venerdì 22 luglio 2016

Anteprima. "Ricordati di sperare" di Rachel Van Dyken

Oggi vi segnalo un racconto d'amore, di speranza e riscatto. Una storia sul valore della vita, dell'attimo che può sfuggirci dalle mani per non tornare mai più.

"Ricordati di sperare" di Rachel Van Dyken, edito da Nord Edizioni in versione ebook fa parte della serie "Ruin".

Per amore vale la pena rischiare tutto, anche se stessi, poiché un'esistenza fatta di rimpianti è già morte. La morte dell'anima.


Il libro

Titolo: Ricordati di sperare

Autore: Rachel Van Dyken

Casa editrice: Nord Edizioni

Formato: ebook

File: 1210 kb

Data di pubblicazione: 21 luglio 2016

Prezzo: 1.99 euro

Link Amazon: clicca qui



Sinossi

Credevo di non avere più nulla per cui lottare. Ma poi tu mi hai dato una nuova speranza…

Per molti mesi, ho pensato di non avere più niente da perdere. Sapevo che il mio tempo era quasi finito, ma non m'importava. Poi però ho conosciuto Kiersten. Lei è la mia anima gemella, è il sole che ha sciolto il ghiaccio che mi portavo dentro. Grazie a lei ho ritrovato la forza di combattere contro la malattia che mi stava divorando, ho ritrovato la gioia di vivere. Eppure, perfino adesso che sono guarito, mi è rimasta la consapevolezza che non si dovrebbe mai dare per scontato il futuro, che si deve affrontare ogni giorno come se fosse l'ultimo. Ecco perché ho deciso di rischiare tutto e di fare una cosa folle, assurda. Una cosa che farebbe solo un uomo perdutamente innamorato. Spero solo che lei mi dica di sì… Tenero e profondo, romantico e sorprendente, questo episodio inedito della serie Ruin racconta una storia d'amore e di riscatto, ricordandoci che bisogna sempre sfruttare al massimo ogni occasione che la vita ci offre.


L'autrice

Wall Street Journal, New York Times e Usa Today concordano nel definire Rachel Van Dyken è la migliore autrice di romance contemporaneo e storico d'America. Vive nell'Idaho con il marito e il figlio. In Italia i suoi romanzi sono pubblicati da Nord Edizioni.



La pagina dell'autrice sul sito della casa editrice Nord

mercoledì 20 luglio 2016

Anteprima. "Il giorno più buio" di Tom Wood

Victor è un assassino preciso ed elegante, un solitario all’ennesima potenza.”
Open Book Society

Quando ho letto la sinossi di questo libro, la mia curiosità è salita alle stelle. Adoro i thriller e questa saga, di cui oggi vi presento il quinto volume, presenta tutti gli ingredienti di una storia ad alta tensione, piena di suspence e con un personaggio femminile avvolto nel mistero.

Sto parlando di "Il giorno più buio" di Tom Wood, (serie di "Victor l'assassino") edito da Fanucci e in uscita il 21 luglio.

Eccovi l'anteprima.

Il libro

Titolo: Il giorno più buio

Autore: Tom Wood

Casa editrice: Fanucci

Collana: TimeCrime

Pagine: 448

Prezzo: 4.99 kindle, disponibile dal 14 luglio; cartaceo in uscita.

Data di pubblicazione: 21 luglio




Sinossi

Si aggira come un’ombra e uccide in maniera rapida e fredda. Raven, un’elegante ed enigmatica assassina, ha sempre agito senza lasciare tracce dietro di sé, sfuggente e imprendibile. Ma questa volta ha commesso un errore: ha scelto il bersaglio sbagliato. Victor è il sicario più letale in circolazione, paranoico e senza pietà, abituato a camminare sulla linea sottile che divide la vita dalla morte, il carnefice dalla vittima. In una Manhattan inghiottita dalle tenebre di un black-out senza precedenti, tra negozi saccheggiati e scenari da apocalisse imminente, Raven e Victor giocano al gatto col toppo, in una spirale viziosa che non lascia comprendere chi sia a fuggire e chi a rincorrere, e che semina il terrore tra le strade di una città spaventata e sospettosa. Ma perché Raven vuole Victor morto? Chi agisce alle sue spalle? Forse qualcuno che ha un conto in sospeso con il sicario, o una mente deviata che sta tramando qualcosa di più pericoloso di una semplice vendetta? Una storia tagliente, oscura come lo scenario che le fa da sfondo, illuminata da una trama serrata, personaggi irripetibili e dal linguaggio cinematografico tipico dei grandi thriller.


L'autore

Tom Wood è uno scrittore inglese, originario dello Staffordshire. Ha creato l'enigmatico personaggio di Victor l'assassino, già protagonista dei volumi "Killer" (2013), "Nemico" (2013), "Il Gioco" (2014), "La Caccia" (2015), tutti editi da Fanucci nella collana TimeCrime.


Per saperne di più

Il link Amazon per acquistare il libro.

La pagina dedicata alle opere dell'autore nel sito Fanucci.

venerdì 8 luglio 2016

Recensione. "Cenerentola di sangue" di Victory Storm

Nell’immaginario collettivo Cenerentola è una creatura candida e un po’ ingenua che perde la scarpetta simbolo della sua essenza cristallina, senza segreti. La sua unica “trasgressione” se mi si passa il termine, è presentarsi al ballo del principe in incognito, ma nulla le può essere rimproverato perché la nostra Cenerentola è costretta a tale sotterfugio da cause di forza maggiore.

Se, però, questa Cenerentola fosse una ragazza moderna, un po’ ribelle agli avvertimenti dei suoi genitori? Nulla di strano, una semplice variazione sul tema. Se, inoltre, la fanciulla fosse figlia di Zachary Macross, capo umano dell’Ordine della Croce Insanguinata (organizzazione legata al Vaticano e nemica dei vampiri) e di una licantropa, Fanny? Infine, se la Cenerentola dagli oscuri natali fosse anche al centro di una profezia che l’accompagna fin dalle sue prime ore di vita?

La variazione suddetta, a questo punto, si fa molto più interessante e ha anche un titolo inequivocabile, “Cenerentola di Sangue” (Elister Edizioni). Di Victory Storm, l’autrice, si è già parlato in questo blog a proposito del primo volume della “Trilogia di Sangue”.

“Cenerentola di Sangue” è un racconto, o meglio uno spin-off legato proprio alla Trilogia, ma che i lettori possono leggere indipendentemente da quest’ultima.

A centro della vicenda vi è la protagonista-Cenerentola, ovvero April (nome che evoca purezza), completamente umana o, almeno, questo è ciò che tutti credono e, all’apparenza, una ragazza come tante. La sua vita, al contrario, non è per nulla simile a quella delle sue coetanee.

April cresce tra vampiri e licantropi, i suoi genitori sono iperprotettivi nei suoi confronti per ovvie ragioni ma, soprattutto, perché sanno che la giovane potrebbe essere, in base alle parole profetiche pronunciate dal cacciatore stregone Ahmed, la miccia in grado di scatenare una guerra tra umani e vampiri.

April, una semplice umana. Zachary Macross è riuscito a sancire l’alleanza tra la Confederazione di Sangue (i cui membri non sono solo vampiri, ma anche licantropi, esseri umani, cacciatori stregoni e razze ibride) e l’Ordine della Croce Insanguinata. Questo patto, però, poggia su fragili equilibri a cui sono contrari i vampiri di stirpe nobile più antica, i quali considerano i loro “fratelli” della Confederazione alla stregua di traditori.

I vampiri cosiddetti “aristocratici”, tra l’altro, sono abituati a bere sangue umano direttamente “alla fonte” (fa rabbrividire anche solo doverlo scrivere) e a non usare la pillola ematica sintetica “BloodSky” che, invece, consente ai membri “nosferatu” della Confederazione di vivere alla luce del sole e non aggredire prede umane.

Questa differenza “nutrizionale” è importantissima nella distinzione tra i due gruppi di vampiri collocando gli Antichi (dal loro punto di vista) su un gradino più alto della scala gerarchica.

April compie il suo ventitreesimo anno d’età in questo mondo in bilico tra l’umanità e la straordinarietà, tra la natura e la magia e la profezia a cui è legata sembra ormai lontana nel tempo. Finché, un giorno, Vane il Principe dell’antica stirpe di Vampiri non invita i membri della Confederazione, incluso Macross e la sua famiglia, a un ballo in maschera nella sua dimora. April non vede l’ora di andarci, ma i suoi genitori glielo proibiscono; è molto probabile, infatti, che questo invito sia solo una trappola studiata per minare gli equilibri raggiunti tra la Confederazione e l’Ordine.

La giovane, come tutte le ragazze della sua età, sottovaluta il pericolo e vede l’opposizione del padre e della madre come un tentativo di tarparle le ali. Sotto mentite spoglie e con uno stratagemma, April riesce a partecipare all’ambiguo ballo. Lì incontra Vane, il quale non sa che ha di fronte la figlia di Macross e per sfuggirgli, allo scossare della mezzanotte, perde la sua scarpetta.

Un incontro fatale che segna il destino di entrambi; proprio durante quella notte di festa April scopre qualcosa di inaspettato riguardo la sua natura, mentre il Principe dei Vampiri si sente irresistibilmente attratto da quella fanciulla che sa tenergli testa e, nello stesso tempo, si è abbandonata al suo bacio mortale.

La sorte dell’alleanza tra l’Ordine e la Confederazione è nelle mani di un vampiro e di un’umana che non avrebbero dovuto incontrarsi e, a questo punto, la profezia di guerra non appare più come un semplice ricordo. Cosa nascerà da questo incontro, l’amore eterno o l’odio altrettanto eterno? Questo lo lascio scoprire a voi.

In “Cenerentola di Sangue”, come spiega l’autrice, Victory Storm nella nota ai lettori, fanno la loro comparsa anche alcuni personaggi della Trilogia, come Vera ma, dal punto di vista cronologico, l’azione si svolge nel futuro rispetto agli avvenimenti narrati nei tre romanzi.

Lo stile è sempre diretto, la lettura molto scorrevole e la storia gradevolissima. I personaggi sono tutti caratterizzati benissimo (nota personale: il mio preferito è lo scienziato pazzo Grucho), allo stesso modo l’ambiente in cui April vive, questo particolare “adattamento” da cui nasce il rapporto di tolleranza tra umani e non umani.

Inoltre April è una giovinetta costretta dalla vita a confrontarsi con personaggi che vivono molto a lungo, hanno una forza sovrumana e un’intelligenza altrettanto spiccata e ciò stride enormemente con la sua natura mortale e le sue capacità più limitate (la prova evidente è lo scarso rendimento all’università).

Eppure April nasconde in sé un grandissimo potere e nel racconto è proprio questo l’elemento da cui scaturisce la sua evoluzione. Sembra quasi sempre fuori posto, inadeguata e lei stessa lo percepisce, eppure è il cuore pulsante dell’intera storia. Vane il Principe è tenebroso e, nello stesso tempo, desideroso di “vivere” nel vero senso della parola, benché questo sogno sia tenuto accuratamente nascosto tra le pieghe della sua ombra vampiresca.

Anche lui, pur essendo un aristocratico, sa che il suo dominio sta vacillando e, nonostante ostenti sicurezza, è ben consapevole degli ostacoli che deve affrontare. Entrambi, dunque, cercano il loro posto nel mondo, seppur con fini diametralmente opposti e sarà proprio l’incontro delle loro anime, non calcolato anzi, osteggiato, a dare vita a un nuovo corso nella storia dei rapporti tra vampiri, licantropi, umani, cacciatori e ibridi.

Cenerentola di Sangue” è una storia di morte e rinascita, d’amore (declinato in diverse sfumature) e fratellanza, di intrighi e profezie; il racconto di un fiume che sembra seguire, placido, una strada già segnata invece, dividendosi in mille rivoli destinati a incontrarsi di nuovo, creerà ancora vita in forme e modalità inaspettate.


Il libro


Titolo: Cenerentola di Sangue

Autore: Victory Storm

Casa editrice: Elister Edizioni

Pagine: 151

Anno di pubblicazione: 4 maggio 2016

Prezzo: 1,99 versione Kindle








Sinossi

Dopo secoli di lotte, finalmente la pace tra i vampiri e l’Ordine della Croce Insanguinata sembra salda sotto la guida di Zachary Macross. Tuttavia rimangono ancora alcune fazioni poco propense ad accettare le condizioni imposte dall’Ordine. Tra queste vi è la casta nobile dei vampiri, governata dal Principe, Vane Vampire. April, futura erede della Macross Company, è solo un’umana come suo padre, ma decisa a fare qualsiasi cosa per mantenere la pace tra i cacciatori, i licantropi e i vampiri. Inoltre la sua umanità la rende un bersaglio facile per queste creature sovrannaturali e quando deciderà d’introdursi furtivamente a una festa in maschera del Principe, grazie a un incantesimo che celerà la sua natura, le cose precipiteranno drasticamente allo scadere della Mezzanotte. Come potrà April salvarsi dalla sete di vendetta (e non solo) del Principe, senza mettere a repentaglio il delicato equilibrio che regge la pace tra le varie razze? Come potrà Vane vendicarsi di colei che ha osato sfidarlo e mentirgli, senza cedere al profumo ipnotico del suo sangue?


Autrice

Victory Storm è un’autrice italiana sotto pseudonimo. Conosciuta per la Trilogia di Sangue, Victory Storm ha scritto anche tre romanzi rosa: “Proprio perché ti amo”, “Il non fidanzato peggiore del mondo”, sempre pubblicati con la Elister Edizioni, e “Ogni tuo desiderio è un ordine, bastardo” (Newton Compton Editori). Passa il suo tempo a leggere libri e manga, guardare serie tv o film di ogni tipo e cucinare manicaretti vegani.
(Biografia tratta dal sito Elister Edizioni)










Per saperne di più

Pagina dedicata a Cenerentola di Sangue sul sito della casa editrice Elister;

Pagina dedicate a Victory Storm sul sito della casa editrice Elister;

Il blog dell’autrice;


lunedì 30 maggio 2016

Recensione. “Quando sarò farfalla” di Rocco Maffongelli

Siamo abituati a pensare che la strada da percorrere tra noi e i nostri obiettivi sia lineare e che ogni minima deviazione (fallimento) sia irrimediabile. Riteniamo che solo la bellezza debba essere mostrata e la bruttezza nascosta, quasi fosse una vergogna.

Abbiamo anche la convinzione che il bene possa esistere da solo e, spesso, non ci piace riflettere sull’esistenza del suo “doppio” antitetico, il male. Il nostro cervello crea tali illusioni, poiché teme tutto ciò che non è razionale, candido e lineare; è una sorta di difesa che, talvolta, produce ulteriori problemi.

La natura, invece, sa per istinto che il bene non può esistere senza il male, che non può esistere predatore senza preda, né vita senza morte. Tutto è in continuo divenire, è trasformazione, a volte dolorosa, è cambiamento, lo stesso a cui il cervello umano cerca di resistere. La farfalla sa che le sue ampie ali e gli splendidi colori sono un dono a metà, frutto di un lungo, lento processo esistenziale di cui nessuno garantisce il risultato. Il bruco è una farfalla in potenza, un involucro a sua volta chiuso in un bozzolo, in attesa di librarsi nell’aria. Non c’è una spiegazione a questa doppiezza bruco/farfalla, bruttezza/bellezza, desiderio/appagamento del desiderio. E’ così e basta. Un destino in parte già scritto, in parte da scrivere.

Tutti possiamo diventare farfalle, o almeno tentare l’impresa. Questo è uno dei significati del coinvolgente romanzo, a metà tra il noir e il thriller venato di eros, di Rocco Maffongelli, “Quando sarò farfalla”, edito da Genesis Publishing. Serve un obiettivo chiaro, audacia e pazienza, non è impossibile. Anche nel nostro caso, però, il traguardo non è un dato di fatto e quasi sempre lo si avvista solo alla fine di una lunga strada in salita.

Basta poco, un passo sbagliato, una folata di vento o, magari, un retino per farfalle ed ecco che siamo in gabbia, le ali si strappano o, addirittura, non riusciamo neppure a uscire dal bozzolo. Siamo tesi verso la libertà, l’anima sa di essere nata libera eppure, per cause che non dipendono da noi o, al contrario, che noi stessi creiamo, nell’arco di un secondo si ergono sbarre inviolabili intorno al nostro cuore. Accettiamo di non volare, chiniamo la testa e diventiamo schiavi del mondo.

Piero, giovane studente di ventisette anni con la passione, ancora non concretizzata, per la scrittura, è certo che un giorno sarà una farfalla. Non ha ben chiaro il modo in cui avverrà la metamorfosi, ma l’indole stessa gli suggerisce che la sua esistenza da “bruco”, anonima e senza grandi traguardi raggiunti, presto finirà. Non immagina, Piero, che tale cambiamento possa avvenire proprio nella pizzeria in cui lavora, di malavoglia, tra clienti affamati e colleghi invadenti.

La magia avviene quando meno se l’aspetta, quando il suo destino incrocia quello della bella Vanessa (melodioso nome di farfalla), più grande di lui e sposata. Tra i due scoppia un amore intenso e appassionato, finalmente le farfalle spalancano le ali al mondo o, almeno, tentano di farlo, controvento.

Potremmo essere anche più precisi: Vanessa vorrebbe essere una farfalla, ma ormai ha perso ogni speranza che ciò possa avvenire. Ha quarantacinque anni ed è intrappolata nel bozzolo di un matrimonio spento, che si trascina tra silenzi e monotonia. Non c’è quasi più amore, la passione è finita presto. Su quest’ultimo punto, poi, è il caso di soffermarsi. La nostra protagonista femminile, infatti, ha affidato la speranza di spiegare le ali ed essere libera ad Antonio, un uomo che non riesce a dimostrare quanto ami sua moglie e, peggio ancora, non ha imparato a incanalare e modellare una sessualità ora repressa, ora dirompente.

Antonio non sarà mai una farfalla e lo sa bene, perché respinto negli inferi della perversione, dell’eros non condiviso con la persona amata, bensì vissuto come fosse un segreto vergognoso. Per questo non può accettare che Vanessa lo abbandoni a terra, sbattendogli in faccia le sue ali variopinte d’amore e libertà.

Le vite dei personaggi giocano sul filo dei desideri e della possibile attuazione di essi: Piero può e vuole, dunque la sua ferrea volontà gli consente di innescare il cambiamento; Vanessa non può ma vuole e il desiderio oltrepassa i limiti imposti dal matrimonio e dalla convenienza; Antonio non può e, pur credendo il contrario, non vuole e proprio la sua scelta di non cambiare, di reprimere il desiderio amoroso, di accontentarsi dell’illusione di un facile appagamento fisico, lo porterà su una strada da cui non si ritorna.

Potremmo dire che Piero rappresenta la farfalla appena uscita dalla sua “prigione”, Vanessa ha, invece, il fascino di una crisalide, mentre Antonio non è che un uovo fragile, pieno di crepe. Tutti e tre vivono e agiscono in bilico tra il bene e il male, tra la volontà e la rassegnazione, l’amore e l’odio, la vita e la morte.

La narrazione scorre fluida, catturando il lettore e mantenendo, fino al colpo di scena finale, questo delicato equilibrio che ricorda non solo il percorso non lineare di cui parlavamo all’inizio, bensì il volo inaspettato e, in apparenza, inconsapevole, di una farfalla che ci passa davanti, invogliandoci a seguire il suo cammino libero.

Quando sarò farfalla” è un romanzo ottimo anche nello stile, veloce, dinamico ma non superficiale, nell’accurata descrizione dei personaggi, ben delineati sia fisicamente che psicologicamente e nell’ambientazione campana, originale, reale e vera.

L’amore di Piero e Vanessa sopravvivrà alla doppiezza di Antonio, alla sua ambiguità dietro la quale quest’ultimo cela ogni sconfitta amorosa ed esistenziale, oltre al vuoto della meschinità? Le due farfalle spiccheranno il volo insieme?

Non ve lo dirò mai, ora tocca a voi leggere questo romanzo sorprendente e trarne gli spunti necessari per trasformare voi stessi e la vostra quotidianità nel volo di una farfalla. S

i tratta di una storia d’amore, ma anche di accecante gelosia, di abbagliante passione, di catene spezzate e di nuovo forgiate che vi terranno col fiato sospeso; rosa e nero, infatti, sono i colori dominanti di “Quando sarò farfalla”.

Certo, la vita di una farfalla è breve, ma non ci hanno insegnato che la fine è solo l’inizio della rinascita


Il libro

Titolo: Quando sarò farfalla

Autore: Rocco Maffongelli

Casa editrice: Genesis Publishing

Pagine: 327

Pubblicazione: aprile 2016

Prezzo: ebook: 3.99; cartaceo: 10.60;







Trama

Piero, studente di ventisette anni con il sogno della scrittura, comincia a lavorare in una pizzeria della provincia di Salerno. Tra la paura di essere impreparato e il bisogno di portare qualche spicciolo a casa, nel locale incontra Vanessa, la donna che, in pochi giorni, in pochi gesti, gli cambia ogni prospettiva. La differenza d’età tra i due non conta, Piero e Vanessa vivono il loro amore nella maniera più passionale possibile. Su di loro incombe, però, la figura di Antonio, il marito della donna, impegnato a sua volta nella lotta interna tra bene e male, tra normalità e perversione. Un vortice di eventi e decisioni porterà i personaggi a un epilogo insospettabile, perché l’oscurità è il peggior nemico dell’essere umano. (Informazioni tratte dal sito della casa editrice Genesis Publishing).


L’autore

Nasce a Salerno nel 1987. Ottiene un diploma di liceo scientifico e si laurea in Discipline delle Arti Visive, della Musica e dello Spettacolo (Davimus) presso l’Università degli Studi di Salerno, prima di concludere anche la laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale. Dal settembre 2015 vive in Inghilterra, nella città di Bournemouh. Prima di Quando sarò farfalla, ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo Amori e vite (Il Filo, 2007). (Informazioni tratte dal sito della casa editrice Genesis Publishing).


Per saperne di più

La pagina dedicata al romanzo sul sito della casa editrice Genesis Publishing. Potrete trovare le informazioni sul romanzo, il promotional video, il parere dell'editore e i link d'acquisto.

sabato 2 aprile 2016

Guest post: "Il mare è sempre lì che ti guarda" di Emiliana Erriquez

Oggi ho il piacere di ospitare sul blog un guest post dell'autrice Imma D'Aniello, ovvero la recensione al romanzo di Emiliana Erriquez "Il mare è sempre lì che ti guarda".
Buona lettura!
 
“Certi momenti si ricordano bene, sono indelebili. Altri si perdono nel tempo e anche sforzandoci, non riusciremo mai a riportarli alla memoria”. Il mare è sempre lì che ti guarda. Ciò che resta di un ricordo è questa scritta su una coperta, che avvolge i ricordi di Barbara, accarezzando il suo cuore intorpidito dal dolore. Un romanzo, che scava nelle radici dei sentimenti più puri in cerca di valori sani e affetti sinceri.
Due ragazze che vivono la loro adolescenza, sognando il futuro, stese sulla battigia, mentre i loro pensieri si perdono tra le nuvole che imbiancano un cielo limpido come i loro occhi. Il vento, il mare e la loro amicizia, quella che le avrebbe legate per la vita e oltre.
Un filo invisibile, che avvolge due destini e li dirige, inesorabilmente, verso eventi, che s’intersecano talmente tanto, da rendere Barbara e Chiara, l’una parte dell’altra. Un unico cuore, che pulsa ogni battito Barbara non avrebbe mai potuto immaginare quanto dolore la vita le potesse riservare, mentre si stringe forte a Chiara, su un vecchio Ciao, scorazzando per il paese nei pomeriggi assolati di Ostuni.
Ha cercato di nasconderle il suo dolore e la paura che ha vissuto per lunghi dieci anni, quando ha deciso di indossare la maschera di una donna felice, per non cedere, per poterci credere. Chiara c’è sempre stata per Barbara, anche quando lei ha deciso di non continuare gli studi ma di sposarsi, rinunciando al suo sogno di laurearsi per seguire il suo cuore. Nei silenzi dei giorni passati senza parlarsi, la voce di Chiara, l’ha sentita forte dentro e quella stessa voce poi, finalmente la ha ascoltata, incoronando il suo sogno molti anni dopo, quando, avendo perso ogni speranza, si è lasciata condurre dalla sua amica.
Gioie e dolori investono, come onde di un movimento perpetuo del mare, la loro esistenza. Un romanzo che lascia in bocca il sapore del mare e il sale pungente sulla pelle, che attraversa i pori e giunge al cuore. “Vorrei provare questo dolore al tuo posto, Chiara.” – pensa Barbara, mentre l’amica mette alla luce suo figlio, quel bambino che qualche anno dopo la chiamerà mamma al posto di Chiara. Un mare in tempesta ha travolto le due ragazze spensierate. Nei ricordi della loro giovinezza, delle scelte sbagliate, dei segreti taciuti, rimbomba forte, come un eco assordante, l’assenza di Chiara. Chiara non c’è più, eppure c’è sempre. Vive negli occhi di Riccardo e nella mente di Antonio.
Vive nel petto di Barbara che ha sofferto e ha vissuto con lei gli ultimi istanti di vita, incoraggiandola a lottare mentre il cancro l’ha divorata. Chiara ha perso la sua battaglia e Barbara si chiede se mai smetterà di sentirsi in colpa, per essere viva e per avere occupato il suo posto, tra le braccia di suo marito e di suo figlio.
“Grazie Chiara ovunque tu sia. Il mare mi rimanderà l’eco della vita passata insieme, sarà lì per noi, ogni volta che ne avrò bisogno. Io e te. Per sempre, amica mia.
 
 
Il libro
 
Titolo: Il mare è sempre lì che ti guarda
 
Autore: Emiliana Erriquez
 
Casa editrice: Amazon Media
 
Formato: ebook
 
Pagine: 255
 
Anno di pubblicazione: 2016
 
 
 
 
 
 
Trama
 
Barbara e Chiara sono cresciute insieme, si conoscono dall’età di sei anni. Stessa scuola, stesse avventure, stessi problemi adolescenziali. Fino a quando Barbara non incontra Andrea, un uomo più grande che ha un tale ascendente su di lei da allontanarla dalla sua migliore amica. Dopo mesi Barbara e Chiara si rivedono e comprendono gli errori commessi, promettendosi tacitamente di non separarsi mai più. Sullo sfondo della campagna pugliese, in una incantevole Ostuni con il suo mare azzurro e le sue spiagge affollate, le due ragazze diventano insieme donne, si ritrovano sposate, Chiara persino in attesa del suo primo figlio. Ma le cose sembrano cambiate, all’improvviso Chiara ha la sensazione che Barbara nasconda un segreto anche se non può immaginare quanto sia tragico. Con l’aiuto della sua amica, Barbara affronta quello che sembra il dolore più grande della sua vita prima che tutto all’improvviso cambi di nuovo e metta alla prova il suo equilibrio, la sua forza. Lottando per anni con i sensi di colpa, e i ricordi dolorosi che si affacciano in ogni momento della giornata, Barbara comprende quanto sia fortunata ad avere nella sua vita amore e dedizione, grazie a Chiara.
 
 
L'autrice
 
Emiliana Erriquez è nata e cresciuta in Italia, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università de L’Aquila nel 2002 ed ha conseguito un Master in Traduzione inglese-italiano nel 2004. Ha lavorato come giornalista pubblicista per qualche anno nella redazione di alcuni settimanali e vissuto negli Stati Uniti per un breve periodo. Ora si occupa di traduzione dall’inglese all’italiano di libri di autori internazionali. Autrice del saggio ‘Oriana Fallaci: una vita vissuta in pienezza’ vincitore del premio Giuseppe Sciacca 2006, nel 2007 ha pubblicato il suo primo libro ‘Lasciami stare’ edito da Giovane Holden Edizioni e ora disponibile su Amazon in versione selfpub. Da questo, è stato tratto il breve racconto ‘Sono solo una bambina’, ancora bestseller su Amazon. Ha pubblicato il romanzo ‘Not This Time’, scritto in lingua inglese a cui ha fatto seguito ‘Il mare è sempre lì che ti guarda’. Autrice indie convinta, si impegna ad aiutare autori self-published come lei – italiani e stranieri – con interviste, blog post e tweet sul suo blog Anima Indie (animaindie.com). Emiliana adora leggere e, soprattutto, scrivere. Ama gli Stati Uniti e la cultura a stelle e strisce, il cibo vegetariano e il movimento. Durante le sue passeggiate, ascolta la sua musica preferita e pensa alla trama dei suoi prossimi romanzi.

lunedì 21 marzo 2016

Irina Livshun. Troppo vecchia per essere una modella

Irina Livshun aveva solo trentun anni, era bellissima ma si sentiva vecchia. Vecchia per lavorare come modella, per sfilare ed essere apprezzata (amata?) da tutti. Da qualche mese le agenzie di moda non la cercavano quasi più, preferendole ragazze più “giovani” e lei era sprofondata nell’apatia, allontanandosi dagli amici e perdendo, poco a poco, la voglia di vivere e di sperare. Qualche giorno fa questa affascinante indossatrice kazaka ha deciso di suicidarsi, dandosi fuoco con una bomboletta di gas nella sua casa di Almaty.
 
Una notizia triste da leggere e impossibile da credere, eppure così vera da far male. Scegliere di morire perché si ritiene di non avere più l’età per inseguire un sogno o per ricominciare, per dar vita a un nuovo obiettivo, per vivere una vita degna di essere vissuta. Scegliere di morire per paura di una competizione sfrenata che si basa, spesso, su modelli irraggiungibili, talvolta persino fasulli, a cui le donne (non solo le modelle) sentono di doversi uniformare per essere accettate.
 
Una pressione che può diventare subdola e insostenibile se non si è in grado di opporre una ferma resistenza figlia della ragione e della libertà di pensiero che si coltivano nel tempo, con lo studio, le relazioni e l’osservazione del mondo.
 
Prima obiezione: si sa, il mondo della moda ha regole ben precise che possono apparire perfino crudeli. In base a tali dettami si può essere “vecchie” anche prima dei trenta anni, quando tutta la vita è ancora da scrivere.
 
Vero, è così, inutile negarlo. Un dato di fatto che può piacere o meno, ma la sostanza non ne viene minimamente alterata. Ciò, però, non significa che la situazione non possa essere cambiata, che non possa evolvere. In questo senso sono stati fatti molti passi avanti, per esempio la presenza delle modelle “curvy” in passerella (benché anche questo abbia suscitato polemiche). L’impressione, però, è che si tratti ancora di eccezioni ben lontane dal divenire una norma. Le donne non sono (per fortuna, direi) manichini eternamente giovani e perfetti, ma creature di carne viva e cuore pulsante. La moda, anzi, le mode dovrebbero “uniformarsi” a loro, non il contrario. O meglio, bisognerebbe trovare l’equilibrio, il punto d’incontro tra il sogno, l’ideale di bellezza e la vita vera, in modo che siano i primi due ad aderire di più alle curve femminili, come abiti di stoffa e personalità in grado di smussare (non acuire) le paure e il senso di inadeguatezza. Inutile e dannoso creare etichette, categorie, taglie e misure secondo il canone ideale (qui il discorso va ben oltre la moda) e pretendere che tutti vi rientrino in nome dell’apprezzamento e del successo in società. A proposito, cos’è il successo? E la felicità? Cosa significa realizzarsi e vivere una vita piena? Basta una taglia 42 per riuscirci? Aveva ragione Fatima Mernissi quando sosteneva che le donne occidentali non sono davvero libere e che il loro personale harem è proprio la taglia 42 (e non solo quella). L’aspirazione all’omologazione, da sempre e, soprattutto, se portata alle estreme conseguenze, presuppone il controllo, l’impoverimento, la riduzione dei colori del mondo a uno solo, imposto.
 
Seconda obiezione: i canoni estetici sono vecchi quanto il mondo, rappresentano un ideale, una definizione che caratterizza tutte le epoche storiche. Non si può usare la moda quasi fosse il capro espiatorio di tutti i mali.
 
Verissimo anche questo, ma l’ideale non può naufragare nell’ossessione. La perfezione non esiste o, almeno, non è di questo mondo costituito, al contrario, dalla diversità, dall’unicità seppur imperfette. Il canone, l’ideale, il concetto di bellezza sono fondamentali e sarebbe scorretto tentare di nasconderlo. L’umanità ha bisogno di tuffarsi nella bellezza, appagando corpo e spirito, ma dovrebbe fare attenzione ai confini in cui relega tale idea, alle sfaccettature che le dona (o di cui la priva). Un modello di ispirazione è un balsamo per l’anima, una spinta a migliorare, non un “idolo concettuale da venerare”. L’uomo può e deve imparare a nuotare nell’oceano dell’idea e delle sue trasformazioni, a muoversi aprendosi un varco, con la ragione e l’istinto, verso le infinite possibilità che distruggono il cliché.
 
Terza obiezione: non si può sempre dare la colpa alla società, altro capro espiatorio monolitico e compatto, senz’anima, usato per lavarsi la coscienza. Del resto sono gli individui a formare la società, quindi tutti gli esseri umani, nessuno escluso.
 
Infatti. La società siamo noi. L’unico modo per cambiare ciò che non va è prendere coscienza della nostra mente e del nostro corpo, senza farci usare, imparando a selezionare, cioè a pensare, ad allenare lo spirito critico, soprattutto quello delle donne alle quali, ancora oggi, viene insegnato e “consigliato” di accettare passivamente, di lasciar addormentare la coscienza per avere una vita serena e appagata, felice (da quando la serenità si baratta? Di quale felicità si parla? Ce ne è una sola, riconosciuta e “approvata”, oppure varia in base ai desideri di ciascuno? Se questi desideri nascono dal pensiero e l’obbedienza passiva finisce per uccidere quest’ultimo, allora ciò significa che il sogno stesso è destinato a perire).
 
Il primo passo parte da ognuno di noi, ogni giorno, con determinazione. La morte di Irina Livshun è il frutto di un disagio profondo, di una pressione insopportabile sul corpo e sullo spirito e deve farci riflettere.
 
Il cammino verso la vera, individuale realizzazione di sé è, inevitabilmente, lungo e pieno di ostacoli, ma nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile. Scavare nella coscienza, scegliere tra tante possibilità è un diritto, ma anche una responsabilità da prendere con serietà.

sabato 27 febbraio 2016

Intervista a Valentina Cardellini

Oggi sono molto felice di ospitare sul blog Valentina Cardellini, l'autrice del romanzo "Il mistero del sogno nel tempo", edito da Elister Edizioni.
 
Le sue parole sulla scrittura, la vita e l'amore fanno emergere molti temi interessanti, oltre a denotare una personalità forte. Lo so, mi ripeto, ma credo ci sia bisogno, in questo momento storico, di opinioni del genere, di caratteri che sappiano fondere la determinazione e la forza di volontà con l'empatia e l'acuta osservazione nei confronti del mondo che ci circonda.
 
Ho parlato anche troppo.
 
E' il momento di lasciare spazio a Valentina Cardellini.
 
 
  • Quando e in che modo hai capito che volevi diventare una scrittrice? Come è nato “Il mistero del sogno nel tempo” (edito da Elister Edizioni)?
 
Prima di rispondere, vorrei ringraziarti moltissimo per queste domande. È davvero gratificante sentirsi rivolgere dell’interesse dopo aver passato tanto tempo all’opera cercando di creare una storia che fosse piacevole e originale, ma soprattutto piena di emozioni che fluissero direttamente dalla mia “penna” al cuore dei lettori. Parlando ora della tua domanda, posso dirti di aver capito sin da bambina di voler diventare una scrittrice, anzi, di essere, in qualche modo, una scrittrice… Quello dello scrittore, secondo me, non è soltanto un mestiere: è più uno stato d’animo, un carattere intrinseco della personalità, una forza che scorre nelle vene e, soprattutto, una passione che nasce da subito, così come è accaduto a me: già alle scuole elementari amavo scrivere racconti e filastrocche, e ricordo che la mia maestra di italiano, colpita dalla mia fantasia, fu la prima a consigliarmi di continuare a comporre nero su bianco. Quanto a “Il mistero del sogno nel tempo”, beh, questo romanzo è nato “per caso”. Non ho mai scritto d’amore perché pensavo di risultare banale e di non aggiungere nulla di nuovo a quanto era già stato detto sul “sentimento dei sentimenti”, finché, qualche anno fa, ho iniziato a partecipare a concorsi nazionali di narrativa e poesia e mi sono imbattuta in un premio letterario che trattava proprio di questo genere, il romance storico. Avendo ricevuto molti riscontri positivi in quell’occasione (dove mi sono classificata al secondo posto con un racconto intitolato “La conchiglia dell’amore”), ho deciso di continuare sulla stessa strada e mi sono “lanciata” in una composizione più lunga e complessa partendo dal tema che desideravo trattare, quello delle anime gemelle. L’idea è arrivata subito, come un fulmine a ciel sereno... e, dopo diversi mesi di ricerche storiche e stesura della prima bozza, è nato il mio romanzo.
 
 
  • Quanto tempo dedichi, ogni giorno, alla scrittura? Da cosa e da chi trai ispirazione per le tue storie?
 
Scrivo tutti i giorni, non posso farne a meno… Però, quanto al tempo che dedico alla scrittura, dipende molto dai periodi: quando sono particolarmente impegnata, com’è ovvio che sia, compongo di meno, mentre quando riesco a ritagliarmi più libertà passo anche diverse ore nell’arco della giornata a scrivere, ideare e fare indagini. Poi, naturalmente, dipende anche dall’ispirazione: avere tempo ma non essere ispirati è controproducente per chi scrive e per la storia stessa, che viene fuori in maniera molto più macchinosa e, di conseguenza, priva di quella “scintilla” che la rende unica e speciale. Allora bisogna imparare ad ascoltarsi e, nel caso, ad aspettarsi: l’arte dello scrivere non contempla la fretta, ma deve avvenire al momento giusto, nella condizione mentale corretta, nel “tempo” in cui davvero ci si sente pronti a raccontare qualcosa con il reale intento di emozionare, e non solo perché lo si “deve” fare. E, proprio in merito all’ispirazione, credo che qualsiasi cosa, persona, attimo o situazione possa portarla: l’importante è saper osservare tutto, fare tesoro di ciò che ci si trova davanti e, nel caso, fermare subito quel “guizzo” su un taccuino, sulle note del cellulare, su qualsiasi foglio o fazzoletto per non perdere l’istante.
 
 
  • Cos’è, per te, l’amore? Credi nell’anima gemella, in questa “predestinazione” di due persone che hai raccontato così bene nel tuo romanzo?
 
Che domanda… bella e difficile al tempo stesso. È complicato spiegare che posto occupi l’amore nella mia vita, perché è talmente radicato in me che, forse, dovrei semplicemente risponderti che l’amore è tutto, è ciò che mi muove da quando mi alzo al mattino fino a quando vado a letto alla sera. L’amore in ogni sua forma è carica ed energia vitale, è spinta e motivazione, è mezzo e fine ultimo, è l’essenza di cui è permeata la vita intera. Penso che ciascuno di noi trovi nell’amore la domanda e la risposta, qualsiasi sfumatura assuma tale sentimento: che sia l’amore per la propria famiglia, l’amore per un compagno o una compagna, l’amore declinato nell’amicizia, l’amore per gli animali, per la natura, per il proprio lavoro, per la vita in assoluto. Vivere con amore è, a parer mio, la chiave per un’esistenza piena e felice. In merito al tema delle anime gemelle e alla “predestinazione” che ho raccontato ne “Il mistero del sogno nel tempo”, essendo personalmente devota a certe sfaccettature più mistiche ed eteree dell’amore, sì, mi piace credere che ciascuno di noi sia destinato a un’altra e sola persona trovata in un certo momento della vita. Che poi questo sia vero o meno non importa: confidare che là fuori, da qualche parte, ci sia qualcuno che ci cerca allo stesso modo di quanto lo cerchiamo e lo desideriamo noi è un pensiero rassicurante, pieno di sogni e speranze per il futuro.
 
 
  • Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Cosa hai imparato leggendoli e qual è la tua definizione di scrittura in base alle tue esperienze professionali e alle tue letture?
 
I miei scrittori preferiti sono Roal Dahl e Bianca Pitzorno, miei compagni dell’infanzia e non solo. Forse, potrà sembrare inaspettato sentirsi indicare due autori del genere, dediti perlopiù alla narrativa per ragazzi, ma sono cresciuta insieme a loro ed è stato grazie alle loro meravigliose opere che ho capito il potere della lettura e della scrittura. Con Charlie e Matilde, Prisca e Colomba, e con tutti gli altri personaggi da loro creati, ho sognato come non mai e ho imparato, pagina dopo pagina, storia dopo storia, quanto un buon libro possa segnare il cuore e la fantasia di un bambino e, di conseguenza, il cuore e la fantasia di un (futuro) adulto. La lettura è questo, secondo me: viaggiare, fantasticare, imparare, rilassarsi e lasciarsi coinvolgere. La mente vola, i piedi restano, si visitano luoghi incantati mano nella mano d’incredibili personaggi, per poi ritornare alla vita reale con un bagaglio in più, un racconto in più, un’ispirazione in più. È fantastico, nulla arricchisce più della lettura. E, quanto a me che talvolta sto “dall’altra parte”, nulla arricchisce più della scrittura, che allo stesso modo mi permette di viaggiare, fantasticare, imparare, rilassarmi e lasciarmi coinvolgere.
 
 
  • Stai già lavorando al prossimo romanzo? Lascia che mi “impicci” un po’ :-), puoi darci qualche anticipazione?
 
Sì, sono sempre all’opera e sto già lavorando al prossimo romanzo. Le idee si rincorrono, l’ispirazione vaga, ma ancora non c’è nulla di definitivo… L’unica anticipazione che posso concederti è il tema: probabilmente, sarà un nuovo romanzo d’amore. Ma tutta un’altra cosa rispetto a “Il mistero del sogno nel tempo”… :-)