non è soltanto un mestiere: è più uno stato d’animo, un carattere intrinseco della personalità, una forza che scorre nelle vene e, soprattutto, una passione che nasce da subito, così come è accaduto a me: già alle scuole elementari amavo scrivere racconti e filastrocche, e ricordo che la mia maestra di italiano, colpita dalla mia fantasia, fu la prima a consigliarmi di continuare a comporre nero su bianco. Quanto a “Il mistero del sogno nel tempo”, beh, questo romanzo è nato “per caso”. Non ho mai scritto d’amore perché pensavo di risultare banale e di non aggiungere nulla di nuovo a quanto era già stato detto sul “sentimento dei sentimenti”, finché, qualche anno fa, ho iniziato a partecipare a concorsi nazionali di narrativa e poesia e mi sono imbattuta in un premio letterario che trattava proprio di questo genere, il romance storico. Avendo ricevuto molti riscontri positivi in quell’occasione (dove mi sono classificata al secondo posto con un racconto intitolato “La conchiglia dell’amore”), ho deciso di continuare sulla stessa strada e mi sono “lanciata” in una composizione più lunga e complessa partendo dal tema che desideravo trattare, quello delle anime gemelle. L’idea è arrivata subito, come un fulmine a ciel sereno... e, dopo diversi mesi di ricerche storiche e stesura della prima bozza, è nato il mio romanzo.
 
 
  • Quanto tempo dedichi, ogni giorno, alla scrittura? Da cosa e da chi trai ispirazione per le tue storie?
 
Scrivo tutti i giorni, non posso farne a meno… Però, quanto al tempo che dedico alla scrittura, dipende molto dai periodi: quando sono particolarmente impegnata, com’è ovvio che sia, compongo di meno, mentre quando riesco a ritagliarmi più libertà passo anche diverse ore nell’arco della giornata a scrivere, ideare e fare indagini. Poi, naturalmente, dipende anche dall’ispirazione: avere tempo ma non essere ispirati è controproducente per chi scrive e per la storia stessa, che viene fuori in maniera molto più macchinosa e, di conseguenza, priva di quella “scintilla” che la rende unica e speciale. Allora bisogna imparare ad ascoltarsi e, nel caso, ad aspettarsi: l’arte dello scrivere non contempla la fretta, ma deve avvenire al momento giusto, nella condizione mentale corretta, nel “tempo” in cui davvero ci si sente pronti a raccontare qualcosa con il reale intento di emozionare, e non solo perché lo si “deve” fare. E, proprio in merito all’ispirazione, credo che qualsiasi cosa, persona, attimo o situazione possa portarla: l’importante è saper osservare tutto, fare tesoro di ciò che ci si trova davanti e, nel caso, fermare subito quel “guizzo” su un taccuino, sulle note del cellulare, su qualsiasi foglio o fazzoletto per non perdere l’istante.
 
 
  • Cos’è, per te, l’amore? Credi nell’anima gemella, in questa “predestinazione” di due persone che hai raccontato così bene nel tuo romanzo?
 
Che domanda… bella e difficile al tempo stesso. È complicato spiegare che posto occupi l’amore nella mia vita, perché è talmente radicato in me che, forse, dovrei semplicemente risponderti che l’amore è tutto, è ciò che mi muove da quando mi alzo al mattino fino a quando vado a letto alla sera. L’amore in ogni sua forma è carica ed energia vitale, è spinta e motivazione, è mezzo e fine ultimo, è l’essenza di cui è permeata la vita intera. Penso che ciascuno di noi trovi nell’amore la domanda e la risposta, qualsiasi sfumatura assuma tale sentimento: che sia l’amore per la propria famiglia, l’amore per un compagno o una compagna, l’amore declinato nell’amicizia, l’amore per gli animali, per la natura, per il proprio lavoro, per la vita in assoluto. Vivere con amore è, a parer mio, la chiave per un’esistenza piena e felice. In merito al tema delle anime gemelle e alla “predestinazione” che ho raccontato ne “Il mistero del sogno nel tempo”, essendo personalmente devota a certe sfaccettature più mistiche ed eteree dell’amore, sì, mi piace credere che ciascuno di noi sia destinato a un’altra e sola persona trovata in un certo momento della vita. Che poi questo sia vero o meno non importa: confidare che là fuori, da qualche parte, ci sia qualcuno che ci cerca allo stesso modo di quanto lo cerchiamo e lo desideriamo noi è un pensiero rassicurante, pieno di sogni e speranze per il futuro.
 
 
  • Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Cosa hai imparato leggendoli e qual è la tua definizione di scrittura in base alle tue esperienze professionali e alle tue letture?
 
I miei scrittori preferiti sono Roal Dahl e Bianca Pitzorno, miei compagni dell’infanzia e non solo. Forse, potrà sembrare inaspettato sentirsi indicare due autori del genere, dediti perlopiù alla narrativa per ragazzi, ma sono cresciuta insieme a loro ed è stato grazie alle loro meravigliose opere che ho capito il potere della lettura e della scrittura. Con Charlie e Matilde, Prisca e Colomba, e con tutti gli altri personaggi da loro creati, ho sognato come non mai e ho imparato, pagina dopo pagina, storia dopo storia, quanto un buon libro possa segnare il cuore e la fantasia di un bambino e, di conseguenza, il cuore e la fantasia di un (futuro) adulto. La lettura è questo, secondo me: viaggiare, fantasticare, imparare, rilassarsi e lasciarsi coinvolgere. La mente vola, i piedi restano, si visitano luoghi incantati mano nella mano d’incredibili personaggi, per poi ritornare alla vita reale con un bagaglio in più, un racconto in più, un’ispirazione in più. È fantastico, nulla arricchisce più della lettura. E, quanto a me che talvolta sto “dall’altra parte”, nulla arricchisce più della scrittura, che allo stesso modo mi permette di viaggiare, fantasticare, imparare, rilassarmi e lasciarmi coinvolgere.
 
 
  • Stai già lavorando al prossimo romanzo? Lascia che mi “impicci” un po’ :-), puoi darci qualche anticipazione?
 
Sì, sono sempre all’opera e sto già lavorando al prossimo romanzo. Le idee si rincorrono, l’ispirazione vaga, ma ancora non c’è nulla di definitivo… L’unica anticipazione che posso concederti è il tema: probabilmente, sarà un nuovo romanzo d’amore. Ma tutta un’altra cosa rispetto a “Il mistero del sogno nel tempo”… :-)

mercoledì 17 febbraio 2016

Recensione. “Il mistero del sogno nel tempo” di Valentina Cardellini

“Quel che il tuo cuore non vede e non sa, quel che il tuo cuore trattiene e non dà”

Credete nell’anima gemella? Nell’amore che si rinnova e, addirittura, attraversa il tempo e lo spazio in nome di due cuori che si appartengono ancor prima di saperlo, ancor prima di conoscersi? Probabilmente molti risponderanno di credere fermamente all’amore eterno, altri di volerci credere, benché ancora non l’abbiano trovato, altri ancora si mostreranno molto scettici al riguardo.

Allora provo a riformulare la domanda: credete nell’anima gemella che vi appartiene e a cui appartenete, che rappresenta il vostro destino ma, nello stesso tempo, riconosce e ama la vostra unicità e la vostra completezza in quanto individui? Dite che è un’utopia? Chissà, ma l’amore, forse, è proprio questo: scegliersi pur avendo la sensazione che tale scelta sia stata, in realtà, guidata da una forza “invisibile” (se ciò è vero o no, nessuno lo sa e può darsi che sia meglio così), trovarsi nonostante gli ostacoli che, inevitabilmente, la vita ci pone davanti, stare insieme non come “due metà di una mela”, ma proprio come “due mele” indipendenti che vogliono stare insieme.

L’emozionante romanzo di Valentina Cardellini, “Il mistero del sogno nel tempo”, edito da Elister Edizioni, ci racconta quanto l’amore possa essere forte, anzi, invincibile e vada oltre il romanticismo a cui ci hanno abituati scrittori, poeti e registi. In questo libro ci sono due “anime” protagoniste che, in tempi e luoghi diversi (tutti nel Salento), assumono nomi, ruoli, vite che li caratterizzano, benché loro essenza rimanga immutata.

Entrambe, inconsapevolmente, continuano a cercarsi e a trovarsi senza avere memoria delle esistenze passate. Quando i loro occhi si incrociano, la scintilla del sentimento che sta per scoccare si mescola a quella dell’amore più profondo, più antico, che regala loro la stupenda sensazione di conoscersi da sempre.

La storia inizia, ai nostri giorni, con il giovane Miro, ragazzo insicuro, piuttosto demotivato dai primi “scossoni” sentimentali ed esistenziali tipici della sua età. Sta cercando qualcosa, lo sa, lo sente a causa della sua inquietudine strisciante, ma non riesce a capire cosa. Il sonno agitato, gli strani sogni ricorrenti a cui non riesce a dare un senso e una nenia che, attraverso questi, si è insinuata nella sua mente, lo convincono a cambiare aria per un po’. L’occasione di una vacanza a Gallipoli, per conoscere una parte della sua famiglia, si presenta al momento giusto.

All’inizio la possibilità di visitare il magico Salento non attira più di tanto Miro, ma questi non può sapere che proprio quel luogo è il fulcro, la soluzione a tutte le sue ansie. Una lettera trovata per caso in una soffitta gli spalanca le porte del passato, di un amore che aspetta solo di essere scoperto e di una vita piena di felicità che attende di essere vissuta.

Da questo momento il lettore attraversa le epoche insieme a Miro, o forse dovremmo dire con la sua anima che si “reincarna”, di volta in volta, nella spia inglese Thomas, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel nobile Orso Tammighi vissuto nel Seicento, nel pirata Ohmar, figlio del celebre Barbarossa (Cinquecento).

Ogni volta si ripete, seppur in circostanze diverse, il magico incontro con l’anima gemella: Enrica nel 1940, Lilianna nel 1651, Nina nel 1537, Alice nel 2015. Benché il romanzo si apra e si chiuda con la storia di Miro, il fulcro dell’intera vicenda non è lui, bensì il personaggio femminile di Lavinia (che, non a caso, non ho inserito nell’elenco suddetto e, ovviamente, non ve ne spiego il motivo) :-) la cui vicenda è ambientata nel 1440.

Lavinia, veneziana, è la figlia del “mercante di sogni” Marsilio e da lei si dipana un sogno d’amore meraviglioso, nato dalla ribellione e dall’incanto, dalla forza di volontà di questa giovane e dalla saggezza di una donna più anziana e misteriosa, Trusa.

Il romanzo si divide in due parti: nella prima conosciamo le “reincarnazioni” di Miro, nella seconda quelle della protagonista femminile, Alice. Potremmo dire, inoltre, che lo spartiacque tra le due parti menzionate sia proprio la storia di Lavinia.

“Il mistero del sogno nel tempo” ha una struttura che potremmo definire “speculare”, come se il riflesso del protagonista maschile e quello della protagonista femminile si “guardassero” tramite uno specchio e, per incontrarsi, dovessero attraversarlo, andare oltre l’immagine.

Se, invece, analizziamo la storia dal punto di vista centrale, ovvero il personaggio di Lavinia, potremmo pensare a una struttura per “cerchi concentrici” con al centro la bella veneziana e, man mano, le situazioni che si snodano sempre più in là nel tempo. Il romanzo è perfetto sotto ogni punto di vista: stile scorrevole, sobrio, “compatto”, di notevole eleganza, romantico ma non melenso.

La storia si legge benissimo ed è impossibile non notare la personalità poetica dell’autrice e l’uso sapiente di ottimi espedienti narrativi, come quello del sonno profondo che catapulta i personaggi nelle diverse epoche storiche.

“Il mistero del sogno nel tempo” è un libro che fa sognare e, nello stesso tempo, ci tiene ancorati a terra, spronandoci a cercare il nostro destino. Ve lo consiglio, è un’opera che merita tutta la vostra attenzione. Allo stesso modo Valentina Cardellini è una scrittrice da tenere d'occhio; la sua unicità e la vivacità narrativa sono fondamentali in un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui c’è bisogno di coraggio e originalità.
 
  
 Il libro
 
Titolo: Il mistero del sogno nel tempo
 
Autore: Valentina Cardellini
 
Casa editrice: Elister Edizioni
 
Pagine: 136
 
Data di pubblicazione: 9 novembre 2015
 
Prezzo: 1.99 euro (versione kindle)
 
 
 
 
 
 
 
 
Sinossi
 
Oggi. «Quel che il tuo cuore non vede e non sa, quel che il tuo cuore trattiene e non dà!». Questa è la litania che tormenta Miro ormai da tempo, togliendogli quel poco di serenità che cerca di conquistare nonostante la sua vita sia a un passo dal baratro. Chissà che quel viaggio nel Salento, che ha deciso di fare, non riesca a portargli le risposte che cerca e a svelargli ciò che “il suo cuore trattiene e non dà”. Anno 1440. Piena di sogni e voglia di libertà, Lavinia si ritrova improvvisamente fidanzata contro il suo volere. Disperata, trova speranza nelle parole di una vecchia strega e del suo incantesimo. «Questo è il punto di partenza e la fine del tuo viaggio. Il tempo ti sarà amico, perché nulla, in fondo, muore davvero». Ma cosa vorranno dire quelle parole? In un viaggio nei secoli, due vite si sfiorano e si amano… E al tempo non resta che piegarsi al loro amore per farli rincontrare. Ieri, oggi e per sempre. Con “Il mistero del sogno nel tempo” Valentina Cardellini arriva al cuore dei lettori con la delicatezza di una piuma ripercorrendo la vita di due anime che si rincorreranno per l’eternità alla ricerca dell’altra. Con il suo stile leggero e fluido, l’autrice ha saputo creare un’atmosfera surreale, onirica e magica in grado di trasportare la propria immaginazione in un mondo dove la vera Storia s’intreccia amabilmente con quella inventata di Miro e Lavinia.
 
 
L’autrice
 
Valentina Cardellini è nata a Bologna nel 1990. Scrive sin da bambina ed è appassionata da sempre alla Letteratura, alla Pittura e all’Arte in genere, nonostante abbia scelto un percorso di studi differente iscrivendosi dapprima al Liceo scientifico e successivamente alla Facoltà di Giurisprudenza. Negli anni si dedica soprattutto alla Narrativa per ragazzi e alla Poesia, ma soltanto nel 2012 inizia a cimentarsi nella scrittura di racconti per partecipare a iniziative letterarie promosse sul territorio nazionale. “Il mistero del sogno nel tempo” è il suo primo vero romanzo d’esordio.
 
 
Per saperne di più
 
La pagina web della casa editrice Elister Edizioni dedicata al romanzo:
La pagina web della casa editrice Elister Edizioni dedicata all’autrice:

martedì 17 novembre 2015

Anteprima “Come il sole di notte” di Sara Purpura

Oggi voglio presentarvi il nuovo romanzo di una giovane scrittrice siciliana, Sara Purpura.
 
“Come il sole di notte”, romance storico disponibile su Amazon dal 16 novembre, è una storia d’amore in cui i protagonisti maschili hanno un ruolo rilevante e persino loro sono vittime, al pari della protagonista femminile Elena, delle consuetudini del loro tempo, sullo sfondo di una magica e superba Venezia.
 
Due fratelli diversi come il giorno e la notte, una donna oggetto di una inarrestabile ossessione, sfide, inganni, tradimenti e passione sono gli ingredienti di questa storia travolgente che, grazie allo stile scorrevole e armonioso dell’autrice, vi terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
 
 
Il libro
 
Titolo: Come il sole di notte
 
Autore: Sara Purpura
 
Genere: Romance storico
 
Casa editrice: self publishing
 
Prezzo: 1,50 euro
 
Pagine: 290
 
Data di pubblicazione: 16 Novembre 2015
 
 


Sinossi
 
Thomàs Ranieri ha tutto ciò che può desiderare un giovane uomo: è ricco, bello, ha un animo dissoluto che nessuno sembra potere domare e un’indole ribelle che si addice poco al suo titolo. Alan, suo fratello, primogenito e conte per linea di successione, possiede invece la calma e la fierezza tipica di un uomo del suo rango. Quando quest’ultimo chiede in sposa la bella Elena Vendramin, figlia di uno dei duchi più vicino al doge, resta sopraffatto dalla sua bellezza e il proposito di conquistarla diviene una sfida. Ma l’amore sbaglia il suo bersaglio e, a un ballo, Elena viene attratta dal fratello sbagliato, Thomàs, che ne resta a sua volta ossessionato. In una Venezia fiera della propria identità, due destini si intrecciano fra passione e sentimento, sfidando ogni convenzione. Questa è la storia di un amore che esaudisce ogni promessa, un racconto nel tempo ma senza tempo che si dipana, avvincendo chi legge di emozioni contrastanti: due fratelli, un segreto nel passato di uno dei due, una donna intrappolata dalle consuetudini e un atroce inganno per soddisfare la brama di potere di un uomo senza scrupoli.


Estratti
 
Una voce fumosa si schiarì alle sue spalle e lei fu attraversata da un lungo fremito. «Signorina Elena?» Recuperò un'aria civettuola e si voltò, andando incontro al suo destino. Era al primo atto di quella commedia, ma valutò troppo facilmente che quella farsa somigliasse più a una tragedia e di quelle peggiori. Per questo si fece seria di colpo. Non c'era nulla di comico in quello che stava per fare. Non era preparata, anche se avrebbe dovuto esserlo da una vita, ma non adesso e non a quello che vide.
Il fratello dannato? Era così che l'aveva etichettato Caterina. E forse lo era davvero, perché quell'uomo che le si ergeva di fronte sicuro, aveva il sorriso del diavolo e le labbra più affascinanti che avesse mai sognato.
La strinse più forte e lei spalancò gli occhi, colpita da quel gesto e dal calore bruciante del suo corpo solido. Si guardò intorno. Qualcuno li stava guardando, così cercò di ammorbidirsi fra le sue braccia affinché lui mollasse un po’ la presa. «Non amo le regole, Elena. Non ne ho mai rispettate e non comincerò adesso, solo per compiacervi» sibilò al suo orecchio. «Ma ne ho alcune per vivere. Regola numero uno» sussurrò, inciampando su una pausa voluta. «Se voglio una cosa, io la ottengo.»
 
 
 «Cristo santo! Dov'è il fuoco che ho visto nei vostri occhi? Perché l'avete spento? Il vostro spirito, quel fremito di ribellione è scomparso. Perché?»
Elena ebbe l'impressione di essere buttata in un vortice di incertezze e si aggrappò alle sue braccia con forza.
«Non lo so» cercò di non urlare. «Presumo che sia ora di crescere e accettare certe decisioni.»
Thomàs la lasciò, tremante e senza fiato. La guardava cupo, ma il suo sguardo non ebbe neppure un cedimento.
«Andate da lui, allora! Firmate la vostra condanna, io non farò nulla per fermarvi.» «Thomàs, per favore...»
«Basta così» l'ammonì. «Questa conversazione è assurda e assolutamente fuori luogo. Non posso offrirvi ciò che vi darà mio fratello. Volevo solo fondere il vostro fuoco con il mio. Senza regole, Elena» le bisbigliò sulle labbra, «tranne una, ricordate?»
 
 
[…] Qualcosa si mosse in lui. La forza di un sentimento che lo aveva portato alla vita una volta, lo fece ancora. Lei era lì. Il suo angelo. La sua personale benedizione mandata da Dio. La sua preghiera esaudita, malgrado lui non la meritasse.
 
 
[…] lanciò l'animale al galoppo. Il suo cuore andava a ritmo di quella corsa estenuante; credette di impazzire per il timore di perderla. Dio! Potevano anche riacciuffarlo, sbatterlo in cella e buttare via le chiavi per quel che gli importava, ma doveva vederla. Doveva stringerla e sussurrarle che poteva farcela, che non era sola e che lui non sarebbe andato da nessuna parte senza di lei. E poi al diavolo le conseguenze! Avrebbe potuto anche morire, ma lei sarebbe stata viva. Ed era quello l'importante.
 
 
L’Autrice
 
Sara Purpura nasce a Palermo nel 1981. Malgrado si definisca “cittadina del mondo” non riuscirebbe a vivere altrove. Consegue il diploma magistrale e coltiva da sempre la passione per la scrittura, ma il destino vuole che lei compia una scelta che la porta a riporre le idee nel cassetto, per un po'. In questo frattempo non smette di scrivere, perché scrivere è il modo in cui si sente libera. Decide di farsi conoscere, tramite i social network e, in fine, trova la sua strada, pubblicando per la Genesis Publishing. Sposata e madre di due figli che adora, Sara ama leggere qualsiasi cosa, anche le etichette degli shampoo al supermercato. Se volete farla felice, regalatele un libro. Se volete vederla arrabbiata, ditele che leggere non serve a nulla. “Chi legge vive storie, che non potrebbe vivere in una vita sola” è il suo motto. Scrive storie che le piacerebbe leggere e si emoziona mentre lo fa, sperando di riversare nei suoi racconti, parte della trepidazione che prova portandole alla luce. Ama i romance, i grandi romanzi d'autore e gli storici. Scrive, legge e ama. La sua vita si ciba di questo.
 
 
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lunedì 9 novembre 2015

Anteprima. “Il mistero del sogno nel tempo” di Valentina Cardellini

Può l’amore attraversare il tempo e lo spazio, sopravvivere ai secoli per arrivare, intatto, a compiere un destino da sempre scritto nell’ignoto?
 
E’ possibile che due anime siano state prescelte al fine di amarsi per sempre e, per coronare il loro sogno, siano costrette a inseguirsi oltre la vita e le epoche? Se il tempo non fosse l’antidoto per dimenticare, ma per ravvivare, ogni volta, il fuoco della passione?
 
Domande universali, tra il sogno e la realtà, a cui la giovanissima scrittrice Valentina Cardellini dà voce e corpo nel suo romanzo d’esordio, “Il mistero del sogno nel tempo”,  pubblicato proprio oggi per Elister Edizioni.
 
Una coinvolgente storia d’amore, sospesa tra le infinite possibilità che il destino concede attraverso i labirinti della passione e dei secoli, da scoprire e leggere abbandonandosi tra le braccia forti del sentimento più profondo e dirompente che esista.
 
 
Il libro
 
Titolo: Il mistero del sogno nel tempo
 
Autore: Valentina Cardellini
 
Casa editrice: Elister Edizioni
 
Pagine: 136
 
Data di pubblicazione: 9 novembre 2015
 
Prezzo: 1.99 euro (versione kindle)
 
 
 
 
 
 
Sinossi
 
Oggi. «Quel che il tuo cuore non vede e non sa, quel che il tuo cuore trattiene e non dà!». Questa è la litania che tormenta Miro ormai da tempo, togliendogli quel poco di serenità che cerca di conquistare nonostante la sua vita sia a un passo dal baratro. Chissà che quel viaggio nel Salento, che ha deciso di fare, non riesca a portargli le risposte che cerca e a svelargli ciò che “il suo cuore trattiene e non dà”. Anno 1440. Piena di sogni e voglia di libertà, Lavinia si ritrova improvvisamente fidanzata contro il suo volere. Disperata, trova speranza nelle parole di una vecchia strega e del suo incantesimo. «Questo è il punto di partenza e la fine del tuo viaggio. Il tempo ti sarà amico, perché nulla, in fondo, muore davvero». Ma cosa vorranno dire quelle parole? In un viaggio nei secoli, due vite si sfiorano e si amano… E al tempo non resta che piegarsi al loro amore per farli rincontrare. Ieri, oggi e per sempre.
Con “Il mistero del sogno nel tempo” Valentina Cardellini arriva al cuore dei lettori con la delicatezza di una piuma ripercorrendo la vita di due anime che si rincorreranno per l’eternità alla ricerca dell’altra. Con il suo stile leggero e fluido, l’autrice ha saputo creare un’atmosfera surreale, onirica e magica in grado di trasportare la propria immaginazione in un mondo dove la vera Storia s’intreccia amabilmente con quella inventata di Miro e Lavinia.
 
 
L’autrice
 
Valentina Cardellini è nata a Bologna nel 1990. Scrive sin da bambina ed è appassionata da sempre alla Letteratura, alla Pittura e all’Arte in genere, nonostante abbia scelto un percorso di studi differente iscrivendosi dapprima al Liceo scientifico e successivamente alla Facoltà di Giurisprudenza. Negli anni si dedica soprattutto alla Narrativa per ragazzi e alla Poesia, ma soltanto nel 2012 inizia a cimentarsi nella scrittura di racconti per partecipare a iniziative letterarie promosse sul territorio nazionale. “Il mistero del sogno nel tempo” è il suo primo vero romanzo d’esordio.
 
 
Per saperne di più
 
La pagina web della casa editrice Elister Edizioni dedicata al romanzo:
 
La pagina web della casa editrice Elister Edizioni dedicata all’autrice:

giovedì 5 novembre 2015

Recensione: “Attrazione di sangue” di Victory Storm

Esistono romanzi di notevole qualità che, però, non si lasciano “scoprire” subito. Bisogna superare i cliché legati alla trama e una prima parte che si svela con un ritmo più lento per poterli assaporare davvero e, una volta chiuso il libro (il kindle in questo caso), essere davvero soddisfatti della lettura.
 
Questo è accaduto con il libro di Victory Storm, “Attrazione di sangue”, primo volume della “Trilogia di sangue” targata Elister Edizioni. Un’opera sorprendente, poiché tratteggia la figura del vampiro in modo nuovo, dando vita a una storia, ambientata tra Londra e Dublino, che non si può assolutamente definire banale.
 
Vera Campbell è un’adolescente come tante altre, presa dalle prime cotte irrealizzabili, i problemi a scuola che sembrano insormontabili e la vita in una fattoria insieme alla zia Cecilia, che l’ha accudita fin dalla più tenera età e al tuttofare Ahmed, figura ormai familiare per la giovane.
 
Una vita comune, almeno in apparenza: la protagonista è affetta da un tipo di anemia che prevede una dieta ben precisa, caratterizzata da emodosi di natura animale a cadenza regolare. Inutile dire che questa sua particolarità e il suo carattere a tratti riottoso non la rendono la ragazza più popolare della scuola.
 
Nonostante questo Vera conduce, fino ai diciassette anni, un’esistenza serena e non immagina che, un giorno, dovrà lasciare tutto e cercare rifugio a Dublino. Nel suo sangue c’è la chiave per comprendere ciò che sta accadendo, la lotta tra umani e vampiri che, però, non è esattamente una lotta tra bene e male perfettamente scissi e il personaggio di Vera ne è la prova.
 
E’ proprio dentro di lei, infatti, l’antidoto all’evoluzione e alla sopravvivenza delle leggendarie creature della notte, che qui hanno una connotazione più moderna. Per questo motivo l’affascinante vampiro Blake la rapisce con l’intento di scoprire l’esatta natura della minaccia e, successivamente, eliminarla alla radice, cioè uccidere Vera, ma non ha fatto i conti con il sentimento più ribelle e dirompente di tutti: l’amore.
 
Non esiterà, proprio in nome di questo desiderio ardente, a raggiungere la sua amata fino a un monastero interdetto ai vampiri, dove l’Ordine spera di poter custodire la vita e il segreto della protetta.
 
Per quale motivo Vera, che è il veleno vivente dei crepuscolari nosferatu, si sente così attratta, quasi vincolata da e per l’eternità a Blake? Quale mistero avvolge la nascita della ragazza? Perché il potere ecclesiastico è tanto interessato a lei e cosa le nasconde Cecilia? Cos’è L’Ordine della Croce Insanguinata e qual è il legame tra questa congregazione e la stessa Vera?
 
“Attrazione di sangue” è un paranormal romance scritto molto bene, con uno stile asciutto, imperniato su periodi brevi, dialoghi dinamici e poche descrizioni, poiché l’attenzione di Victory Storm è maggiormente focalizzata sull’azione.
 
L’idea di partenza è davvero molto buona e sviluppata con attenzione e rigore. L’autrice, vista la capacità ottima di caratterizzare i personaggi e tratteggiare la loro psicologia, avrebbe potuto osare ancora di più approfondendo la narrazione con ulteriori dettagli (lo ammetto, ho una particolare deformazione professionale per quel che concerne i particolari), magari scavando ancora nella storia dei vampiri, ma bisogna precisare che il romanzo non risente affatto di questa scelta e, anzi, nell’insieme risulta ricco di colpi di scena, scorrevole e molto vivace.
 
Non solo: Vera è una protagonista credibile, un’adolescente che sembra fragile ma, in realtà, evolve nel corso del romanzo in una giovane donna forte e combattiva. Non vi aspettate nessun tipo di sottomissione femminile o “sfumatura” di qualunque colore: “Attrazione di sangue” non è un romanzo che si basa su etichette, cliché o mode e il linguaggio usato è sempre adatto alle situazioni, mai forzato, mai esplicito.
 
Sebbene, come già affermato, il confine tra bene e male non sia assolutamente netto, l’autrice ha anche saputo dar vita a un personaggio dall’aura tenebrosa e decadente, Blake, senza trasformarlo né in una macchietta e nemmeno nel solito cliché di bello e dannato.
 
Insomma “Attrazione di sangue” è davvero un ottimo romanzo che consiglio di leggere e che non vi deluderà se siete appassionati alle narrazioni costruite su atmosfere cariche di mistero, sospese nel tempo eterno che non è dato vivere ai mortali e avete voglia di tuffarvi in una storia in cui niente è come appare o come ci hanno insegnato a vederlo, soprattutto i vampiri.
 
 
Dati del libro
 
Titolo: Attrazione di sangue #1
 
Autore: Victory Storm
 
Casa editrice: Elister Edizioni
 
Pagine: 340
 
Anno di pubblicazione: 2012
 
Prezzo: 2,99 in edizione ebook (kindle)
 
 
 
 
 
Trilogia di Sangue
 
1. Attrazione di Sangue - Dicembre, 2012;
2. Confederazione di Sangue - Marzo, 2014;
3. Promessa di Sangue - (Settembre, 2014.
 
 
Sinossi
 
Vera ha appena scoperto l'esistenza dei vampiri e ora deve scappare. In una fuga tra Dublino e Londra, Vera si ritrova preda di una specie sanguinaria e feroce, perché nel suo sangue si nasconde l'arma per distruggere la razza vampira. A darle la caccia è Blake, uno dei vampiri più anziani e forti al mondo, ma uno strano destino è in serbo per loro. Quello che doveva essere uno scontro tra il bene e il male, si rivelerà una strana e dirompente attrazione che cambierà le sorti della loro vita, svelando i segreti che si celano nel passato di entrambi.
 
 
L’Autrice
 

Nata a Londra nel 1983, si è trasferita in Italia a venticinque anni, dopo aver perso lavoro e fidanzato nel giro di pochi mesi e con il desiderio di dare una svolta alla sua vita. Ha scritto il suo primo romanzo “Attrazione di sangue” quando viveva ancora a Londra ed era appena uscito il libro “Twilight” di Stephenie Meyer. Am ail cambiamento e, per lei, il successo è riuscire a realizzarsi nelle cose che ama.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Per saperne di più
 
Pagina dedicate a Victory Storm sul sito della casa editrice Elister:


Immagini tratte dal sito della casa editrice Elister Edizioni.

martedì 13 ottobre 2015

Elsa Schiaparelli. L’artista della moda

Donna dal carattere estroverso, creatrice del celebre rosa shocking, amante del buonumore e della cultura, con l’arte e l’eleganza nel sangue. Questo fu Elsa Schiaparelli (1890-1973), una vera artista della moda capace di tenere testa al genio di Coco Chanel e reinterpretare il concetto di arte attraverso gli abiti e grazie a una dirompente, formidabile creatività.
 
Il background aristocratico fu, per lei, un vantaggio negli ambienti dell’alta società parigina, dove venne accettata senza riserve, al contrario di Coco Chanel, spesso additata a causa delle sue origini umili. Ciò le consentì di farsi conoscere e ammirare fin da subito, senza alcun ostacolo, come stilista capace di creare e imporre una visione ben definita e personalissima della moda.
 
L’estro della Schiaparelli, però, fu il risultato di diversi fattori, non solo legati all’indole. La sua famiglia, di origini piemontesi, era composta da esimi studiosi, uomini dotati di eccezionale cultura e senso estetico, valori che vennero trasmessi alla giovanissima Elsa, che ne fece tesoro e seppe, anni dopo, fonderli tra le stoffe, i ricami e i bozzetti dei suoi vestiti.
 
Celestino Schiaparelli (1841-1919), suo padre, fu un grande arabista (il suo maestro fu il celebre Michele Amari) e direttore dell’Accademia dei Lincei, incarico affidatogli dal re Vittorio Emanuele II. Nel 1903 ottenne la cattedra di Lingua e Letteratura Araba all’Università La Sapienza di Roma; Giovanni Schiaparelli (1835-1910), fratello di Celestino, fu membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia delle Scienze di Torino e senatore del Regno d’Italia. Eccellente astronomo e storico della scienza, si dedicò anche allo studio del pianeta Marte (da qui nacque la teoria dei “canali di Marte” e tutte le speculazioni e i fraintendimenti successivi su di essa); il famosissimo archeologo ed egittologo Ernesto Schiaparelli (1856-1928), cugino di Elsa, fu senatore del Regno d’Italia, professore di Storia Antica ed Egittologia all’Università di Torino e direttore del Museo Egizio di Torino dal 1894 fino alla morte. Nel 1903 inaugurò la missione archeologica italiana in Egitto, alla quale si deve la scoperta della meravigliosa tomba di Nefertari. Infine lo zio Luigi Schiaparelli (1871-1934), paleografo e storico, diede vita alla Fondazione Schiaparelli.
 
Elsa nacque il 10 settembre a Roma, a Palazzo Corsini, la residenza che spettava di diritto alla carica più alta dell’Accademia dei Lincei. Sua madre, Maria Luisa, apparteneva a una famiglia aristocratica di alto lignaggio e la futura stilista crebbe coltivando il sogno di diventare un’attrice o una poetessa. La famiglia non appoggiò mai il primo desiderio, giudicato inopportuno per una ragazza di alto lignaggio. Quanto al secondo, non andò meglio: Elsa riuscì a far pubblicare una raccolta di componimenti dal titolo “Arethusa”, ma provocò di nuovo lo sdegno dei suoi genitori, i quali considerarono i versi talmente audaci da decidere di spedirla in un convento in Svizzera. Solo uno sciopero della fame mise termine alla permanenza della ragazza nel collegio elvetico.
 
Nel 1913 quando la giovane si trasferì a Londra dove, durante una conferenza, conobbe il
conte Wilhelm de Wendt de Kerlor. La coppia si sposò nel 1914 e decise di vivere prima a Nizza poi, nel 1919, di spostarsi a New York, città nella quale nacque, l’anno successivo, la figlia Yvonne, detta affettuosamente Gogo.
 
Durante la traversata Elsa fece un incontro destinato a imprimere una svolta alla sua vita; divenne amica di Gabrielle Picabia, moglie del pittore e scrittore Francis Picabia (1879-1953. Fu proprio Gabrielle a permetterle di entrare in contatto con la corrente dadaista di New York, rappresentata da personaggi di spicco come lo scultore e pittore francese Marcel Duchamp (1887-1968), naturalizzato statunitense, il fotografo, regista e pittore Man Ray (1890-1976, nome d’arte di Emmanuel Rudzitsky) e Alfred Stieglitz (1864-1946), fotografo e gallerista.
 
Nonostante i problemi economici, la costante assenza del marito, la figlia ammalata di poliomielite e il matrimonio non proprio solido, Elsa trovò in questi artisti una fonte d’ispirazione e con loro condivise momenti spensierati che l’avrebbero accompagnata per sempre, plasmando la sua “arte di moda” in maniera eccentrica, originale, rivoluzionaria.
 
Le difficoltà finanziarie a cui abbiamo accennato la spinsero a cercare un lavoro; il destino, o forse la perseveranza, o tutti e due, fecero in modo che lo trovasse nell’atelier della sorella di Paul Poiret, Nicole Groult (nome d’arte di Marie Nicole Poiret, 1887-1967. Nicole fu una formidabile promotrice dello stile “garçonne”, fatto di abiti eleganti ma funzionali, con una venatura androgina, che esprimevano il concetto di emancipazione femminile e aspirazione all’uguaglianza tra i sessi).
 
Nel 1922, però, il matrimonio di Elsa arrivò al capolinea; questo triste epilogo rappresentò, paradossalmente, il primo, vero passo della futura stilista nel mondo della moda. Londra e New York rappresentavano il passato. Parigi l’avvenire, oltre che la capitale dell’eleganza.
 
Proprio in questa città la Schiaparelli scelse di vivere insieme alla figlia, ospitata da Gabrielle Picabia e conobbe il celeberrimo stilista Paul Poiret. Il 1927 fu l’anno del trionfo: Elsa Schiaparelli aprì un atelier tutto suo in rue de la Paix 4 e lo chiamò “Pour le Sport”. Iniziò a disegnare abiti riversando tutta la fantasia e la conoscenza che aveva dell’arte, dal surrealismo al cubismo, nei bozzetti dal tratto netto e raffinato.
 
Nel 1933, all’apice della popolarità, la Maison Schiaparelli poteva contare su una succursale a Londra, mentre la sua stravagante fondatrice avviava un altro atelier a Parigi, dedicato esclusivamente ai profumi da lei creati. Solo nel ‘34 ne vennero commercializzati tre, tutti destinati a entrare nella Storia della moda e della cosmesi: Schiap, Salut e Souci (il primo, S, risale al 1928) e la stilista ottenne la copertina del Time (ricordiamo, comunque, che già Vogue aveva contribuito alla sua popolarità, osannandone lo stile particolarissimo di cui si accorgerà, nel 1949, perfino Newsweek dedicandole la cover intitolata “The Shocker”).
 
L’anno successivo la sede centrale della Maison venne spostata a Place Vendome 21, in un palazzo di cinque piani, suddiviso in novantotto stanze nelle quali lavoravano ben settecento persone. Questo rappresentò la consacrazione della moda di Elsa Schiaparelli a Parigi e nel mondo.
 
La creatività dell’artista italiana non aveva limiti: dal tailleur con le tasche a forma di bocca, agli abiti con le aragoste dipinte sopra, fino ai pullover “a raggi X”, così chiamati perché tratteggiavano la forma delle ossa umane.
 
Moda stravagante, sopra le righe, surrealista, in grado di rompere gli schemi e, per questo, meravigliosa e inimitabile. Coco Chanel temeva Elsa Schiaparelli, l’italiana che collaborava con i più grandi nomi dell’arte, da Jean Cocteu a Salvador Dalì. Entrambe le stiliste, comunque, capirono che il destino della moda non stava solo nella creazione esclusiva e su misura di abiti per le gran dame e nemmeno, bensì nel prêt-à-porter, ovvero la realizzazione di capi ordinati per taglie standard.
 
Elsa ebbe anche un altro merito: stravolse il concetto di sfilata rendendola, per la prima volta, uno show, uno spettacolo a tema, abitudine molto in voga anche oggi. Nel 1938, per esempio, presentò al pubblico la collezione “Cirque”, caratterizzata da vestiti impreziositi con stampe di clown, borse a forma di palloncini e cappelli che sembravano coni gelato, come racconta la stessa Schiaparelli nella sua autobiografia “Shocking Life. Autobiografia di una artista della moda” (Alet, Padova 2008). 
 
Tra le sue clienti figuravano donne di spettacolo eccezionali come Katharine Hepburn, Greta Garbo, Wallis Simpson, Juliette Greco, Marlene Dietrich, Lauren Bacall, Gala Dalì, Mae West, Ginger Rogers e Vivien Leigh. L’originalità dell’aristocratica stilista, inoltre, conquistava sempre più consensi e popolarità a ogni nuova sfilata e le signore che acquistavano i suoi abiti non erano minimamente “turbate” dal fascino insolito delle creazioni, al contrario.
 
Il 1938 segnò anche la nascita di una delle sue fragranze più famose, Shocking, contenuta in una raffinatissima boccetta, disegnata da Leonor Fini (1907-1996), che ricordava le forme di Mae West (1893-1980. Si racconta che anche la prima bottiglietta di Coca-Cola fosse ispirata alle curve dell’attrice americana).
 
La Seconda Guerra Mondiale spinse Elsa Schiaparelli a trasferirsi negli Stati Uniti. Rivide
Parigi solo alla fine del conflitto, ma la sua fama era rimasta intatta. Il periodo del dopoguerra, infatti, la vide di nuovo immersa nella creazione di nuove collezioni e profumi. Tra questi ultimi dobbiamo menzionare Le Roy Soleil (1946), la cui preziosa boccetta venne creata dal genio di Salvador Dalì.
 
Non tutti ricordano, poi, che fu proprio Elsa a disegnare i costumi del film Moulin Rouge (1953), diretto da John Huston e interpretato da Zsa Zsa Gabor. L’italiana dall’inesauribile creatività gestì l’atelier fino al 1954, anno di pubblicazione della sua autobiografia. Morì nella capitale francese il 13 novembre del 1973.
 
Il marchio da lei fondato passò nelle mani della famiglia Sassoli de’ Bianchi e, nel 2006, in quelle di Diego Della Valle. La sua fama ha attraversato gli anni e forgiato generazioni di stilisti (ricordiamo che, con lei, lavorarono anche Pierre Cardin e Hubert de Givenchy).
 
Ancora oggi, la sua Maison è un punto di riferimento fondamentale per le star del mondo dello spettacolo: Celine Dion, per esempio, ha scelto proprio un abito della Maison Schiaparelli per inaugurare il suo ritorno sulle scene al Colosseum del Caesars Palace di Las Vegas, una tournée che durerà fino a gennaio 2016.
 
L’abito è stato confezionato appositamente per la famosa cantante e realizzato in seta georgette con paillettes e cristalli a impreziosirlo. Una prove ulteriore, questa, dell’eredità lasciata dalla Schiaparelli, una tradizione di estro e audacia che è arrivata fino ai nostri giorni.
 
Come abbiamo già accennato, Elsa è sempre stata considerata “l’anti-Chanel”; due stili in apparenza inconciliabili, uno lineare, “ordinato”, l’altro opulento, “caotico”, ma entrambi simboli di eleganza e buon gusto.
 
Ci troviamo di fronte a un’opposizione ben netta, a due modi diversi di vedere la moda e la donna, ma uno non esclude l’altro, o meglio, il paragone tra Coco ed Elsa dovrebbe tenere conto di questo, come del fatto che, tra le due, non esiste “la migliore”, né una può essere il metro di giudizio dell’altra.
 
La loro creatività, infatti, è stata talmente intensa, esuberante, personale, forte, da non consentire dei “duelli” teorici e stilistici che possano stabilire una vincitrice. Per questo motivo, nonostante l’innegabile rivalità, è inutile giudicare Elsa come “anti-Chanel”, in quanto ciò significherebbe avere una visione della moda di quel periodo che pone Coco come “asse portante”.
 
Forse tale discorso può essere valido da un punto di vista cronologico ed è legato, oltre che al mito di Chanel, alla Francia che, in quegli anni, dettava legge in fatto di moda, ma la sua “essenza” è più discutibile.
 
La diversità tra Chanel e Schiaparelli è evidente e difficilmente etichettabile, poiché libera espressione artistica ed esistenziale. Non solo: la scelta di una Maison piuttosto che dell’altra da parte del pubblico è tutta personale, dettata da gusti e personalità, ma non per questo assoluta, anzi! Entrambe, comunque, ebbero, tra i tanti meriti, quello di ridisegnare l’immagine della donna e, nello stesso tempo, riscriverne il destino che sembrava già stabilito.
 
Furono delle rivoluzionarie della moda e della vita, anime indomite che, prima di tutto, obbedivano a se stesse e condivisero, con successo, le loro esperienze di vita tradotte in abiti con le altre ragazze e donne come loro.
 
Elsa, nella sua autobiografia, diede dei veri e propri “comandamenti” ancora attualissimi a signore e signorine di tutto il mondo. Tra questi ve ne son alcuni molto interessanti: le donne, infatti, tendono ad ascoltare troppo il parere di chi le circonda; dovrebbero, invece, affidarsi con giudizio solo agli esperti di moda, ascoltare i loro consigli ma, nello stesso tempo, saperli valutare in maniera critica e non accettare passivamente ogni parola. Forse sembrerà strano, addirittura paradossale, ma non è così: secondo la stilista le donne devono imparare a conoscersi.
 
Questa è la vera chiave per raggiungere l’autostima. Serve esperienza di vita per raggiungerla e, dunque, riuscire a discernere l’essenziale dal superfluo, l’opinione costruttiva da quella inutile o perfino dannosa.
 
Ciò significa anche costruire la propria personalità senza seguire in modo frenetico le mode, ma apprendendo la sottile arte della scelta per sé, la coerenza tra la propria anima, la propria volontà e l’eleganza. Tutto questo porta a creare uno stile frutto del connubio tra moda e carattere personale. Nulla di bizzarro o contraddittorio.
 
Un vestito non è solo stoffa ma, in un certo senso, è una sorta di involucro prezioso per il corpo e l’anima che lo indosseranno e, per questo, la selezione non può nascere dal timore del giudizio, dalla mancanza di idee e nemmeno dall’incoerenza.
 
Gli abiti e gli accessori raccontano molto di noi ed Elsa Schiaparelli, come Coco Chanel, lo aveva capito.
 
Il genio italiano, l’estro, la forza e la determinazione uniti in una sola donna che creò un impero ancora oggi ben saldo. Elsa Schiaparelli è l’esempio, soprattutto nei nostri tempi incerti, di quanto la volontà e la personalità possano forgiare il nostro destino, soprattutto quando questo sembra avverso, trasformando in colori, arte, novità e fantasia tutto ciò che appare grigio e rigidamente codificato.
 
 
Bibliografia e sitografia
 
Elsa Schiaparelli, “Shocking Life. Autobiografia di una artista della moda”, Alet, Padova 2008;
Sofia Gnoli, “Moda. Dalla nascita della haute couture a oggi”, Carocci, 2012;
 
Harold Koda, Andrew Bolton, “Schiaparelli & Prada. Impossible Conversations”, Metropolitan Museum of Art, New York, 2012;
 
Ilya Perkins, “Poiret, Dior and Schiaparelli: Fashion, Femininity and Modernity”, Bloomsbury Academic, 2012;
 
Il sito della Maison Schiaparelli: http://www.schiaparelli.com/en